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	<title>Amici di Gesù Crocifisso</title>
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	<description>Movimento Laicale Passionista</description>
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		<title>Festa di Santa Gemma a Loreto</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 18:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ultima News]]></category>

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Anche quest’anno il 16 maggio, abbiamo celebrato la festa di S. Gemma Galgani, nostra protettrice, con una celebrazione eucaristica presieduta da P. Alberto, nel convento delle monache Passioniste di Loreto. L’atmosfera, come sempre, è stata quella di grande devozione per la Santa. Sicuramente il luogo e l’accoglienza delle monache aiuta molto a pregare e ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/p1030232.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5354" title="santa gemma" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/p1030232.jpg" alt="" width="608" height="456" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Anche quest’anno il 16 maggio, abbiamo celebrato la festa di S. Gemma Galgani, nostra protettrice, con una celebrazione eucaristica presieduta da P. Alberto, nel convento delle monache Passioniste di Loreto. L’atmosfera, come sempre, è stata quella di grande devozione per la Santa. Sicuramente il luogo e l’accoglienza delle monache aiuta molto a pregare e ad elevare lo spirito in grande raccoglimento.</em></p>
<h2 style="text-align: right;"><em><span style="color: #800080;">Piera</span></em></h2>
<p><em><span style="color: #800080;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/Foto0117.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-5359" title="chiesa delle monache passioniste" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/Foto0117-1024x768.jpg" alt="" width="368" height="277" /></a></span></em></p>
<h1><em><span style="color: #800080;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/01/foto-2012/?shashin_album_key=244">vedi le foto</a></span></em></h1>
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		<title>La scuola di preghiera di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 20:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio News]]></category>
		<category><![CDATA[Santi e Beati Homepage]]></category>

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		<description><![CDATA[
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 16 maggio 2012
Cari fratelli e sorelle, 
nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera negli Atti degli Apostoli, oggi vorrei iniziare a parlare della preghiera nelle Lettere di san Paolo, l’Apostolo delle genti. Anzitutto vorrei notare come non sia un caso che le sue Lettere siano introdotte e si chiudano con espressioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/gesto_preghiera.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5348" title="gesto_preghiera" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/gesto_preghiera.jpg" alt="" width="490" height="635" /></a></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/12.doc">BENEDETTO XVI<br />
<strong><em>UDIENZA GENERALE</em></strong></a></span></h1>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #3366ff;"><em>Piazza San Pietro</em><em><br />
<em>Mercoledì, 16 maggio 2012</em></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #3366ff;">Cari fratelli e sorelle,</span></strong></em><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera negli <em>Atti degli Apostoli</em>, oggi vorrei iniziare a parlare <span style="text-decoration: underline;"><em><span style="color: #3366ff;">della preghiera nelle Lettere di san Paolo,</span></em></span> l’Apostolo delle genti. Anzitutto vorrei notare come non sia un caso che le sue Lettere siano introdotte e si chiudano con espressioni di preghiera: all’inizio ringraziamento e lode, e alla fine augurio affinché la grazia di Dio guidi il cammino delle comunità a cui è indirizzato lo scritto. Tra la formula di apertura: «ringrazio il mio Dio per mezzo di Gesù Cristo» (<em>Rm</em> 1,8), e l’augurio finale: la «grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi» (<em>1Cor</em>16,23), si sviluppano i contenuti delle Lettere dell’Apostolo. Quella di san Paolo è una preghiera che si manifesta in una grande ricchezza di forme che vanno dal ringraziamento alla benedizione, dalla lode alla richiesta e all’intercessione, dall’inno alla supplica: una varietà di espressioni che dimostra come la preghiera coinvolga e penetri tutte le situazioni della vita, sia quelle personali, sia quelle delle comunità a cui si rivolge.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Un primo elemento</strong> </span>che l’Apostolo vuole farci comprendere è che la preghiera non deve essere vista come una semplice opera buona compiuta da noi verso Dio, una nostra azione. E’ anzitutto un dono, frutto della presenza viva, vivificante del Padre e di Gesù Cristo in noi. Nella <em>Lettera ai Romani</em> scrive: «Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza: non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (8,26). E sappiamo come è vero quanto dice l&#8217;Apostolo: «Non sappiamo come pregare in modo conveniente». Vogliamo pregare, ma Dio è lontano, non abbiamo le parole, il linguaggio, per parlare con Dio, neppure il pensiero. <em><span style="text-decoration: underline;">Solo possiamo aprirci, mettere il nostro tempo a disposizione di Dio, aspettare che Lui ci aiuti ad entrare nel vero dialogo.</span></em> L&#8217;Apostolo dice: proprio questa mancanza di parole, questa assenza di parole, eppure questo desiderio di entrare in contatto con Dio, è preghiera che lo Spirito Santo non solo capisce, ma porta, interpreta, presso Dio. Proprio questa nostra debolezza diventa, tramite lo Spirito Santo, vera preghiera, vero contatto con Dio. Lo Spirito Santo è quasi l&#8217;interprete che fa capire a noi stessi e a Dio che cosa vogliamo dire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">Bisogno di fidarci e affidarci a Lui</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella preghiera noi sperimentiamo, più che in altre dimensioni dell’esistenza, la nostra debolezza, la nostra povertà, il nostro essere creature, poiché siamo posti di fronte all’onnipotenza e alla trascendenza di Dio. E quanto più progrediamo nell’ascolto e nel dialogo con Dio, perché la preghiera diventi il respiro quotidiano della nostra anima, tanto più percepiamo anche il senso del nostro limite, non solo davanti alle situazioni concrete di ogni giorno, ma anche nello stesso rapporto con il Signore. Cresce allora in noi il bisogno di fidarci, di affidarci sempre più a Lui; comprendiamo che «non sappiamo… come pregare in modo conveniente» (<em>Rm</em> 8,26). Ed è lo Spirito Santo che aiuta la nostra incapacità, illumina la nostra mente e scalda il nostro cuore, guidando il nostro rivolgerci a Dio. Per san Paolo la preghiera è soprattutto operare dello Spirito nella nostra umanità, per farsi carico della nostra debolezza e trasformarci da uomini legati alle realtà materiali in uomini spirituali. Nella <em>Prima Lettera ai Corinti</em> dice: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali» (2,12-13). Con il suo abitare nella nostra fragilità umana, lo Spirito Santo ci cambia, intercede per noi, ci conduce verso le altezze di Dio (cfr <em>Rm </em>8,26).