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	<title>Amici di Gesù Crocifisso</title>
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	<description>Movimento Laicale Passionista</description>
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		<title>«Prestiamo attenzione gli uni agli altri,  per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio News]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima News]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2012


Fratelli e sorelle,
la Quaresima ci offre ancora una volta l&#8217;opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l&#8217;aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. E&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<h1 style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #800000;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/quaresima1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4586" title="quaresima1" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/quaresima1.gif" alt="" width="283" height="216" /></a><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/messaggio-per-la-Quaresima-2012.doc">MESSAGGIO DEL SANTO PADRE<br />
BENEDETTO XVI<br />
PER LA QUARESIMA 2012</a></span></em></strong></h1>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Fratelli e sorelle,</em></p>
<p style="text-align: justify;">la Quaresima ci offre ancora una volta l&#8217;opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l&#8217;aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario. E&#8217; un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto dalla <em>Lettera agli Ebrei</em>: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10,24).<span id="more-4581"></span> E’ una frase inserita in una pericope dove lo scrittore sacro esorta a confidare in Gesù Cristo come sommo sacerdote, che ci ha ottenuto il perdono e l&#8217;accesso a Dio. Il frutto dell&#8217;accoglienza di Cristo è una vita dispiegata secondo le tre virtù teologali: si tratta di accostarsi al Signore «con cuore sincero nella pienezza della fede» (v. 22), di mantenere salda «la professione della nostra speranza» (v. 23) nell&#8217;attenzione costante ad esercitare insieme ai fratelli «la carità e le opere buone» (v. 24). Si afferma pure che per sostenere questa condotta evangelica è importante partecipare agli incontri liturgici e di preghiera della comunità, guardando alla meta escatologica: la comunione piena in Dio (v. 25). Mi soffermo sul versetto 24, che, in poche battute, offre un insegnamento prezioso e sempre attuale su tre aspetti della vita cristiana: l&#8217;attenzione all&#8217;altro, la reciprocità e la santità personale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. <em>“Prestiamo attenzione”: </em></strong><strong>la responsabilità verso il fratello.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento è l&#8217;invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein,che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo, che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr <em>Lc</em> 12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell&#8217;occhio del fratello (cfr <em>Lc</em> 6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della stessa <em>Lettera agli Ebrei</em>, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l&#8217;apostolo e sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell&#8217;altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr <em>Gen</em> 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell&#8217;altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell&#8217;amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell&#8217;altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo di Dio <a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/index_it.htm">Paolo VI</a> affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Lett. enc. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_26031967_populorum_it.html">Populorum progressio</a></em> [26 marzo 1967], n. 66).<a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/benedettoXVI011.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4590" title="benedettoXVI01" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/benedettoXVI011.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’attenzione all’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è «buono e fa il bene» (<em>Sal</em>119,68). Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell&#8217;altro, desiderando che anch&#8217;egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. La Sacra Scrittura mette in guardia dal pericolo di avere il cuore indurito da una sorta di «anestesia spirituale» che rende ciechi alle sofferenze altrui. L’evangelista Luca riporta due parabole di Gesù in cui vengono indicati due esempi di questa situazione che può crearsi nel cuore dell’uomo. In quella del buon Samaritano, il sacerdote e il levita «passano oltre», con indifferenza, davanti all’uomo derubato e percosso dai briganti (cfr <em>Lc</em> 10,30-32), e in quella del ricco epulone, quest’uomo sazio di beni non si avvede della condizione del povero Lazzaro che muore di fame davanti alla sua porta (cfr <em>Lc</em> 16,19). In entrambi i casi abbiamo a che fare con il contrario del «prestare attenzione», del guardare con amore e compassione. Che cosa impedisce questo sguardo umano e amorevole verso il fratello? Sono spesso la ricchezza materiale e la sazietà, ma è anche l’anteporre a tutto i propri interessi e le proprie preoccupazioni. Mai dobbiamo essere incapaci di «avere misericordia» verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Invece proprio l’umiltà di cuore e l&#8217;esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all&#8217;empatia: «Il giusto riconosce il diritto dei miseri, il malvagio invece non intende ragione» (<em>Pr</em> 29,7). Si comprende così la beatitudine di «coloro che sono nel pianto» (<em>Mt</em> 5,4), cioè di quanti sono in grado di uscire da se stessi per commuoversi del dolore altrui. L&#8217;incontro con l&#8217;altro e l&#8217;aprire il cuore al suo bisogno sono occasione di salvezza e di beatitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il «prestare attenzione» al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo. Nella Sacra Scrittura leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (<em>Pr</em>9,8s). Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (cfr <em>Mt</em>18,15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna &#8211; elenchein &#8211; è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr <em>Ef</em>5,11). La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di «ammonire i peccatori». E’ importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recrimina-zione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. L’apostolo Paolo afferma: «Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu» (<em>Gal</em>6,1). Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. Persino «il giusto cade sette volte» (<em>Pr</em>24,16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr 1 <em>Gv</em> 1,8). E’ un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr <em>Lc</em> 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. “<em>Gli uni agli altri</em>”: il dono della reciprocità.</strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4588" style="border-style: initial; border-color: initial; color: #0000ee; font-weight: bold; text-align: justify; text-decoration: underline;" title="18147940_messaggio-del-papa-per-la-quaresima-2012-0" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/18147940_messaggio-del-papa-per-la-quaresima-2012-0.jpg" alt="" width="244" height="180" /></p>
