Il serafino di Maria: S. Gabriele  dell’Addolorata
27 febbraio

Le due esistenze di Gigino Campidelli e di Checchino Possenti rientrano nel concetto di vita breve. Quella di Gigino è stata però più lineare, quasi un crescendo, mentre quella Checchino possiamo suddividerla in due periodi: il primo, fino ai 18 anni, si può dire normale; il secondo, una corsa verso la santità.

Francesco Possenti nasce ad Assisi (PG) il 1° marzo 1838, undicesimo di tredici figli. Il padre Sante è governatore pontificio, la mamma Agnese Frisciotti è una nobildonna di Civitanova Marche, che purtroppo muore a 42 anni lasciando Francesco ancora bambino. La famiglia è costretta a numerosi trasferimenti a causa del lavoro del padre con sradicamenti che certamente causano disagio.

Nel 1841 Sante è nominato assessore di Spoleto. La famiglia è di grado sociale elevato ed e timorata di Dio. Ogni sera si recita il rosario. Non mancano le sofferenze. Dei tredici figli ne rimangono solo otto. Questo però non basta a fiaccare l’indole vivace e gioiosa di Francesco. A tredici anni inizia gli studi liceali tra i Gesuiti. È studente brillante; riesce in tutto ma soprattutto nelle materie letterarie. Consegue premi e riconoscimenti. Veste elegantemente, è spigliato e spiritoso. Mette in caricatura i suoi compagni di studio.

Ama le feste e il ballo, ma si mantiene buono. Si racconta che abbia inseguito minacciosamente un suo amico per non si sa quale brutta proposta gli abbia fatto. Per ottenere la grazia di guarire da una grave affezione alla gola, promette di chiudersi in convento e qualche tentativo l’ha anche fatto. Ma l’attrazione per la vita spensierata e i richiami del mondo l’hanno sempre sviato. Nemmeno papà Sante era tanto contento. Una vita apparentemente esemplare che concilia garbatamente il mondo e Dio.

Ma non è così. Chi non guadagna con me disperde, dice il Signore, e i talenti non si possono sotterrare senza colpa. Quante volte si sente dire: “Io non ho bisogno di andare in chiesa, o di partecipare a nessun gruppo. Non faccio del male a nessuno, faccio con coscienza il mio lavoro”. Ma non c’è santità senza progetto, frutto di una decisione.Francesco la decisione la prese il 22 agosto 1856, quando la Madonna dall’immagine portata in processione gli disse: “Cecchino cosa stai a fare nel mondo? La vita religiosa ti aspetta”.

La Vergine, alla cui devozione era stato educato in famiglia, lo accompagnerà sempre. Si chiamerà Gabriele dell’Addolorata, in onore di Maria. Essa sarà il segreto del rapido guadagno spirituale in soli sei anni, il che farà dire al suo compagno di noviziato, il B. Bernardo Silvestrelli: “Questo ragazzo ci ha rubato il passo”. È un assioma della mariologia monfortana: Maria è la via più breve per arrivare a Gesù.

Sa Gabriele è conosciuto proprio per il suo amore straordinario a Maria Addolorata, “il suo Paradiso”. Il cognome preso nel vestire l’abito religioso diventa un programma di vita. Gabriele ha imparato a contemplare la passione di Gesù nel cuore addolorato di Maria e a contemplare i dolori di Maria nel cuore trafitto di Cristo. Come aveva fatto il voto di amare e fare amare Gesù Crocifisso, così fa il voto di amare e fare amare Maria Addolorata. L’amore di Gabriele a Maria Addolorata fu amore concreto. Aveva promesso di non dire mai di no quando gli fosse fatta una richiesta per amore di Maria. Nelle prove e tentazioni ripeteva: “Non vorrai vincerti per amore di Maria?”. Era l’arma che gli faceva superare tutte le difficoltà.

A questo Gabriele aggiunge una intensa vita di preghiera e una lotta accanita verso ogni forma di peccato. Si racconta spesso l’episodio in cui Gabriele apposta con ansia il suo direttore, il ven. P. Norberto Cassinelli e lo supplica di dirgli se vede in lui qualche peccato, perché dice: “lo voglio strappare da me ad ogni costo” e accompagna con forte gesto della mano la sua intenzione.

La sua corsa verso la santità non la fa pesare; è sempre sereno e gioioso. Da Morrovalle scriveva al padre: “La mia vita è un continuo godere. La gioia che provo dentro questa casa è quasi indicibile”. Eppure la sua vita fu una continua prova: ma quando c’è l’amore, anche la croce diventa gioia.

Dov’è il segreto della sua santità? “Che cosa ha fatto di straordinario?”, si chiedevano i suoi confratelli, di fronte a tanti miracoli. Diceva il suo santo direttore: “Gabriele ha lavorato con il cuore”. Ha detto sempre sì a Dio, è il santo del quotidiano, il santo delle piccole cose.

Accetta serenamente la sua malattia, la tubercolosi, che avrà ragione di lui a 24 anni. Muore in una estasi di paradiso, pregando: “Mamma mia, fa presto”. È il 27 febbraio 1862, al sorgere del sole, confortato dalla visione della Madonna che aveva tanto amato. Il resto è storia attuale, a tutti nota.

http://www.sangabriele.org/

Francesco Valori

25/03/2010 |
PassionistiPiet.it tendopoli.it sangabriele.org vangelodelgiorno.org
PassioChristi.org Amici di Gesù Crocifisso - Fossacesia madonnadellastella.eu ancilla.it
zenit.org ibreviary.com Configurazione Eugenio Bossilkov santagemma.org
Mamme per sempre - ONLUS Gloria.TV ASEAP campidelli