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">Con lo Spirito Santo si realizza la nostra unione a Cristo</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con questa presenza dello Spirito Santo si realizza la nostra unione a Cristo, poiché si tratta dello Spirito del Figlio di Dio, nel quale siamo resi figli. San Paolo parla dello Spirito di Cristo (cfr <em>Rm</em>8,9), non solo dello Spirito di Dio. E&#8217; ovvio: se Cristo è il Figlio di Dio, il suo Spirito è anche Spirito di Dio e così se lo Spirito di Dio, Spirito di Cristo, divenne già molto vicino a noi nel Figlio di Dio e Figlio dell&#8217;uomo, lo Spirito di Dio diventa anche spirito umano e ci tocca; possiamo entrare nella comunione dello Spirito. E&#8217; come se dicesse che non solamente Dio Padre si è fatto visibile nell’Incarnazione del Figlio, ma anche lo Spirito di Dio si manifesta nella vita e nell’azione di Gesù, di Gesù Cristo, che ha vissuto, è stato crocifisso, è morto e risorto. L’Apostolo ricorda che «nessuno può dire “Gesù è Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (<em>1Cor</em> 12,3). Dunque lo Spirito orienta il nostro cuore verso Gesù Cristo, in modo che «non siamo più noi a vivere, ma Cristo vive in noi» (cfr <em>Gal</em> 2,20). Nelle sue <em>Catechesi sui Sacramenti</em>, riflettendo sull’Eucaristia, sant’Ambrogio afferma: «Chi si inebria dello Spirito è radicato in Cristo» (5, 3, 17:<em>PL</em> 16, 450).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">Lo Spirito di Cristo come principio interiore di tutto il nostro agire<span id="more-5347"></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E vorrei adesso evidenziare tre conseguenze nella nostra vita cristiana quando lasciamo operare in noi non lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Cristo come principio interiore di tutto il nostro agire.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Anzitutto con <em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff;">la preghiera animata dallo Spirito siamo messi in condizione di abbandonare e superare ogni forma di paura o di schiavitù, vivendo l’autentica libertà dei figli di Dio</span></span></em>. Senza la preghiera che alimenta ogni giorno il nostro essere in Cristo, in una intimità che cresce progressivamente, ci troviamo nella condizione descritta da san Paolo nella <em>Lettera ai Romani</em>: non facciamo il bene che vogliamo, bensì il male che non vogliamo (cfr <em>Rm</em> 7,19). E questa è l&#8217;espressione dell&#8217;alienazione dell&#8217;essere umano, della distruzione della nostra libertà, per le circostanze del nostro essere per il peccato originale: vogliamo il bene che non facciamo e facciamo ciò che non vogliamo, il male. L’Apostolo vuole far capire che non è anzitutto la nostra volontà a liberarci da queste condizioni e neppure la Legge, bensì lo Spirito Santo. E poiché «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (<em>2Cor</em> 3,17), con la preghiera sperimentiamo la libertà donata dallo Spirito: una libertà autentica, che è libertà dal male e dal peccato per il bene e per la vita, per Dio. La libertà dello Spirito, continua san Paolo, non s’identifica mai né con il libertinaggio, né con la possibilità di fare la scelta del male, bensì con il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» (<em>Gal</em> 5,22). Questa è la vera libertà: poter realmente seguire il desiderio del bene, della vera gioia, della comunione con Dio e non essere oppresso dalle circostanze che ci chiedono altre direzioni.</li>
<li> Una seconda conseguenza che si verifica nella nostra vita quando lasciamo operare in noi lo Spirito di Cristo è che il rapporto stesso con Dio diventa talmente profondo da non essere intaccato da alcuna realtà o situazione. Comprendiamo allora che <em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff;">con la preghiera non siamo liberati dalle prove o dalle sofferenze, ma possiamo viverle in unione con Cristo, con le sue sofferenze, nella prospettiva di partecipare anche della sua gloria</span></span></em> (cfr <em>Rm</em> 8,17). Molte volte, nella nostra preghiera, chiediamo a Dio di essere liberati dal male fisico e spirituale, e lo facciamo con grande fiducia. Tuttavia spesso abbiamo l’impressione di non essere ascoltati e allora rischiamo di scoraggiarci e di non perseverare. In realtà non c’è grido umano che non sia ascoltato da Dio e proprio nella preghiera costante e fedele comprendiamo con san Paolo che «le sofferenze del tempo presente non ostacolano la gloria futura che sarà rivelata in noi» (<em>Rm</em> 8,18). La preghiera non ci esenta dalla prova e dalle sofferenze, anzi – dice san Paolo &#8211; noi «gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (<em>Rm</em> 8, 26); egli dice che la preghiera non ci esenta dalla sofferenza ma la preghiera ci permette di viverla e affrontarla con una forza nuova, con la stessa fiducia di Gesù, il quale – secondo la <em>Lettera agli Ebrei</em> &#8211; «nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (5,7). La risposta di Dio Padre al Figlio, alle sue forti grida e lacrime, non è stata la liberazione dalle sofferenze, dalla croce, dalla morte, ma è stata un esaudimento molto più grande, una risposta molto più profonda; attraverso la croce e la morte Dio ha risposto con la risurrezione del Figlio, con la nuova vita. La preghiera animata dallo Spirito Santo porta anche noi a vivere ogni giorno il cammino della vita con le sue prove e sofferenze, nella piena speranza, nella fiducia in Dio che risponde come ha risposto al Figlio.</li>
<li> E, terzo, la preghiera del credente si apre anche alle dimensioni dell’umanità e dell’intero creato, facendosi carico dell’«ardente aspettativa della creazione, protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (<em>Rm</em> 8,19). Questo significa che<span style="color: #3366ff;"><span style="color: #3366ff;"><span style="text-decoration: underline;"> <em>la preghiera, sostenuta dallo Spirito di Cristo che parla nell’intimo di noi stessi, non rimane mai chiusa in se stessa, non è mai solo preghiera per me, ma si apre alla condivisione delle sofferenze del nostro tempo, degli altri</em></span>. </span></span>Diventa intercessione per gli altri, e così liberazione da me, canale di speranza per tutta la creazione, espressione di quell’amore di Dio che è riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato (cfr <em>Rm</em> 5,5). E proprio questo è un segno di una vera preghiera, che non finisce in noi stessi, ma si apre per gli altri e così mi libera, così aiuta per la redenzione del mondo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">Cari fratelli e sorelle,</span></strong> san Paolo ci insegna che nella nostra preghiera dobbiamo aprirci alla presenza dello Spirito Santo, il quale prega in noi con gemiti inesprimibili, per portarci ad aderire a Dio con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere. <em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff;">Lo Spirito di Cristo diventa la forza della nostra preghiera «debole», la luce della nostra preghiera «spenta», il fuoco della nostra preghiera «arida», donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove dell’esistenza, nella certezza di non essere soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione «che geme e soffre le doglie del parto»</span> </span></em>(<em>Rm</em> 8,22). Grazie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La scuola di preghiera di Benedetto XVI</title>
		<link>http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/05/la-scuola-di-preghiera-di-benedetto-xvi-11/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 12:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio News]]></category>

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		<description><![CDATA[
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 9 maggio 2012
Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei soffermarmi sull’ultimo episodio della vita di san Pietro raccontato negli Atti degli Apostoli: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore, alla vigilia del suo processo a Gerusalemme (cfr At 12,1-17).
