5  gennaio

I santi sono autentici imitatori di Cristo e san Carlo Houben fu uno di questi. Così ne parla -Pierluigi di Eugenio: “Passò benedicendo, ri­sanando e perdonando. Sempre pronto ed affabile. Po­vero tra i poveri, fece della sua vita un dono ai soffe­renti. Tutto di Dio, tutto del prossimo. I bisognosi nel­l’anima e nel corpo non lo lasciavano riposare neppure un attimo. Profondamente affezionato alla famiglia e alla patria, lavorò per più di quarant’anni lontano dall’una e dall’altra, trovando nei sofferenti i propri fratel­li e nella terra d’Irlanda la sua patria”.

Giovanni Andrea nasce a Munstergeleene in Olanda, l’il dicembre 1829, quarto di dieci figli, in una famiglia bene­stante. Cresce in sapienza, età e grazia. Il fratello Giuseppe dirà di lui: “Conosceva solo due stra­de, quella della chiesa e quella della scuola”. Conosce i Passio-nisti, da poco portati in Olanda dal B. Domenico Barberi e a 24 anni, il 5 novembre 1845, entra in noviziato ad Ere in Belgio e veste l’abito col nome di Carlo. Durante il noviziato è irrepren­sibile. Questa è la testimonianza di un suo compagno:

“Mi sentivo molto edificato davanti alla sua grande santità. Era esemplare, pieno di fede e di pietà, esatto, osservante del­le regole, semplice, amabile e di carattere dolce. La sua pie­tà e la sua naturale allegria gli guadagnarono la stima e l’affet­to di tutti”. Il 21 dicembre del 1850 viene ordinato sacerdote. Nel 1852 è inviato in Inghilterra dove i Passionisti erano da dieci anni. Lavorò con grande entusiasmo, così da divenire un “Apostolo dell’Ecumenismo”, adoperandosi per il bene delle anime e per l’unità dei cristiani.

Si stabilisce prima ad Aston Hall, in Inghilterra; dove si prodiga a favore degli immigrati irlandesi che svol­gono il duro lavoro delle miniere. Questa esperienza sarà utile nella sua successiva permanenza in Manda. Si dona tutto a loro, s’interessa dei loro problemi, della loro salute. Conforta, aiuta, guarisce, mentre continua a lavorare per la congregazione e per la chiesa.

Nel 1857 è trasferito in Manda, a Dublino / Mount Argus, dove i Passionisti si sono da poco insediati. Si deve costruire il convento e le chiesa, Padre Carlo si rivela provvidenziale. Il popolo irlandese, che lo ha vi­sto al suo fianco con tanta sollecitudine, si mostra ge­neroso. Si costruisce il convento e una bella chiesa, de­dicata a San Paolo della Croce. P. Carlo, senza saperlo, prepara il suo santuario.

Carlo non sarà mai un grande predicatore, soprattut­to per la difficoltà della lingua, ma passa ore e ore al confessionale. A questo ministero della Riconciliazio­ne padre Houben dedicò le sue doti e forze migliori, ri­portando nel sacramento della Penitenza innumerevoli fedeli a riconciliarsi con Dio e con gli altri uomini. As­siste i moribondi, benedice i malati con la reliquia di san Paolo della Croce, accompagnando la benedizio­ne con commoventi preghiere composte da lui stesso. Ha la fama di taumaturgo. Ogni giorno circa trecento persone, provenienti da tutte le parti dell’Manda, dal­l’Inghilterra, dalla Scozia e perfino dall’America ac­correvano a lui, attratte dalla fama della sua santità. Trovavano un cuore disponibile e tenero. Medici ed infermieri di Dublino, di fron­te a casi disperati, consigliava­no di chiamare padre Carlo. E Carlo accorreva nelle case e ne­gli ospedali, portando spesso il dono di una guarigione inspe­rata e sempre un sorso di se­renità. Con amore preparava i moribondi al grande passo, in­ginocchiato in preghiera vicino al loro letto. Portava sempre in mano un crocifisso per ricorda­re continuamente la Passione di Gesù. Lo chiamavano il ‘Santo di Mount Argus’; di lui si può dire quello che si dice di Gesù: “passò facendo del bene a tutti”. Per farlo riposare un po’, i su­periori più volte gli fanno cam­biare convento, ma poi devono riportarlo a Dublino.

In comunità era esemplare, pieno di fede e di pietà, sempli­ce ed affabile. Nonostante le oc­cupazioni, passa lungo tempo in adorazione davanti al taberna­colo. Lo trovano spesso in esta­si, specialmente durante la messa. A volte l’inserviente è costretto a scuoterlo perché prosegua nella celebra­zione.

Negli ultimi anni della sua vita soffre molto per una cancrena ad una gamba e altri mali. Sopporta tutto con pazienza, seguitando a svolgere il suo apostolato. Ogni giorno continua a salire e scendere una scala di 59 gra­dini, anche un centinaio di volte, per ricevere e benedi­re le persone che vengono a lui.

Muore serenamente il 5 gennaio 1893. Per cinque giorni, prima della sepoltura, riceve onoranze funebri dovute ad un re, con gente proveniente da tutta l’Irlanda. È stato detto il san Pio da Pietrelcina del suo tem­po. Giovanni Paolo II l’ha elevato agli onori degli alta­ri come “beato” il 16 ottobre 1988, mentre Benedetto XVI lo dichiara “santo” il 3 giugno 2007. La festa reli­giosa è al 5 gennaio.

(Cfr. Pierluigi Di Eugenio: Sotto la Croce appassio­natamente”, II ed. San Gabriele).

Francesco Valori

25/03/2010 |
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