<div>
<div style="text-align: justify;">Tale «custodia» verso gli altri contrasta con una mentalità che, riducendo la vita alla sola dimensione terrena, non la considera in prospettiva escatologica e accetta qualsiasi scelta morale in nome della libertà individuale. Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Non così deve essere nella comunità cristiana! L’apostolo Paolo invita a cercare ciò che porta «alla pace e alla edificazione vicendevole» (<em>Rm</em>14,19), giovando al «prossimo nel bene, per edificarlo» (ibid. 15,2), senza cercare l&#8217;utile proprio «ma quello di molti, perché giungano alla salvezza» (1 <em>Cor</em> 10,33). Questa reciproca correzione ed esortazione, in spirito di umiltà e di carità, deve essere parte della vita della comunità cristiana.</div>
<p style="text-align: justify;">I discepoli del Signore, uniti a Cristo mediante l’Eucaristia, vivono in una comunione che li lega gli uni agli altri come membra di un solo corpo. Ciò significa che l&#8217;altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza. Tocchiamo qui un elemento molto profondo della comunione:la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, si verifica tale reciprocità: la comunità non cessa di fare penitenza e di invocare perdono per i peccati dei suoi figli, ma si rallegra anche di continuo e con giubilo per le testimonianze di virtù e di carità che in essa si dispiegano. «Le varie membra abbiano cura le une delle altre»(1 Cor 12,25), afferma San Paolo, perché siamo uno stesso corpo. La carità verso i fratelli, di cui è un’espressione l&#8217;elemosina &#8211; tipica pratica quaresimale insieme con la preghiera e il digiuno &#8211; si radica in questa comune appartenenza. Anche nella preoccupazione concreta verso i più poveri ogni cristiano può esprimere la sua partecipazione all&#8217;unico corpo che è la Chiesa. Attenzione agli altri nella reciprocità è anche riconoscere il bene che il Signore compie in essi e ringraziare con loro per i prodigi di grazia che il Dio buono e onnipotente continua a operare nei suoi figli. Quando un cristiano scorge nell&#8217;altro l&#8217;azione dello Spirito Santo, non può che gioirne e dare gloria al Padre celeste (cfr <em>Mt</em>5,16).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. “<em>Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone</em>”: camminare insieme nella santità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa espressione della <em>Lettera agli Ebrei</em> (10,24) ci spinge a considerare la chiamata universale alla santità, il cammino costante nella vita spirituale, ad aspirare ai carismi più grandi e a una carità sempre più alta e più feconda (cfr 1 <em>Cor</em> 12,31-13,13). L&#8217;attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, «come la luce dell&#8217;alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio» (<em>Pr</em> 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio. Il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell’amore di Dio. Così la Chiesa stessa cresce e si sviluppa per giungere alla piena maturità di Cristo (cfr <em>Ef</em>4,13). In tale prospettiva dinamica di crescita si situa la nostra esortazione a stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell&#8217;amore e delle buone opere.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo è sempre presente la tentazione della tiepidezza, del soffocare lo Spirito, del rifiuto di «trafficare i talenti» che ci sono donati per il bene nostro e altrui (cfr <em>Mt</em> 25,25s). Tutti abbiamo ricevuto ricchezze spirituali o materiali utili per il compimento del piano divino, per il bene della Chiesa e per la salvezza personale (cfr <em>Lc</em> 12,21b; 1 <em>Tm</em> 6,18). I maestri spirituali ricordano che nella vita di fede chi non avanza retrocede. Cari fratelli e sorelle, accogliamo l&#8217;invito sempre attuale a tendere alla «misura alta della vita cristiana» (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/index_it.htm">Giovanni Paolo II</a>, Lett. ap. <em><a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_20010106_novo-millennio-ineunte_it.html">Novo millennio ineunte</a></em>[6 gennaio 2001], n. 31). La sapienza della Chiesa nel riconoscere e proclamare la beatitudine e la santità di taluni cristiani esemplari, ha come scopo anche di suscitare il desiderio di imitarne le virtù. San Paolo esorta: «gareggiate nello stimarvi a vicenda» (<em>Rm</em> 12,10).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/quaresima-2009.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4589" title="quaresima-2009" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/quaresima-2009.jpg" alt="" width="400" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte ad un mondo che esige dai cristiani una testimonianza rinnovata di amore e di fedeltà al Signore, tutti sentano l’urgenza di adoperarsi per gareggiare nella carità, nel servizio e nelle opere buone (cfr <em>Eb</em> 6,10). Questo richiamo è particolarmente forte nel tempo santo di preparazione alla Pasqua. Con l’augurio di una santa e feconda Quaresima, vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria e di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal Vaticano, 3 novembre 2011</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>BENEDICTUS PP. XVI</strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>La passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del divino amore.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere al Padre Spirituale]]></category>

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		<description><![CDATA[Padre, ho letto quasi per caso la sua prima catechesi…
Ora mi viene da dirle: Nella mia vita quando penso al Crocifisso, mi è molto facile &#8211; quasi “automatico” &#8211; pensare al Dio Caritatevole, Misericordioso&#8230; al Dio-Amore”!