Il racconto è ancora una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/san_pietro_liberato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5305" title="san_pietro_liberato" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/san_pietro_liberato.jpg" alt="" width="582" height="486" /></a></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/11.doc">BENEDETTO XVI<br />
<strong><em>UDIENZA GENERALE</em></strong></a></span></h1>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #3366ff;"><em>Piazza San Pietro</em><em><br />
<em>Mercoledì, 9 maggio 2012</em></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="color: #3366ff;">Cari fratelli e sorelle,</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">oggi vorrei soffermarmi sull’ultimo episodio della vita di san Pietro raccontato negli <em>Atti degli Apostoli</em>: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento prodigioso dell’Angelo del Signore, alla vigilia del suo processo a Gerusalemme (cfr <em>At</em> 12,1-17).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">Il racconto è ancora una volta segnato dalla preghiera della Chiesa.</span></strong> San Luca, infatti, scrive: «Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (<em>At</em> 12,5). E, dopo aver miracolosamente lasciato il carcere, in occasione della sua visita alla casa di Maria, la madre di Giovanni detto Marco, si afferma che «molti erano riuniti e pregavano» (<em>At</em> 12,12). Fra queste due annotazioni importanti che illustrano l’atteggiamento della comunità cristiana di fronte al pericolo e alla persecuzione, viene narrata la detenzione e la liberazione di Pietro, che comprende tutta la notte<span style="color: #3366ff;">. <em><span style="text-decoration: underline;">La forza della preghiera incessante della Chiesa sale a Dio e il Signore ascolta e compie una liberazione impensabile e insperata, inviando il suo Angelo.</span></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">L’Angelo del Signore<span id="more-5303"></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto richiama i grandi elementi della liberazione d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto, la Pasqua ebraica. Come avvenne in quell’evento fondamentale, anche qui l’azione principale è compiuta dall’Angelo del Signore che libera Pietro. E le stesse azioni dell’Apostolo &#8211; al quale viene chiesto di alzarsi in fretta, di mettersi la cintura e di legarsi i fianchi – ricalcano quelle del popolo eletto nella notte della liberazione per intervento di Dio, quando venne invitato a mangiare in fretta l’agnello con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano, pronto per uscire dal Paese (cfr <em>Es</em> 12,11). Così Pietro può esclamare: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode» (<em>At</em> 12,11). Ma l’Angelo richiama non solo quello della liberazione di Israele dall’Egitto, ma anche quello della Risurrezione di Cristo. Narrano, infatti, gli <em>Atti degli Apostoli</em>: «Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro e lo destò» (<em>At</em> 12,7). La luce che riempie la stanza della prigione, l’azione stessa di destare l’Apostolo, rimandano alla luce liberante della Pasqua del Signore che vince le tenebre della notte e del male. L’invito, infine: «Metti il mantello e seguimi» (<em>At</em> 12,8), fa risuonare nel cuore le parole della chiamata iniziale di Gesù (cfr <em>Mc</em> 1,17), ripetuta dopo la Risurrezione sul lago di Tiberiade, dove il Signore dice per ben due volte a Pietro: «Seguimi» (<em>Gv</em> 21,19.22). E’ un invito pressante alla sequela: solo uscendo da se stessi per mettersi in cammino con il Signore e fare la sua volontà, si vive la vera libertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #3366ff;">Pietro abbandonato nella piena fiducia in Dio</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei sottolineare anche un altro aspetto dell’atteggiamento di Pietro in carcere; notiamo, infatti, che, mentre la comunità cristiana prega con insistenza per lui, Pietro «stava dormendo» (At 12,6). In una situazione così critica e di serio pericolo, è un atteggiamento che può sembrare strano, ma che invece denota tranquillità e fiducia; egli si fida di Dio, sa di essere circondato dalla solidarietà e dalla preghiera dei suoi e si abbandona totalmente nelle mani del Signore. <span style="color: #3366ff;"><em><span style="text-decoration: underline;">Così deve essere la nostra preghiera:</span></em> </span>assidua, solidale con gli altri, pienamente fiduciosa verso Dio che ci conosce nell’intimo e si prende cura di noi al punto che – dice Gesù – «perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura…» (<em>Mt</em> 10, 30-31). Pietro vive la notte della prigionia e della liberazione dal carcere come un momento della sua sequela del Signore, che vince le tenebre della notte e libera dalla schiavitù delle catene e dal pericolo di morte. La sua è una liberazione prodigiosa, segnata da vari passaggi descritti accuratamente: guidato dall’Angelo, nonostante la sorveglianza delle guardie, attraversa il primo e il secondo posto di guardia, sino alla porta di ferro che immette in città: e la porta si apre da sola davanti a loro (cfr <em>At</em> 12,10). Pietro e l’Angelo del Signore compiono insieme un tratto di strada finché, rientrato in se stesso, l’Apostolo si rende conto che il Signore lo ha realmente liberato e, dopo aver riflettuto, si reca in casa di Maria, la madre di Marco, dove molti dei discepoli sono riuniti in preghiera; ancora una volta la risposta della comunità alla difficoltà e al pericolo è affidarsi a Dio, intensificare il rapporto con Lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"> <strong>Imparare a pregare bene</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Qui mi pare utile richiamare un’altra situazione non facile che ha vissuto la comunità cristiana delle origini. Ce ne parla san Giacomo nella sua Lettera. E’ una comunità in crisi, in difficoltà, non tanto per le persecuzioni, ma perché al suo interno sono presenti gelosie e contese (cfr <em>Gc</em> 3,14-16). E l’Apostolo si chiede il perché di questa situazione. Egli trova due motivi principali: il primo è il lasciarsi dominare dalle passioni, dalla dittatura delle proprie voglie, dall’egoismo (cfr <em>Gc</em> 4,1-2a); il secondo è la mancanza di preghiera – «non chiedete» (<em>Gc</em> 4,2b) – o la presenza di una preghiera che non si può definire come tale – «chiedete e non ottenete, perché chiedete male, per soddisfare le vostre passioni» (<em>Gc </em>4,3). Questa situazione cambierebbe, secondo san Giacomo, se la comunità parlasse tutta insieme con Dio, pregasse realmente in modo assiduo e unanime. Anche il discorso su Dio, infatti, rischia di perdere la sua forza interiore e la testimonianza inaridisce se non sono animati, sorretti e accompagnati dalla preghiera, dalla continuità di un dialogo vivente con il Signore. Un richiamo importante anche per noi e le nostre comunità, sia quelle piccole come la famiglia, sia quelle più vaste come la parrocchia, la diocesi, la Chiesa intera. E mi fa pensare che hanno pregato in questa comunità di san Giacomo, ma hanno pregato male, solo per le proprie passioni. Dobbiamo sempre di nuovo imparare a pregare bene, pregare realmente, orientarsi verso Dio e non verso il bene proprio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Dio ascolta la nostra preghiera</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La comunità, invece, che accompagna la prigionia di Pietro è una comunità che prega veramente, per tutta la notte, unita. Ed è una gioia incontenibile quella che invade il cuore di tutti quando l’Apostolo bussa inaspettatamente alla porta. Sono la gioia e lo stupore di fronte all’azione di Dio che ascolta. Così dalla Chiesa sale la preghiera per Pietro e nella Chiesa egli torna per raccontare «come il Signore lo aveva tratto fuori dal carcere» (<em>At</em> 12,17). In quella Chiesa dove egli è posto come roccia (cfr <em>Mt </em>16,18), Pietro racconta la sua «Pasqua» di liberazione: egli sperimenta che nel seguire Gesù sta la vera libertà, si è avvolti dalla luce sfolgorante della Risurrezione e per questo può testimoniare sino al martirio che il Signore è il Risorto e «veramente ha mandato il suo angelo e lo ha strappato dalle mani di Erode» (<em>At </em>12,11). Il martirio che subirà poi a Roma lo unirà definitivamente a Cristo, che gli aveva detto: quando sarai vecchio un altro ti porterà dove tu non vuoi, per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio (cfr <em>Gv </em>21,18-19).