Un funaio mancato
18 novembre

Ferdinando, primogenito di cinque figli, nasce a Pontecorvo (Fr) il 4 maggio 1883, da Pietro Paolo e Cecilia Ruscio. Tra i passionisti prenderà il nome, un po’ strano per la verità, di Grimoaldo. Se non lo conoscessimo potremmo pensare ad una ricercatezza, ma è soltanto il nome del patrono di Pontecorvo.

È un ragazzo mite e buono. Subito dimostra una autorità superiore alla sua età. Alla mamma confida che lui prega per i ragazzi cattivi perché diventino buoni. E l’esempio del paese. Sta molto tempo in chiesa. Serve la messa come chierichetto, canta nel coro parrocchiale. Si iscrive presto all’associazione dell’Immacolata.

Don Vincenzo, il parroco, lo vede spesso ed a lungo assorto in contemplazione. Alcuni compaesani gli riferiscono di aver visto il figlio del funaio, questo era il mestiere del padre, rapito in estasi davanti all’immagine della Madonna. Don Vincenzo va avanti col pensiero, fantasticando sul futuro del ragazzo e non si sbaglia. Ferdinando è anche dedito alla penitenza; prega con chicchi di granturco o sassolini sotto le ginocchia. Questa era la punizione che i maestri dell’epoca davano ai coetanei indisciplinati o poco diligenti. Lui invece desiderava volontariamente “seguire Gesù nella sua sofferenza”.

Faceva veglie di preghiera e digiuni. Era pronto per il progetto del parroco don Vincenzo e dei Passionisti del vicino santuario della Madonna delle Grazie che egli frequentava spesso. Ma papà Pietro Paolo non è molto d’accordo, non per cattiveria. A quel tempo nelle famiglie di artigiani, il primogenito era quello destinato a proseguire il mestiere del padre e a sostituirlo in caso di inabilità o prematura scomparsa. Era in altre parole, la colonna della famiglia. Pertanto cerca di fargli cambiare idea prima con le cattive poi con le buone.

Ma quando il papà gli parla per convincerlo, Ferdinando guarda il fiume che scorre li vicino e saggiamente replica: “la vita scorre come l’acqua i nostri giorni vanno via veloci e poi?”. Alla fine il papà vista l’inutilità dei suoi sforzi, addolcito dalle pressioni di mamma Cecilia, buono com’è, cede. Dice alla moglie Cecilia: “il nostro ragazzo non vuole essere funaio; il suo interesse è solo per la chiesa”. Anzi, è lui ad accompagnarlo alla stazione quando parte per il noviziato.

Ferdinando si è preparato applicandosi allo studio del latino, della grammatica e della retorica. Ha studiato anche di notte a lume di candela ed in pochi mesi ha fatto quello che si faceva in tre anni di scuola regolare. A sedici anni decide di entrare in noviziato e il 15 febbraio 1899 arriva a Paliano, il 5 marzo veste l’abito e sceglie di chiamarsi Grimoaldo.

Irreprensibile a casa, ancor più in convento. Un suo compagno afferma che “mai notò in lui difetto alcuno e che faceva tutto in grado eroico, perché desiderava essere santo”. Dopo la professione si trasferisce a Ceccano. Continua gli studi delle materie classiche e poi quelli della filosofia e della teologia in preparazione al sacerdozio. È lodevole nell’impegno scolastico. “Sempre ilare anche nelle umiliazioni, nelle contrarietà, nelle difficoltà degli studi”, dovute all’affrettata preparazione di base. Come per S. Gabriele, di cui vuole essere imitatore, già da studente, la sua fama si diffonde intorno al convento.

Molti fedeli si affidavano alle sue preghiere. E le preghiere di Grimoaldo spesso ottengono le grazie richieste. La sua vita scorre gioiosa e nel vigore della giovinezza. Sembra un colosso di salute. Ma il 31 ottobre 1902, durante una passeggiata pomeridiana, Grimoaldo avverte lancinanti dolori alla testa e disturbi visivi. La diagnosi del medico è severa e chiude la porta ad ogni speranza: meningite acuta.

Mostra subito grande pazienza nell’accettare la malattia e spesso ripete di essere “contentissimo di fare la volontà di Dio”. Negli ultimi istanti di vita il suo volto diventa splendido come il sole, i sui occhi si fissano su un punto della stanza. Muore al tramonto del 18 novembre del 1902, sereno e tranquillo, come bambino tra le braccia di sua madre. I genitori non sono presenti alla sua morte; Grimoaldo appare loro per confortarli. Viene sepolto nel locale cimitero di Ceccano.

Alla esumazione, nella tasca del suo abito viene trovato un pezzetto di stoffa ed un biglietto con scritta: “abito del venerabile Gabriele dell’Addolorata”. E morto giovane anche lui e di lui si è scritto: “Questo angelo è stato un perfetto imitatore del nostro venerabile Gabriele, tenerissimo devoto della Vergine, di squisita purità d’intenzione, di continuo ed intimo tratto con Dio; docile e maneggevole come cera nelle mani dei superiori”.

È dichiarato venerabile il 14 maggio 1991 e beato il 29 gennaio 1995.

18/11/2011 |
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