Aggiungerei … al Dio Trinitario, che Ama l’uomo, nonostante tutto, offrendo il Bene più grande!”Ho sempre visto nella Croce un segno commovente di Passione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/pierangioli2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4574" title="pierangioli2" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/pierangioli2.jpg" alt="" width="98" height="120" /></a><em><span style="color: #993366;"><strong>Padre, ho letto quasi per caso la sua prima catechesi…<br />
Ora mi viene da dirle: Nella mia vita quando penso al Crocifisso, mi è molto facile &#8211; quasi “automatico” &#8211; pensare al Dio Caritatevole, Misericordioso&#8230; al Dio-Amore”!<br />
Aggiungerei … al Dio Trinitario, che Ama l’uomo, nonostante tutto, offrendo il Bene più grande!”</strong></span></em><em><span style="color: #993366;"><strong>Ho sempre visto nella Croce un segno commovente di Passione, anche della Madre, ed unitamente un segno vivo di Speranza e di Luce.<br />
Mi creda, non sono parole teoriche ma scaturite anche dalle mie esperienze dolorose-familiari-esistenziali e forse dalla mia maturazione personale-spirituale.<span id="more-4573"></span>Non si finisce mai, comunque, di imparare! … In conclusione, riallacciandomi al “suo” requisito di serietà laico-passionista, dall’altro ad un quesito riproposto dal Santo Padre,nell’udienza di oggi 1 Febbraio : “Perché ogni volta ognuno di noi, tutti noi … non siamo capaci almeno di vegliare con Gesù nell’Orto degli Ulivi?!”<br />
Grazie, Padre!</strong></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Gentile Adriana, ho letto con gioia la tua testimonianza e lodo il Signore sul tuo animo “passionista”, perché il dolore di Gesù ti porta a scoprire l’amore immenso per noi non solo di Gesù, ma anche di tutta la Trinità e di Maria e ci fa capire la definizione più bella del nostro Fondatore, S. Paolo della Croce: <strong>La passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del divino amore</strong>. Nelle prime due catechesi di questo anno che puoi vedere sul nostro sito www.micidigesucrocifisso.orgc  trovi una risposta al tuo quesito e anche alla unione del dolore umano con la passione di Gesù la trovi nella catechesi di febbraio, nella comprensione del Mistero Pasquale di Gesù: morte e risurrezione. Sempre disponibile per un tuo eventuale inserimento maggiore nel nostro movimento degli <strong>Amici di Gesù Crocifisso. Tante benedizioni.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>P. Alberto Pierangioli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Spiritualità passionista: la passione di Gesù al centro</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[catechesi spiritualità passionista]]></category>

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		<description><![CDATA[Per conoscere seriamente la spiritualità passionista, come insegnata da san Paolo della Croce, dobbiamo partire dalla convinzione che la passione di Gesù è il centro della sua vita, del suo magistero e del suo apostolato. L’originalità di s. Paolo della Croce sta nell’avere additato nella passione di Gesù la via maestra della salvezza e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per conoscere seriamente la spiritualità passionista, come insegnata da san Paolo della Croce, dobbiamo partire dalla convinzione che l<strong>a passione di Gesù è il centro </strong>della sua vita, del suo magistero e del suo apostolato. L’originalità di s. Paolo della Croce sta nell’avere additato nella passione di Gesù<strong> la via maestra della salvezza e della santità</strong>. Molti santi hanno parlato di Gesù Crocifisso, ma nessuno prima di lui ha affermato con tanta forza che <strong>mettere Gesù Crocifisso al centro del cammino spirituale <span style="text-decoration: underline;">implica non solo la sua conoscenza</span> ma anche <span style="text-decoration: underline;">la conformazione a Lui</span>. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Simboli di questa scelta sono <strong><span style="text-decoration: underline;">due immagini di san Paolo della Croce</span></strong> che potete ammirare nelle chiese dei Passionisti: la prima è un quadro del santo <strong>elevato in estasi davanti a un grande Crocifisso</strong>, che con un braccio staccato dalla croce lo abbraccia e lo stringe al cuore. La seconda mostra il santo che <strong>parla al popolo, mentre presenta e addita ai fedeli un grande crocifisso</strong>. Le due immagini sono la sintesi più bella della spiritualità e dell’apostolato di san Paolo della Croce. Ci sono stati tanti santi innamorati del Crocifisso, ma quando si parla del mistico e apostolo del Crocifisso per eccellenza, si pensa sempre a san Paolo della Croce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ha avuto origine in Paolo questa intuizione e scelta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prima formazione cristiana Paolo l’ebbe dalla sua <strong>santa mamma</strong>, Anna Maria Massari, madre di 16 figli, che gli parlava spesso degli esempi eroici dei primi anacoreti cristiani e poi della passione di Gesù. Il santo fu molto colpito dagli esempi dei monaci del deserto, ai quali pensa quando riceve dal vescovo l’abito nero e si firma <strong>Paolo eremita</strong>. Il primo nome che voleva dare al nuovo istituto era “<strong>I Poveri di Gesù”</strong>. Poi pian piano <strong>la passione di Gesù diventa il centro</strong> della vita del santo che passa dall’aspetto negativo delle privazioni, all’aspetto positivo dell’amore, che scopre nella passione di Gesù.