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #3366ff;"><strong>Cari fratelli e sorelle,</strong> </span>l’episodio della liberazione di Pietro raccontato da Luca ci dice che la Chiesa, ciascuno di noi, attraversa la notte della prova, ma è la vigilanza incessante della preghiera che ci sostiene. Anche io, fin dal primo momento della mia elezione a Successore di san Pietro, mi sono sempre sentito sorretto dalla preghiera di voi, dalla preghiera della Chiesa, soprattutto nei momenti più difficili. Ringrazio di cuore. Con la preghiera costante e fiduciosa il Signore ci libera dalle catene, ci guida per attraversare qualsiasi notte di prigionia che può attanagliare il nostro cuore, ci dona la serenità del cuore per affrontare le difficoltà della vita, anche il rifiuto, l’opposizione, la persecuzione. L’episodio di Pietro mostra questa forza della preghiera. E l’Apostolo, anche se in catene, si sente tranquillo, nella certezza di non essere mai solo: la comunità sta pregando per lui, il Signore gli è vicino; anzi egli sa che «la forza di Cristo si manifesta pienamente nella debolezza» (<em>2Cor</em> 12,9). <em><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #3366ff;">La preghiera costante e unanime è un prezioso strumento anche per superare le prove che possono sorgere nel cammino della vita, perché è l’essere profondamente uniti a Dio che ci permette di essere anche profondamente uniti agli altri.</span></span></em> Grazie.</p>
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		<title>Collage del Ventennale M.L.P.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio News]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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vedi tutte le foto
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/Nuovo-Documento-di-Microsoft-Office-Word.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5292" title="Nuovo Documento di Microsoft Office Word" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/Nuovo-Documento-di-Microsoft-Office-Word.jpg" alt="" width="1190" height="884" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><br />
</span></p>
<h1><span style="color: #800000;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/01/foto-2012/?shashin_album_key=187">vedi tutte le foto</a></span></h1>
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		<title>19 maggio Giulianova &#8211; INCONTRO del CONSIGLIO ESECUTIVO A.G.C. con i COORDINATORI, VICE COORDINATORI, SEGRETARI e ASSISTENTI SPIRITUALI</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 11:47:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Documenti A.G.C.]]></category>
		<category><![CDATA[Ultima News]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/convocazione-del-19-maggio-2012.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5283" title="convocazione del 19 maggio 2012" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/convocazione-del-19-maggio-2012.jpg" alt="" width="892" height="1263" /></a></p>
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		<title>Ai piedi della Croce c’è sempre Maria</title>
		<link>http://www.amicidigesucrocifisso.org/2012/05/ai-piedi-della-croce-c%e2%80%99e-sempre-maria/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 19:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[catechesi spiritualità passionista]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono due le icone più frequenti con cui la pietà e l’arte cristiana rappresentano la Vergine santa: la prima è l’Icona della Tenerezza, Maria che porta in braccio Gesù Bambino. L’altra è l’Icona della Pietà: Maria ai piedi della croce contempla il Figlio morente, impietrita dal dolore, oppure stringe tra le braccia il corpo martoriato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono due le icone più frequenti con cui la pietà e l’arte cristiana rappresentano la Vergine santa: la prima è l’<strong style="text-align: justify;">Icona della Tenerezza</strong>, Maria che porta in braccio Gesù Bambino. L’altra è l’<strong style="text-align: justify;">Icona della Pietà</strong><span style="text-align: justify;">: Maria ai piedi della croce contempla il Figlio morente, impietrita dal dolore, oppure stringe tra le braccia il corpo martoriato del Figlio, deposto dalla croce.</span></p>
<p style="text-align: justify;">San Paolo della Croce ha contemplato tutte e due queste icone, che poi ha compendiato nella immagine della <strong>Madonna della santa Speranza</strong>: la Vergine che stringe tra le braccia Gesù Bambino, che mostra con la manina una croce, mentre Maria con una mano stringe al cuore il Figlio, con l’altra gli sorregge la croce. È l’annuncio del grande mistero del Calvario, è davvero la Vergine passionista.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire la spiritualità passionista, andiamo anche noi, con san Paolo della Croce, sotto la croce, accanto a Maria, condividendo la partecipazione alla croce e la speranza della risurrezione. È lì che Maria diventa la Madre della Fede e della Speranza. Ci racconta il vangelo di Giovanni: “<strong>Stava presso la croce di Gesù sua madre. Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!”</strong><strong> </strong>(Gv 19, 25‑27).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«Se si va dal Crocifisso, c&#8217;è sempre la  sua Mamma»</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Paolo aveva appreso dalla sua mamma una grande devozione alla Vergine santa, che si prese cura di lui bambino, salvandolo dal fiume Tanaro, una grazia che Paolo non dimenticò mai. Anna Maria parlava al figlio soprattutto del Crocifisso, sottolineando sempre che accanto alla Croce c’era Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">La devozione mariana divenne una componente essenziale della spiritualità del santo. La sua vita è piena di riferimenti, coincidenze, date e incontri mariani. Il 21 novembre, festa della Presentazione al tempio di Maria, dà l’addio alla sua famiglia e a lei dedicherà il primo convento dei Passionisti e delle monache passioniste e la prima provincia dell’istituto. Nel ritiro di Castelazzo vede Maria che prega il Padre per il felice risultato della <strong>“santa ispirazione”</strong>. Davanti a una immagine di Maria nella basilica di S. Maria Maggiore a Roma, Paolo fa il <strong>“voto della passione”</strong> e inizia la fondazione della famiglia passionista. Egli trova Maria “soprattutto ai piedi della Croce”. Se la passione rivela il supremo grado dell&#8217;amore di Gesú al Padre e al mondo, la contemplazione di Maria Addolorata ci fa ammirare la vera grandezza della Regina dei Martiri, accesa di uguale amore verso il Padre e verso gli uomini, partecipe quindi della stessa opera di salvezza, tanto che Paolo poteva dire che <em>“il dolore di Maria è come il mare Mediterraneo, dal quale si passa all&#8217;oceano sterminato della Passione di Gesú”</em>. I due mari formano un solo grande oceano di dolore e di amore. Suggerisce di offrire al Padre il sangue di Gesù e le lacrime di Maria; solo nel martirio di tutti e due egli ripone ogni speranza di salvezza. Per questo non cessa di augurare che <em>« la Passione di Gesú e i dolori di Maria siano sempre nel nostro cuore». </em>Esortava a <em>«mischiare le pene di Gesú con i dolori di Maria</em>», a farne un solo «<em>fascetto di mirra</em>», da offrire al Padre.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiritualità di Paolo con­serva una grande unità d&#8217;indirizzo: porta a Dio per mezzo del Verbo Incarnato, Cro­cifisso e Risorto, Figlio di Maria, elevata come madre a una unione essenziale con Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria nel Mistero Pasquale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I vangeli non ci dicono molto di Maria, ma la mostrano presente nei <strong>tre momenti fondamentali del mistero cristiano</strong>: <strong>l&#8217;Incarnazione, il Mistero Pasquale e la Pentecoste. In particolare, Maria ha vissuto il Mistero Pasquale di Gesù</strong>, fatto di morte e di vita, di umiliazione e di gloria, nel modo più profondo e più intimo di tutti. Maria era presente sul Calvario con un gruppo di donne. Però Maria era lì come <strong>«sua madre»</strong> e questo cambia tutto e la pone in una situazione diversa dalle altre donne. A lei fu chiesto qualcosa di molto più difficile: <strong><span style="text-decoration: underline;">accettare e offrire il sacrificio del Figlio</span></strong>. Maria, ai piedi della Croce, non grida al Figlio: <strong>«Scendi dalla croce; salva te stesso e me!