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due episodi influenzano questa scelta</strong>. Il primo fu la così detta <strong>“<span style="text-decoration: underline;">conversione</span>”</strong>: nel 1713, all’età di circa vent’anni, Paolo, ascoltando un discorso del parroco, resta folgorato dalla grandezza dell’amore di Dio. Fa <strong>una confessione generale</strong> della sua vita con il parroco e decide di <strong>“darsi ad una vita santa e perfetta”</strong>. Paolo ha vissuto la giovinezza sempre in grazia di Dio. Ma ora sente più forte l’attrattiva dell’intimità con Dio, della frequenza dei sacramenti e della <strong>meditazione quotidiana sulla vita e passione di Gesù</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo episodio fu una <strong><span style="text-decoration: underline;">illuminazione eccezionale</span></strong>, avvenuta nel 1720, a 26 anni, mentre stava tornando a casa, dopo aver partecipato con grande fervore alla messa. Egli stesso racconta: <strong>“</strong><em>Per la strada andavo raccolto come in orazione; quando fui in una strada per voltare verso casa, fui elevato in Dio con altissimo raccoglimento, con scordamento di tutto e grandissima soavità interiore; ed in questo tempo mi vidi in spirito vestito di nero sino a terra, con sul petto una croce bianca sopra un cuore e che dentro aveva scritto il nome SS.mo di Gesù”</em> (L. IV, 218). E’ la svolta fondamentale nella vita di Paolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un anno dopo, il crollo di tutte le sicurezze umane, impedito di presentare al papa la regola del nuovo istituto, lo porta, nella basilica di S. Maria Maggiore a Roma, a fare <strong><span style="text-decoration: underline;">voto di dedicare la sua vita a Gesù Crocifisso, ad amarlo e farlo amare</span>, </strong>impegnandosi a fondare la  Famiglia Passionista, nella quale la passione di Gesù sarà al centro di tutto. <strong>Questo voto è la base e il centro della vita di san Paolo della Croce</strong>, del suo camino spirituale, della sua attività e del suo insegnamento, che lo porterà alla grande scoperta che <strong>“la passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del divino amore”</strong>. E’ la nascita della Famiglia Passionista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Crocifisso con Gesù</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto possiamo capire perché il traguardo della spiritualità di san Paolo della Croce: amare Gesù Crocifisso chiede la <strong>«partecipazione alla passione di Gesù». </strong>Il santo spiega tante volte che il dolore concreto, fisico o spirituale, dà all&#8217;uomo la possibilità di partecipare alla <strong>«croce di Cristo»</strong>. Già nella prima pagina del suo Diario parla della comunione con il Cristo crocifisso: <strong>«Per misericordia del nostro caro Dio desidero solo d&#8217;esser crocifisso con Gesù»</strong>. Questo è il programma e la chiave ermeneutica con cui interpretare la vita e il pensiero del nostro fondatore. Anch’egli può ripetere con l&#8217;apostolo Paolo: <strong>«Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me»</strong> (Gal 2,19‑20).</p>
<p style="text-align: justify;">La partecipazione alla passione di Gesù e la <strong>conformazione con il Cristo crocifisso</strong> è il tema centrale di tutto il Diario del santo. Il motivo più forte che lo spinge ad accettare il dolore è il desiderio di diventare sempre più simile al Signore crocifisso, il quale <strong>«in tutta la sua vita non ha fatto altro che patire»</strong>. Questo desiderio è talmente forte che egli ha il solo timore che la sofferenza possa finire. Il suo cuore appassionato denuncia che<strong> «il mondo se ne giace in una profondissima dimenticanza delle amarissime pene sofferte per suo amore da Gesù Cristo nostro vero Bene</strong>, <strong>essendosi poco meno che estinta la memoria della sua SS.ma Passione</strong>», che non è più la base della vita, della famiglia, della cultura, della storia. Per fare di Cristo il <strong>cuore</strong> del mondo dobbiamo tornare alla contemplazione continua del Crocifisso.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si trova anche la fonte della dignità umana. Alla scuola del Crocifisso s’impara ad essere apostoli e a proclamare il valore e la dignità dell&#8217;uomo, perché redento a caro prezzo con il sangue di Gesù. La spiritualità passionista, nata dal cuore appassionato di s. Paolo della Croce, è una proposta di vita evangelica molto concreta e semplice, riconosciuta dalla Chiesa come una valida forma di vita cristiana e di evangelizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’importanza di porre al centro della vita il mistero pasquale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli studiosi riconoscono a Paolo il merito di aver messo al centro del suo cammino la passione di Gesù. Ma non tutti si sono resi conto della <strong>«potenza rivoluzionaria»</strong> di tale <strong>«centralità passiologica»</strong>. Molti la considerano una <strong>«scelta devozionale»</strong>, priva di grandi fondamenti teologici e di valide motivazioni pastorali. Per comprendere invece che la scelta della <strong>centralità del mistero pasquale della passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo</strong> non è una semplice <strong>«scelta devota»</strong>, ma una scelta con grande importanza teologica e pastorale, basta ricordare che il <strong>Concilio Vaticano II</strong> ha messo <strong>il mistero pasquale</strong> al centro dei suoi insegnamenti, dando una svolta epocale alla teologia e alla evangelizzazione del mondo. Ricordo in particolare i profondi cambiamenti teologici e pastorali dati alla Chiesa da uno dei documenti più importanti del Concilio, la <strong>«Gaudium</strong><strong> et