</strong>» Maria <strong>tace, soffre e offre</strong>. <strong>«Acconsente amorosamente all&#8217;immolazione della vittima da lei generata»</strong>, come dice il Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ci fa capire l’importanza della presenza di Maria Addolorata nella spiritualità passionista. Maria è stata sempre “<strong>modello, aiuto e conforto</strong>” per vivere la spiritualità passionista a tutti i santi passionisti, religiosi e laici: lo deve essere anche per noi AGC. La spiritualità passionista non può essere solo “<em>devozionale</em>”, ma “<em>pasquale</em>”, che abbraccia morte e risurrezione; così anche la nostra spiritualità mariana deve essere <strong>“pasquale”</strong>. Maria, Addolorata e Regina del cielo, deve essere ispirazione e modello nel nostro cammino passionista, che ci porta ai piedi della croce, ma con lo sguardo rivolto al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è sempre parlato della <strong><span style="text-decoration: underline;">kenosi</span></strong> del Figlio, cioè umiliazione, annientamento, dolore. Si è cominciato a parlare della kenosi del Padre e dello Spirito Santo nell’opera della salvezza. È bene parlare anche della kenosi di Maria, creatura umana coinvolta nell’opera salvifica della Trinità. Il cammino della kenosi di Maria è un cammino di fede e di amore. Nella sua esperienza di donna e di madre, il punto fondamentale non è il dolore, ma l’amore con cui ha vissuto il suo grande dolore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ultima Annunciazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel passato vi era la tendenza a ingrandire tutto ciò che riguardava Maria, sia i privilegi che i dolori. Chi più poteva più ne metteva. È spiegabile, perché l’ammirazione e l’amore tendono a ingrandire. Dopo il Vaticano II, la spiritualità mariana porta a considerare Maria soprattutto come <strong>discepola</strong> del Signore, umile e fedele, che cammina tra le vicende della vita crescendo nella fede e nell’amore. <strong><span style="text-decoration: underline;">La prima cristiana</span></strong>, come dovremmo essere tutti, la meglio riuscita, considerata <strong>immagine, modello, icona</strong> di ogni cristiano, oltre che <strong>madre</strong>. Ogni passo della sua vita, ogni suo dolore, era una nuova illuminazione, quasi una nuova annunciazione su quello che Dio le chiedeva, a cui ella aderiva nella fede, con amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettendo sui vari momenti della vita di Maria, fanciulla, sposa, madre, vedova, scopriremo come Maria ha vissuto le varie tappe della sua vita e come ha sempre risposto alla volontà di Dio. Tutto ciò che lo Spirito operava nella vita del Figlio, lo riproduceva nella fede di Maria e lo vuole riprodurre anche in noi, attraverso la fede e i sacramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Culmine di tutto il cammino è il Calvario, dove il dolore di Maria non è tristezza ma amore che <strong>“sta accanto”</strong> al Figlio e condivide: è Addolorata perché è piena di amore. Sul Calvario Maria accoglie <strong>l’ultima annunciazione</strong>, o messaggio che Dio le manda, non per mezzo di un angelo o di un vecchio profeta, ma per mezzo del Figlio stesso: <strong>“Donna, ecco tuo figlio” </strong><strong>(</strong>Gv 19,26). È la maternità universale: madre non solo del Figlio di Dio, ma anche di quelli che lo seguiranno, del suo Corpo Mistico, del capo e delle membra. Così il titolo di Addolorala è quello che meglio definisce la personalità spirituale di Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Spirito che l’ha resa capace di generare il Verbo, la renderà capace di rigenerare ogni battezzato che – nel Figlio – diventerà figlio del Padre. Solo dopo aver proclamato questa maternità universale, Gesù è in grado di dire <strong>“Tutto è compiuto”</strong><strong>(</strong>Gv 19,30). Tra i compiti affidati al Figlio dal Padre c’era quello di darci Maria per madre e di affidarci a lei come figli (Cfr. Gabriele. Cingolani, Riv. Amici di Gesù Crocifisso, n. 5-2004).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La consacrata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto della presenza di Maria e del discepolo prediletto accanto alla Croce di Gesù ci dice che cosa dobbiamo fare anche noi per imitarla: bisogna stare accanto a Maria presso la croce di Gesù, come ci stette il discepolo prediletto. Ci sono due insegnamenti in questo episodio: primo, bisogna stare <strong><span style="text-decoration: underline;">«accanto alla croce»</span></strong>, secondo, bisogna stare accanto alla croce <strong><span style="text-decoration: underline;">«di Gesù»</span></strong>. Il mistero pasquale non consiste nella croce di Cristo da sola, o nella risurrezione da sola ma consiste nel passaggio dall’una all&#8217;altra, dalla morte alla vita (Lc 24, 26; At 14, 22).</p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, Maria è presentata dal Concilio Vaticano II come <strong><span style="text-decoration: underline;">la prima cristiana</span></strong>. In questo giorno di consacrazioni, concludo affermando che Maria è anche <strong><span style="text-decoration: underline;">la prima consacrata</span></strong>, modello di ogni consacrazione. Se consacrare vuol dire rendere <strong>“sacro”</strong>, cioè <strong>“santo”</strong>, Maria non è semplicemente “santa”, ma “santissima”, cioè la più santa delle creature, perché resa santissima, cioè consacrata da Dio stesso con la sua “Immacolata Concezione”. Lei è stata sempre tutta santa, tutta di Dio. Quindi vuole essere modello della nostra consacrazione. Noi siamo diventati santi quando siamo stati consacrati nel Battesimo. Gli AGC che oggi faranno la consacrazione a Gesù Crocifisso ringraziano Dio della consacrazione battesimale, la rinnovano con piena consapevolezza e s’impegnano a viverla pienamente, seguendo la spiritualità passionista, alla luce del sacrificio di Gesù Crocifisso e con l’esempio di Maria, ognuno secondo la vocazione e missione ricevuta da Dio. La consacrazione a Gesù Crocifisso è l’offerta della propria vita a Dio, per le mani di Maria. È fatta durante la messa, che rende attuale il sacrificio della croce. Se Maria era presente ai piedi della croce, è presente anche quando si celebra la messa che rende presente oggi il sacrificio di Gesù. È quindi sempre presente quando facciamo le nostre consacrazioni. Lei offrì al Padre il sacrificio del Figlio sul Calvario e Lei offre al Padre anche la nostra consacrazione e il nostro sacrificio. Questo ci deve dare tanta fiducia e tanta gioia.</p>
<h1><strong>Rifletti</strong></h1>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Su che cosa si deve basare per noi Passionisti la nostra devozione alla Vergine Santa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Quali aspetti della vita di Maria ti colpiscono di più?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Se crediamo che Maria è nostra madre, che cosa ci richiede questo dono?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Quale cosa ti ha colpito di più in questa catechesi mariana?</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>P. Alberto</em></strong><strong><em> Pierangioli</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La scuola di preghiera di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 12:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio News]]></category>

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		<description><![CDATA[
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 2 maggio 2012
La preghiera del primo martire cristiano (At 7, 53-60)
Cari fratelli e sorelle, 
nelle ultime Catechesi abbiamo visto come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e infondano luce per capire il presente. Oggi vorrei parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/martirio-di-santo-Stefano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5263" title="martirio di santo Stefano" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/martirio-di-santo-Stefano.jpg" alt="" width="577" height="768" /></a></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/10.doc">BENEDETTO XVI</p>