Spes»</strong>, “<strong>la Chiesa nel mondo contemporaneo”</strong>, Cito un brano del numero 22. <strong>«Cristo è morto per tutti</strong> (cf. <em>Rm</em> 8, 32) <strong>e la vocazione ultima dell’uomo è una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto col mistero pasquale, nel modo che Dio conosce»</strong>. In altre parole: “<strong><em>Tutti gli uomini sono chiamati alla vita divina e alla salvezza, perciò dobbiamo credere che lo Spirito Santo, nel modo che Lui sa, dia a tutti la possibilità di venire a conoscenza del mistero Pasquale di morte e risurrezione di Gesù, <span style="text-decoration: underline;">dal quale viene la salvezza</span>”</em></strong>. Questa affermazione rivoluziona in particolare il mistero della salvezza, che viene ancorato al sacrificio della croce. Se tutti sono chiamati alla salvezza e se la salvezza viene dalla passione di Gesù, è necessario che tutti la conoscono. La teologia della croce ha qui una nuova visione della passione di Gesù e della sofferenza umana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I frutti del mistero pasquale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Figlio di Dio si è fatto uomo per salvare l’uomo intero, anima e corpo, per questo ha assunto un corpo umano e si è unito in certo modo ad ogni uomo (Vat. II, GS 22). Tutti i problemi umani, come la giustizia, la lotta tra bene e male, la sofferenza e la morte, trovano luce nella passione e risurrezione di Gesù, che continua in ogni uomo. Per salvare il mondo moderno l’unico mezzo è di farlo tuffare <strong>&#8220;nell’infinito mare della passione di Gesù</strong>” e del dolore umano. La teologia della croce, illuminata dalla luce della Pentecoste, offre a tutti la possibilità di diventare Chiesa, fraternità del risorto, chiamata alla preghiera e alla testimonianza. La diffusione della meditazione della passione di Gesù ha illuminato le croci umane e ha reso possibile il cambiamento profondo della maremma toscana tramite l’umile presenza dei missionari passionisti. Sono stati aiutati a rinnovarsi per primi i preti e le loro parrocchie. Sono state poi rinnovate popolazioni intere, specialmente i più poveri, i più abbandonati. i rifiutati dalla società. Il nostro fondatore fondava i suoi Ritiri nei luoghi dove le popolazioni erano più abbandonate e in difficoltà materiale e spirituale. L’annuncio della passione portava a un cambiamento enorme, sociale e spirituale. Il testo citato del Concilio Vaticano II sottolinea anche che la centralità della passione porta al cambiamento di mentalità, di sensibilità, di impostazione della vita spirituale e sociale. Del resto, nei documenti ecclesiali, ormai la spiritualità dell’amore umano, del matrimonio, del lavoro, della sofferenza è chiaramente tutta fondata sulla spiritualità pasquale, della morte e risurrezione del Signore. Certamente i termini, con i quali il mistero pasquale viene proposto oggi sono diversi da quelli del tempo di san Paolo della Croce, come notiamo da certe espressioni che troviamo nelle sue lettere. Occorre fare una utile rielaborazione, cambiando la forma e conservando la sostanza, in armonia con il linguaggio della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">La contemplazione della passione è un esercizio per capire meglio la dignità di ogni persona, e per metterci a servizio, difesa e promozione della dignità di ogni persona, per la quale Gesù è morto in croce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(Confr. Max Anselmi: Lettere ai laici, Vol I-I, pag. 62 ss.)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Concludendo. Il Concilio Vaticano II, mettendo al centro della <strong>“storia della salvezza”</strong> <strong>“il mistero pasquale”</strong>, ha confermato, con un linguaggio nuovo, quanto affermava san Paolo della Croce, che cioè la salvezza delle anime viene dalle piaghe e dal sangue di Gesù. Dopo anni di cammino, come Amici di Gesù Crocifisso, facenti parte della Famiglia Passionista, dobbiamo <strong>esaminarci se davvero Gesù Crocifisso è non solo il centro della nostra vita spirituale</strong>, ma anche del nostro comportamento, della nostra testimonianza e apostolato. Se è davvero così e si potesse <strong>spremere il nostro cuore, ne dovrebbe uscire fuori un Crocifisso! </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rifletti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Se per noi Passionisti, la passione di Gesù è il centro della vita, quali conseguenze pratiche ne ricavi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Quale deve essere il nostro atteggiamento di fonte al dolore nostro e del prossimo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. In</strong><strong> che senso il mistero pasquale di Gesù è per noi “fonte di salvezza, santificazione e di ogni bene”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Essere Passionisti, Amici di Gesù Crocifisso, che cosa ci richiede? </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong> <em>P. Alberto Pierangioli</em></strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><strong><em><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/02/Ritiro-2-febbraio-2012.doc">download</a></em></strong></p>
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		<title>Corso di Formazione 2012 &#8211; Amici di Gesù Crocifisso</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:49:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[download scheda iscrizione
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		<title>scheda di adesione al corso di formazione 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:39:48 +0000</pubDate>
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<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800080;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/01/scheda-di-adesione1.jpg">download</a></span></h1>
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		<title>Invito al Convegno del Movimento Laicale Passionista</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 14:02:25 +0000</pubDate>
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		<title>Ventennale del Movimento Laicale Passionista</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 13:52:50 +0000</pubDate>
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<h2><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/01/Ventennale-del.doc">download del programma</a></h2>
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		<title>FOTO &#8211; 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:04:17 +0000</pubDate>
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2012 Epifania alla casa di riposo &#8211; Montecosaro39 pictures



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			<content:encoded><![CDATA[<table class="shashin_album_thumbs_table" style=" margin-left: auto; margin-right: auto;">
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<div class="shashin_album" style="width: 170px;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/01/foto-2012/?shashin_album_key=186"><img src="http://lh6.ggpht.com/-Lk0YOBluMJk/TwoLW_-RiXE/AAAAAAAAKWs/FFisk1khHHI/s160-c/2012EpifaniaAllaCasaDiRiposoMontecosaro.jpg" alt="2012 Epifania alla casa di riposo - Montecosaro" width="160" height="160" /></a><span class="shashin_album_title"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/01/foto-2012/?shashin_album_key=186">2012 Epifania alla casa di riposo &#8211; Montecosaro</a></span><span class="shashin_album_count">39 pictures</span></div>
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		<title>Spiritualità passionista: la spiritualità dell&#8217;amore</title>
		<link>http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/01/spiritualita-passionista-la-spiritualita-dellamore/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 21:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La spiritualità passionista]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2011 abbiamo approfondito la conoscenza della vita di San Paolo della Croce, fondatore della famiglia passionista, svolgendo i seguenti temi, che potete sempre scaricare dal nostro sito:
1. San Paolo della Croce: chiamata a una grande missione – 2. Solo con Dio: Esperienza del Castellazzo – 3. Santo laico ed eremita – 4. Fallimento a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2011 abbiamo approfondito la conoscenza della vita di San Paolo della Croce, fondatore della famiglia passionista, svolgendo i seguenti temi, che potete sempre scaricare dal nostro sito:</p>
<p style="text-align: justify;">1. San Paolo della Croce: chiamata a una grande missione – 2. Solo con Dio: Esperienza del Castellazzo – 3. Santo laico ed eremita – 4. Fallimento a Roma e voto della Passione – 5. Lunga peregrinazione e discernimento – 6. Giovane Fondatore – 7. Apostolo del Crocifisso –  8. Paolo mistico della Passione – 9. Direttore spirituale, le lettere &#8211; 10. Boom di ritiri e vocazioni – 11. Passionista al femminile – 12. Uomo tutto di Dio: il vero Paolo della Croce .</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2012 e 2013 rifletteremo sulla<strong> “spiritualità passionista”</strong>, secondo gli esempi e gli insegnamenti del fondatore, con il programma approvato dal C. N. del 29-10-11.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco le catechesi del 2012:</p>
<p style="text-align: justify;">1Spiritualità passionista: La spiritualità dell’amore<strong> – 2. </strong>Spiritualità passionista: La passione di Gesù al centro – 3. la Spiritualità Passionista: Contemplare il Crocifisso – 4. la Lectio divina passionista – 5 &#8211; Ai piedi della croce c’è sempre Maria – 6 &#8211; Partecipare alla passione di Gesù – 7. La volontà di Dio al primo posto – 8 &#8211; La vita di fede – 9. Pescare le perle nel mare della passione di Gesù – 10. L’uomo il “niente” che si tuffa nel “Tutto” – 11. Da Gesù Crocifisso al Crocifisso Risorto – 12. La morte mistica e la divina natività.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima catechesi – <strong><span style="text-decoration: underline;">La spiritualità dell’amore</span></strong> &#8211; vuole essere sintesi e base della spiritualità passionista, come vissuta e insegnata anche ai laici da san Paolo della Croce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vocazione passionista nella Chiesa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gesù afferma: <strong>&#8220;Nella casa del Padre mio vi sono molti posti&#8221;</strong> (Gv 14, 2) e s. Paolo apostolo spiega che tutti devono dare il loro contributo per edificare la Chiesa, il corpo mistico di Cristo (cf. 1Cor 12-14). Ognuno ha una chiamata particolare da scoprire e attuare. La spiritualità di un istituto ha lo scopo di aiutare chi vi aderisce a trovare il proprio ruolo nel piano di Dio. Chi è chiamato a collaborare alla edificazione del Regno di Dio, tramite una spiritualità particolare, deve conoscerla e mettersi al suo servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Presentiamo le linee caratteristiche della spiritualità passionista.</p>