<p><strong><em>UDIENZA GENERALE</em></strong></a></span></h1>
<p style="text-align: center;"><em>Piazza San Pietro</em><em></p>
<p><em>Mercoledì, 2 maggio 2012</em></em></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong><em>La preghiera del primo martire cristiano</em></strong><strong><em> </em></strong><strong>(<em>At</em></strong><strong><em> </em></strong><strong>7, 53-60)</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Cari fratelli e sorelle,</strong></em><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">nelle ultime Catechesi abbiamo visto come, nella preghiera personale e comunitaria, la lettura e la meditazione della Sacra Scrittura aprano all’ascolto di Dio che ci parla e infondano luce per capire il presente. Oggi vorrei parlare della testimonianza e della preghiera del primo martire della Chiesa, santo Stefano, uno dei sette scelti per il servizio della carità verso i bisognosi. Nel momento del suo martirio, narrato dagli <em>Atti degli Apostoli</em>, si manifesta, ancora una volta, il fecondo rapporto tra la Parola di Dio e la preghiera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La preghiera del primo martire della Chiesa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stefano viene condotto in tribunale, davanti al Sinedrio, dove viene accusato di avere dichiarato che «Gesù …distruggerà questo luogo, [il tempio], e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato» (<em>At</em> 6,14). Durante la sua vita pubblica, Gesù aveva effettivamente preannunciato la distruzione del tempio di Gerusalemme: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (<em>Gv </em>2,19). Tuttavia, come annota l’evangelista Giovanni, «egli parlava del tempio del suo corpo. Quando, poi, fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù» (<em>Gv</em> 2,21-22).<span id="more-5261"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il discorso di Stefano</strong> davanti al tribunale, il più lungo degli <em>Atti degli Apostoli</em>, si sviluppa proprio su questa profezia di Gesù, il quale è il nuovo tempio, inaugura il nuovo culto, e sostituisce, con l’offerta che fa di se stesso sulla croce, i sacrifici antichi. Stefano vuole dimostrare come sia infondata l’accusa che gli viene rivolta di sovvertire la legge di Mosè e illustra la sua visione della storia della salvezza, dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Egli rilegge così tutta la narrazione biblica, itinerario contenuto nella Sacra Scrittura, per mostrare che esso conduce al «luogo» della presenza definitiva di Dio, che è Gesù Cristo, in particolare la sua Passione, Morte e Risurrezione. In questa prospettiva Stefano legge anche il suo essere discepolo di Gesù, seguendolo fino al martirio. <span style="text-decoration: underline;">La meditazione sulla Sacra Scrittura gli permette così di comprendere la sua missione, la sua vita, il suo presente</span>. In questo egli è guidato dalla luce dello Spirito Santo, dal suo rapporto intimo con il Signore<strong>,</strong> tanto che i membri del Sinedrio videro il suo volto «come quello di un angelo» (<em>At</em> 6,15). Tale segno di assistenza divina, richiama il volto raggiante di Mosè disceso dal Monte Sinai dopo aver incontrato Dio (cfr <em>Es</em> 34,29-35; <em>2 Cor</em> 3,7-8).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesù è il «luogo» del vero culto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo discorso, Stefano parte dalla chiamata di Abramo, pellegrino verso la terra indicata da Dio e che ebbe in possesso solo a livello di promessa; passa poi a Giuseppe, venduto dai fratelli, ma assistito e liberato da Dio, per giungere a Mosè, che diventa strumento di Dio per liberare il suo popolo, ma incontra anche e più volte il rifiuto della sua stessa gente. In questi eventi narrati dalla Sacra Scrittura, della quale Stefano mostra di essere in religioso ascolto, emerge sempre Dio, che non si stanca di andare incontro all’uomo nonostante trovi spesso un’ostinata opposizione. E questo nel passato, nel presente e nel futuro. Quindi in tutto l’Antico Testamento egli vede la prefigurazione della vicenda di Gesù stesso, il Figlio di Dio fattosi carne, che – come gli antichi Padri – incontra ostacoli, rifiuto, morte. Stefano si riferisce quindi a Giosuè, a Davide e a Salomone, messi in rapporto con la costruzione del tempio di Gerusalemme, e conclude con le parole del profeta Isaia (66,1-2): «Il cielo è il mio trono e la terra sgabello dei miei piedi. Quale casa potrete costruirmi, dice il Signore, e quale sarà il luogo del mio riposo? Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?» (<em>At</em> 7,49-50). Nella sua meditazione sull’agire di Dio nella storia della salvezza, evidenziando la perenne tentazione di rifiutare Dio e la sua azione, egli afferma che Gesù è il Giusto annunciato dai profeti; in Lui Dio stesso si è reso presente in modo unico e definitivo: Gesù è il «luogo» del vero culto. Stefano non nega l’importanza del tempio per un certo tempo, ma sottolinea che «Dio non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo» (<em>At</em> 7,48). Il nuovo vero tempio in cui Dio abita è il suo Figlio, che ha assunto la carne umana, è l’umanità di Cristo, il Risorto che raccoglie i popoli e li unisce nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. L’espressione circa il tempio «non costruito da mani d’uomo», si trova anche nella teologia di san Paolo e della <em>Lettera agli Ebrei</em>: il corpo di Gesù, che Egli ha assunto per offrire se stesso come vittima sacrificale per espiare i peccati, è il nuovo tempio di Dio, il luogo della presenza del Dio vivente; in Lui Dio e uomo, Dio e il mondo sono realmente in contatto: <em><span style="text-decoration: underline;">Gesù prende su di sé tutto il peccato dell’umanità per portarlo nell’amore di Dio e per «bruciarlo» in questo amore.</span></em> Accostarsi alla Croce, entrare in comunione con Cristo, vuol dire entrare in questa trasformazione. E questo è entrare in contatto con Dio, entrare nel vero tempio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La meditazione diventa partecipazione alla preghiera della Croce</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La vita e il discorso di Stefano improvvisamente si interrompono con la lapidazione, ma proprio il suo martirio è il compimento della sua vita e del suo messaggio: egli diventa una cosa sola con Cristo. Così la sua meditazione sull’agire di Dio nella storia, sulla Parola divina che in Gesù ha trovato il suo pieno compimento, diventa una partecipazione alla stessa preghiera della Croce. Prima di morire, infatti esclama: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (<em>At</em> 7,59), appropriandosi delle parole del Salmo 31 (v. 6) e ricalcando l’ultima espressione di Gesù sul Calvario: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (<em>Lc</em> 23,46); e, infine, come Gesù, grida a gran voce davanti a coloro che lo stavano lapidando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (<em>At</em> 7,60). Notiamo che, se da un lato la preghiera di Stefano riprende quella di Gesù, diverso è il destinatario, perché l’invocazione è rivolta allo stesso Signore, cioè a Gesù che egli contempla glorificato alla destra del Padre: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio» (v. 55).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cari fratelli e sorelle</strong>, la testimonianza di santo Stefano ci offre alcune indicazioni per la nostra preghiera e la nostra vita. Ci possiamo chiedere: da dove questo primo martire cristiano ha tratto la forza per affrontare i suoi persecutori e giungere fino al dono di se stesso? La risposta è semplice: dal suo rapporto con Dio, dalla sua comunione con Cristo, dalla meditazione sulla storia della salvezza, dal vedere l’agire di Dio, che in Gesù Cristo è giunto al vertice. <em><span style="text-decoration: underline;">Anche la nostra preghiera dev’essere nutrita dall’ascolto della Parola di Dio, nella comunione con Gesù e la sua Chiesa.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un secondo elemento</strong>: santo Stefano vede preannunciata, nella storia del rapporto di amore tra Dio e l’uomo, la figura e la missione di Gesù. Egli &#8211; il Figlio di Dio – è il tempio «non fatto da mano d’uomo» in cui la presenza di Dio Padre si è fatta così vicina da entrare nella nostra carne umana per portarci a Dio, per aprirci le porte del Cielo. <em><span style="text-decoration: underline;">La nostra preghiera, allora, deve essere contemplazione di Gesù alla destra di Dio, di Gesù come Signore della nostra, della mia esistenza quotidiana</span></em>. In Lui, sotto la guida dello Spirito Santo, possiamo anche noi rivolgerci a Dio, prendere contatto reale con Dio con la fiducia e l’abbandono dei figli che si rivolgono ad un Padre che li ama in modo infinito. Grazie.</p>
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		<title>Pellegrinaggio a Collevalenza &#8211; 21 maggio</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 12:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/pellegrinaggio-a-Collevalenza1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5254" title="pellegrinaggio a Collevalenza" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/05/pellegrinaggio-a-Collevalenza1.jpg" alt="" width="1735" height="1056" /></a></p>
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		<title>Giornata di Consacrazioni a Fossacesia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 05:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consacrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo le lodi della terza domenica di pasqua abbiamo riflettuto sull’orazione e la lectio divina passiologica. Dalla catechesi è emersa la consapevolezza che la lettura, meditazione e colloquio si intrecciano tra loro e che è possibile a tutti. Basta saper organizzare il proprio tempo, prepararsi e soffermarsi sulle letture altrimenti, se non è possibile tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/04/IMGP1764.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5236" title="Fraternità di Fossacesia" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/04/IMGP1764-1024x768.jpg" alt="" width="655" height="491" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le lodi della terza domenica di pasqua abbiamo riflettuto sull’orazione e la lectio divina passiologica. Dalla catechesi è emersa la consapevolezza che la lettura, meditazione e colloquio si intrecciano tra loro e che è possibile a tutti. Basta saper organizzare il proprio tempo, prepararsi e soffermarsi sulle letture altrimenti, se non è possibile tutto questo,  offrire al Signore le sofferenze e le difficoltà che incontriamo ogni giorno.<span id="more-5235"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il pranzo comunitario  ben organizzato e preparato dalle nostre cuoche c’e’ stata l’adorazione eucaristica guidata da Padre Marcello.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la messa delle Consacrazioni, sempre molto commoventi, abbiamo rinnovato le nostre promesse fatte in precedenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto gradita la presenza di Padre Bruno De Luca che ha concelebrato con Padre Alberto e Padre Marcello.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine nei locali dell’abbazia si è svolta un’agape fraterna per condividere questo momento di gioia con parenti e amici.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri ai consacrati a Padre Marcello per il compleanno e per la sua ordinazione sacerdotale.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie ancora a Padre Alberto che ci sostiene e ci incoraggia, a Laura da Morrovalle, Padre Bruno De Luca, a Padre Marcello e a Padre Pierluigi e tutta la comunità dei passionisti di Fossacesia.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong> Paola De Simone</strong></em></p>
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		<title>La scuola di preghiera di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio News]]></category>

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		<description><![CDATA[
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 25 aprile 2012
Il primato della preghiera e della Parola di Dio (At 6, 1-7)
Cari fratelli e sorelle,
nella scorsa catechesi, ho mostrato che la Chiesa, fin dagli inizi del suo cammino, si è trovata a dover affrontare situazioni impreviste, nuove questioni ed emergenze a cui ha cercato di dare risposta alla luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/04/Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5222" title="Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped" src="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/04/Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped-1024x885.jpg" alt="" width="591" height="611" /></a></h1>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2012/04/9.doc">BENEDETTO XVI<br />
<strong><em>UDIENZA GENERALE</em></strong></a></span></h1>
<p style="text-align: center;"><em>Piazza San Pietro</em><em><br />
<em>Mercoledì, 25 aprile 2012</em></em></p>
<h2 style="text-align: center;"><em><strong>Il primato della preghiera e della Parola di Dio</strong></em><strong> </strong><strong>(</strong><em><strong>At</strong></em><strong><em> </em></strong><strong>6, 1-7)</strong></h2>
<p><em><strong>Cari fratelli e sorelle,</strong></em><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">nella <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2012/documents/hf_ben-xvi_aud_20120418_it.html">scorsa catechesi</a>, ho mostrato che la Chiesa, fin dagli inizi del suo cammino, si è trovata a dover affrontare situazioni impreviste, nuove questioni ed emergenze a cui ha cercato di dare risposta alla luce della fede, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La pastorale della carità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi vorrei soffermarmi a riflettere su un’altra di queste situazioni, su un problema serio che la prima comunità cristiana di Gerusalemme ha dovuto fronteggiare e risolvere, come ci narra san Luca nel capitolo sesto degli<em>Atti degli Apostoli</em>, circa la pastorale della carità verso le persone sole e bisognose di assistenza e aiuto. La questione non è secondaria per la Chiesa e rischiava in quel momento di creare divisioni all’interno della Chiesa; il numero dei discepoli, infatti, andava aumentando, ma quelli di lingua greca iniziavano a lamentarsi contro quelli di lingua ebraica perché le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana (cfr <em>At</em> 6,1). Di fronte a questa urgenza che riguardava un aspetto fondamentale nella vita della comunità, cioè la carità verso i deboli, i poveri, gli indifesi, e la giustizia, gli Apostoli convocano l’intero gruppo dei discepoli. <span id="more-5218"></span>In questo momento di emergenza pastorale risalta il discernimento compiuto dagli Apostoli. Essi si trovano di fronte all’esigenza <strong><span style="text-decoration: underline;">primaria di annunciare la Parola di Dio</span></strong> secondo il mandato del Signore, ma &#8211; anche se è questa l&#8217;esigenza primaria della Chiesa &#8211; considerano con altrettanta serietà il dovere della carità e della giustizia, cioè il dovere di assistere le vedove, i poveri, di provvedere con amore alle situazioni di bisogno in cui si vengono a trovare i fratelli e le sorelle, per rispondere al comando di Gesù: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi (cfr <em>Gv</em> 15,12.17). Quindi <strong><span style="text-decoration: underline;">le due realtà che devono vivere nella Chiesa &#8211; l&#8217;annuncio della Parola, il primato di Dio, e la carità concreta, la giustizia</span></strong> -, stanno creando difficoltà e si deve trovare una soluzione, perché ambedue possano avere il loro posto, la loro relazione necessaria. La riflessione degli Apostoli è molto chiara, dicono, come abbiamo sentito: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la Parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (<em>At</em> 6,2-4).