<p style="text-align: justify;">S. Paolo della Croce, mosso dallo Spirito Santo, intuì che l&#8217;origine di ogni male nel mondo era la dimenticanza dell&#8217;Amore infinito manifestato da Dio nella passione di Gesù per la salvezza degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo annunciò instancabilmente con la vita e la parola la Passione di Gesù e radunò compagni per questo scopo. La fedeltà a questo carisma ha generato tanti santi nella Chiesa. La Congregazione Passionista ritiene valido anche oggi questo carisma per la salvezza del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù chiama tutti a seguirlo, ripetendo: «<strong>Venite dietro a me»,</strong> ma le strade della sequela sono tante, purché basate sul Vangelo e approvate dalla Chiesa. Il Signore chiamò san Paolo della Croce a seguirlo per una via particolare, rivelando a lui i misteri racchiusi nel Vangelo della passione, come ad altri fondatori rivelò altri aspetti del Vangelo. Noi Passionisti, religiosi e laici, siamo chiamati a seguire Cristo per questa via; è importante conoscerla bene. Dopo alcuni anni di sequela negli Amici di Gesù Crocifisso, ci si accorge se una persona ha capito e sta seguendo seriamente <strong>la spiritualità passionista</strong>, altrimenti, prima o dopo, l’abbandona o rimane ai margini del cammino, con una sequela molto superficiale. La vera sequela passionista è quella dell’<strong><span style="text-decoration: underline;">amore</span></strong>, che fa accettare tutto, gioie e dolori, con amore e per amore. Per seguire sul serio Gesù Crocifisso, dobbiamo approfondirne la conoscenza, con la contemplazione. Benedetto XVI, nella sua enciclica «<strong>Deus caritas est»,</strong> afferma che per capire <strong>“Dio Amore”</strong>, il punto di partenza deve essere <strong><em>«lo sguardo rivolto al fianco squarciato di Cristo… </em></strong><em>È lì che tale verità può essere contemplata. E partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l&#8217;amore. A partire da questo sguardo, il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare»</em> [DCE n.5].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«Il fianco squarciato di Cristo»</strong> è il simbolo dell’amore <strong>«fino alla fine»</strong> del Figlio di Dio. <strong>Dio è amore</strong> e tutto quello che compie lo compie per amore, come la creazione, la redenzione, la provvidenza, ma la passione è la prova più grande e convincente dell&#8217;amore della Trinità per noi. Possiamo vedere nella prima enciclica del papa le basi e la sintesi della spiritualità passionista, che <strong>“è la spiritualità dell’amore appresa dal cuore aperto del Crocifisso”. </strong>Paolo della Croce definisce la passione di Gesù, con una frase diventata celebre, «<strong>la più grande e stupenda opera dell&#8217;amore divino» </strong>(L. II,499), e poi «<strong>il miracolo dei miracoli dell&#8217;amore di Dio, </strong><em><strong>la scuola divina ove s&#8217;impara l&#8217;altissima scienza della santità» </strong></em>(L. II. 726)<strong><em>.</em></strong> Chiedo venia se nel presentare le catechesi di questo anno, ripeterò spesso queste frasi basilari del fondatore. E’ importante per noi approfondire la spiritualità passionista, per evitare il rischio di una conoscenza superficiale, che porta a una spiritualità lacrimevole, che si ferma solo sul dolore fisico di Gesù, senza penetrare nel suo cuore per scoprire il suo<strong> amore per il Padre e per noi</strong>, che lo ha portato ad accettare la sua dolorosa passione. “<strong>Amore per Dio e per i fratelli: ecco la spiritualità passionista”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’amore e la croce</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma che cos’è e come si manifesta l’amore vero? L’amore non è solo sentimento, tenerezza. L’esperienza ci dice che su questa terra <strong>non c’è vero amore senza sacrificio</strong> e quindi senza sofferenza, perché <strong>l’amore vero è dono di sé e ogni dono è sacrificio</strong>. Paolo della Croce ha capito che anche l&#8217;amore di Dio include il dolore. Egli è vissuto immerso nel mistero della Passione di Gesù e da essa ha imparato «<strong>la passione dell&#8217;amore». </strong>Scrive queste parole stupende a una santa suora, Colomba Geltrude Gandolfi: <em>«Se vi sentite tutta penetrata dalle pene dello Sposo divino, fate festa; ma questa festa si fa nella fornace del Divino Amore, perché il fuoco che penetra fin nelle midolla delle ossa trasforma l&#8217;amante nell&#8217;amato e mischiandosi l&#8217;amore col dolore e il dolore con l&#8217;amore, si fa un misto amoroso e doloroso, ma tanto unito che non si distingue né l&#8217;amore dal dolore, né il dolore dall&#8217;amore, tanto che l&#8217;anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore»</em> (L. II, 440).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste parole possono essere scritte solo da chi ne ha fatto una vera esperienza personale. Paolo voleva portare tutti alla scuola del Crocifisso, perché da lui imparassero ad amare <strong>“fino alla fine”</strong> Dio e il prossimo, fino a trasformare il dolore in un atto di amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non siamo seguaci della croce, ma del Crocifisso</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la base della spiritualità passionista, la prima lezione che dobbiamo imparare da san Paolo della Croce. Noi n<strong>on siamo seguaci della croce, ma del Crocifisso</strong>; veneriamo e amiamo la croce, perché su quel legno c’è una persona che si è immolata per nostro amore. Vediamo la croce come frutto dell’amore. Accettiamo la nostra croce, perché ci fa partecipare alla croce di Gesù. Dall’alto della croce Gesù ci attira a sé e ci aiuta a trasformare il dolore in amore, il sacrificio in gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">La giovane ven. Carla Ronci, consunta dalla malattia, a