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due cose appaiono:</strong> primo, esiste da quel momento nella Chiesa, un ministero della carità. <strong><span style="text-decoration: underline;">La Chiesa non deve solo annunciare la Parola, ma anche realizzare la Parola, che è carità e verità</span></strong>. E, secondo punto, questi uomini non solo devono godere di buona reputazione, ma devono essere uomini pieni di Spirito Santo e di sapienza, cioè non possono essere solo organizzatori che sanno «fare», ma devono «fare» nello spirito della fede con la luce di Dio, nella sapienza nel cuore, e quindi anche la loro funzione &#8211; benché soprattutto pratica &#8211; è tuttavia una funzione spirituale. La carità e la giustizia non sono solo azioni sociali, ma sono azioni spirituali realizzate nella luce dello Spirito Santo. Quindi possiamo dire che questa situazione viene affrontata con grande responsabilità da parte degli Apostoli, che prendono questa decisione: vengono scelti sette uomini; gli Apostoli pregano per chiedere la forza dello Spirito Santo; e poi impongono loro le mani perché si dedichino in modo particolare a questa diaconia della carità. Così, nella vita della Chiesa, nei primi passi che essa compie, si riflette, in un certo modo, quanto era avvenuto durante la vita pubblica di Gesù, in casa di Marta e Maria a Betania. Marta era tutta presa dal servizio dell’ospitalità da offrire a Gesù e ai suoi discepoli; Maria, invece, si dedica all’ascolto della Parola del Signore (cfr <em>Lc</em> 10,38-42). In entrambi i casi, non vengono contrapposti i momenti della preghiera e dell’ascolto di Dio, e l’attività quotidiana, l’esercizio della carità. Il richiamo di Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno, Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (<em>Lc</em> 10,41-42), come pure la riflessione degli Apostoli: «Noi… ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (<em>At</em> 6,4), mostrano la priorità che dobbiamo dare a Dio, Non vorrei entrare adesso nell&#8217;interpretazione di questa pericope Marta-Maria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Imparare la vera carità</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso non va condannata l&#8217;attività per il prossimo, per l&#8217;altro, ma va sottolineato che deve essere penetrata interiormente anche dallo spirito della contemplazione. D&#8217;altra parte, sant&#8217;Agostino dice che questa realtà di Maria è una visione della nostra situazione del cielo, quindi sulla terra non possiamo mai averla completamente, ma un po&#8217; di anticipazione deve essere presente in tutta la nostra attività. Deve essere presente anche la contemplazione di Dio. Non dobbiamo perderci nell&#8217;attivismo puro, ma sempre lasciarci anche penetrare nella nostra attività dalla luce della Parola di Dio e così imparare la vera carità, il vero servizio per l&#8217;altro, che non ha bisogno di tante cose &#8211; ha bisogno certamente delle cose necessarie &#8211; ma ha bisogno soprattutto dell&#8217;affetto del nostro cuore, della luce di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sant’Ambrogio, commentando l’episodio di Marta e Maria</strong>, così esorta i suoi fedeli e anche noi: «Cerchiamo di avere anche noi ciò che non ci può essere tolto, porgendo alla parola del Signore una diligente attenzione, non distratta: capita anche ai semi della parola celeste di essere portati via, se sono seminati lungo la strada. Stimoli anche te, come Maria, il desiderio di sapere: è questa la più grande, più perfetta opera» E aggiunge che anche «la cura del ministero non distragga dalla conoscenza della parola celeste», dalla preghiera (<em>Expositio Evangelii secundum Lucam</em>, VII, 85:<em>PL</em> 15, 1720). I Santi, quindi, hanno sperimentato una profonda unità di vita tra preghiera e azione, tra l’amore totale a Dio e l’amore ai fratelli. San Bernando, che è un modello di armonia tra contemplazione ed operosità, nel libro <em>De consideratione</em>, indirizzato al Papa Innocenzo II per offrigli alcune riflessioni circa il suo ministero, insiste proprio sull’importanza del raccoglimento interiore, della preghiera per difendersi dai pericoli di una attività eccessiva, qualunque sia la condizione in cui ci si trova e il compito che si sta svolgendo. San Bernardo afferma che le troppe occupazioni, una vita frenetica, spesso finiscono per indurire il cuore e far soffrire lo spirito (cfr II, 3).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senza la preghiera quotidiana il fare si svuota</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ un prezioso richiamo per noi oggi, abituati a valutare tutto con il criterio della produttività e dell’efficienza. Il brano degli <em>Atti degli Apostoli</em> ci ricorda l’importanza del lavoro &#8211; senza dubbio viene creato un vero e proprio ministero -, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti. C’è una bella invocazione della tradizione cristiana da recitarsi prima di ogni attività, che dice così: «<em>Actiones nostras, quæsumus, Domine, aspirando præveni et adiuvando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur</em>», cioè: «Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento». Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, alla luce della sua Parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2012/documents/hf_ben-xvi_aud_20120418_it.html">catechesi del mercoledì scorso</a> avevo sottolineato la preghiera unanime della prima comunità cristiana di fronte alla prova e come, proprio nella preghiera, nella meditazione sulla Sacra Scrittura essa ha potuto comprendere gli eventi che stavano accadendo. Quando la preghiera è alimentata dalla Parola di Dio, possiamo vedere la realtà con occhi nuovi, con gli occhi della fede e il Signore, che parla alla mente e al cuore, dona nuova luce al cammino in ogni momento e in ogni situazione. Noi crediamo nella forza della Parola di Dio e della preghiera. Anche la difficoltà che stava vivendo la Chiesa di fronte al problema del servizio ai poveri, alla questione della carità, viene superata nella preghiera, alla luce di Dio, dello Spirito Santo. Gli Apostoli non si limitano a ratificare la scelta di Stefano e degli altri uomini. ma «dopo aver pregato, imposero loro le mani» (<em>At</em> 6,6). L’Evangelista ricorderà nuovamente questi gesti in occasione dell’elezione di Paolo e Barnaba, dove leggiamo: «dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono» (<em>At</em> 13,3). Conferma di nuovo che il servizio pratico della carità è un servizio spirituale. Ambedue le realtà devono andare insieme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il servizio pratico della carità è un servizio spirituale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con il gesto dell’imposizione delle mani, gli Apostoli conferiscono un ministero particolare a sette uomini, perché sia data loro la grazia corrispondente. La sottolineatura della preghiera – «dopo aver pregato», dicono – è importante perché evidenzia proprio la dimensione spirituale del gesto; non si tratta semplicemente di conferire un incarico come avviene in un’organizzazione sociale, ma è un evento ecclesiale in cui lo Spirito Santo si appropria di sette uomini scelti dalla Chiesa, consacrandoli nella Verità che è Gesù Cristo: è Lui il protagonista silenzioso, presente nell’imposizione delle mani affinché gli eletti siano trasformati dalla sua potenza e santificati per affrontare le sfide pratiche, le sfide pastorali. E la sottolineatura della preghiera ci ricorda inoltre che solo dal rapporto intimo con Dio coltivato ogni giorno nasce la risposta alla scelta del Signore e viene affidato ogni ministero nella Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cari fratelli e sorelle</strong>, il problema pastorale che ha indotto gli Apostoli a scegliere e ad imporre le mani su sette uomini incaricati del servizio della carità, per dedicarsi loro stessi alla preghiera e all’annuncio della Parola, indica anche a noi il primato della preghiera e della Parola di Dio, che, tuttavia, produce poi anche l&#8217;azione pastorale. Per i Pastori questa è la prima e più preziosa forma di servizio verso il gregge loro affidato. Se i polmoni della preghiera e della Parola di Dio non alimentano il respiro della nostra vita spirituale, rischiamo di soffocare in mezzo alle mille cose di ogni giorno: la preghiera è il respiro dell’anima e della vita. E c’è un altro prezioso richiamo che vorrei sottolineare: nel rapporto con Dio, nell’ascolto della sua Parola, nel dialogo con Dio, anche quando ci troviamo nel silenzio di una chiesa o della nostra stanza, siamo uniti nel Signore a tanti fratelli e sorelle nella fede, come un insieme di strumenti che, pur nella loro individualità, elevano a Dio un’unica grande sinfonia di intercessione, di ringraziamento e di lode. Grazie.</p>
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