chi le chiedeva come stesse, rispondeva: <strong>«<em>Sono la sposa del Crocifisso»</em></strong> e voleva dire: <strong><em>«La sposa sta come sta lo sposo»</em></strong><em>. </em>La parola croce non deve spaventare. Quando parliamo di croce non pensiamo subito a croci eccezionali che il Signore ci riserva come Passionisti. Il Padre misericordioso darà il freddo secondo i panni. Pensiamo alla croce della vita e vocazione, ai doveri quotidiani, agli acciacchi dell’età e della salute, alle difficoltà di ogni giorno…</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni croce accettata con amore e per amore diventa meno pesante: una mamma accetta volentieri tutti i sacrifici della maternità proprio perché ama; un padre accetta il lavoro anche duro, perché lavora per la famiglia che ama; un giovane serio accetta il sacrificio dello studio e dell’impegno, perché ama la meta che vuole raggiungere. Il fuoco dell’amore, acceso da Gesù Crocifisso nei nostri cuori, rende dolce e accettabile ogni prova, ogni sacrificio. Allora non ci meraviglieremo più nel leggere quanto scriveva san Gabriele, che aveva lasciato una famiglia benestante e aveva abbracciato una vita piena di privazioni e sacrifici: «<strong>La mia vita è un continuo godere»</strong>. Chi ama sta sempre nella gioia. Comprenderemo meglio i grandi sacrifici dei santi, di san Paolo della Croce, san Pio da Pietrelcina, la  B. Teresa di Calcutta: con il cuore pieno di amore, ogni sacrificio sembra poca cosa e diventa gioia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spiritualità esigente, ma gioiosa e amorosa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La spiritualità passionista è una spiritualità esigente, ma è la spiritualità dell’amore e quindi della gioia e della vita, da approfondire e vivere con generosità. S. Paolo della Croce vuole un cammino straordinario, ma fatto con <strong>equilibrio e discernimento</strong>. Non vuole<strong> </strong>scrupoli o timori. Lui, così penitente con se stesso, non vuole mortificazioni e penitenze indiscrete, non adatte allo stato della persona. Vuole la santità di una vita matrimoniale vissuta serenamente. Vuole la responsabilità nei doveri del proprio stato. Propone di vivere il mistero pasquale di Gesù di morte e risurrezione, croce e gioia, morte e vita. L’immagine sempre sorridente di S. Gabriele è il simbolo di questa spiritualità; ma lo è anche la nostra Bruna, che dopo una vita passata sulla croce, poteva dire che <strong>“<span style="text-decoration: underline;">la sua vita era bellissima</span>”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio il Signore e mi commuovo quando vedo Amici che hanno capito il significato della sequela passionista e camminano con fedeltà e generosità verso la santità. Ringrazio il Signore quando vedo alcune Fraternità che sono vere Fraternità passioniste e cercano di guidarvi i propri membri. Sogno di vedere i nostri laici seguire le orme dei santi passionisti ed essere di stimolo anche a noi religiosi. Posso confidare che diverse cose buone della mia vita le ho apprese da voi laici e di questo vi sono molto grato.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo che se c’è una <strong>“vocazione passionista”</strong>, c’è anche una <strong>“santità passionista”</strong>, secondo l’esempio del fondatore e di una grande schiera di santi passionisti, anche laici, come la ven. <strong>Lucia Burlini</strong> e santa <strong>Gemma Galgani. </strong><strong>Se la spiritualità passionista è la spiritualità dell’amore, anche la santità passionista è la santità dell’amore</strong>. Se <strong>“non c’è amore più grande di chi dona la vita per i propri amici”</strong><strong> (Gv 15,13) non c’è anche santità più grande di chi ama fino a dare la vita per amore, fino a fare della propria vita una continua offerta di amore</strong>.                                                                                                             <strong><em>P. Alberto  Pierangioli</em></strong></p>
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		<title>LA SPIRITUALITA&#8217; PASSIONISTA</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 21:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[catechesi spiritualità passionista]]></category>

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		<description><![CDATA[
Spiritualità passionista: la spiritualità dell&#8217;amore
Spiritualità passionista: la passione di Gesù al centro
Spiritualità passionista: contemplare il Crocifisso
Lectio divina passiologica
Ai piedi della croce c&#8217;è sempre Maria
Partecipare alla passione di Gesù
La volontà di Dio al primo posto
La vita di fede
Pescare le perle nel mare della passione di Gesù
L&#8217;uomo il &#8220;niente&#8221; che si tuffa nel &#8220;Tutto&#8221;
Da Gesù crocifisso al [...]]]></description>
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<li><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/01/spiritualita-passionista-la-spiritualita-dellamore/">Spiritualità passionista: la spiritualità dell&#8217;amore</a></li>
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<li>Spiritualità passionista: contemplare il Crocifisso</li>
<li>Lectio divina passiologica</li>
<li>Ai piedi della croce c&#8217;è sempre Maria</li>
<li>Partecipare alla passione di Gesù</li>
<li>La volontà di Dio al primo posto</li>
<li>La vita di fede</li>
<li>Pescare le perle nel mare della passione di Gesù</li>
<li>L&#8217;uomo il &#8220;niente&#8221; che si tuffa nel &#8220;Tutto&#8221;</li>
<li>Da Gesù crocifisso al Crocifisso Risorto</li>
<li>La morte mistica e la divina natività</li>
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