La tessitrice di Piansano

1 maggio

Lucia Burlini impersonifica l’ideale della santità da laici e più precisamente da laici passionisti. È un esempio straordinario che però non deve scoraggiarci ma stimolarci ad imitarlo per quello che possiamo, con umiltà. E una laica che ha scelto lo stato di nubile per consacrarsi al Signore. Ma potremmo anche immaginarcela come madre di famiglia. Non cambierebbe nulla. In concreto la santità consiste nell’imitare Cristo Gesù, nell’avere gli stessi modi di sentire e di agi­re. I sacerdoti fanno questo occupandosi delle cose del Padre, i fedeli laici lo fanno occupandosi anche delle cose del mondo. In pratica il laico deve affermare il primato di Dio, non tralasciando i doveri del proprio stato, anzi armo­nizzandoli con i valori spiri­tuali dell’esistenza.

Questo si­gnifica mettere il Signore al primo posto, come raccoman­da San Paolo nella prima let­tera ai Corinzi: “Quelli che hanno moglie vivono come se non l’avessero, quelli che comprano come se non pos­sedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno”.

Il rapporto di san Paolo del­la Croce con Lucia è anche un bell’esempio della vitalità della chiesa. Una chiesa è vi­tale quando esiste uno scam­bio, una simbiosi fra il sacer­dote e il fedele laico. Senza quest’osmosi la chiesa muore; il sacerdote che si chiude in sé forse riesce a dare una buona immagine di sé, ma la sua attività è sterile, senza frutto. Il laico abbandonato a se stesso, che limita il suo rapporto con il sacerdote alla messa domenicale e alla confessione sporadica, è un iso­lato, una persona con una vita spirituale a rischio.

Lucia nasce a Piansano (VT) il 24 maggio 1710, pri­mogenita di quattro figli, da Pietro e Cristofana Bianchi. Una fanciullezza ed un’adolescenza come tutte. Una fa­miglia sana che fin dall’età di cinque anni la inserisce nella “Scuola Pia”, tenuta da religiose. Qui apprende i primi elementi dell’educazione cristiana. Qui impara i la­vori di cucito, ricamo e taglio; ma il lavoro che fa nella vita, quello di tessitrice, le viene insegnato dalla madre e da qualche brava donna del paese.

Non impara a leggere e a scrivere. In quell’epoca l’al­fabetizzazione per le donne era ritenuta inutile, se non di­sdicevole. Riuscirà da autodidatta a leggere a stento. A sette anni fa la cresima e a circa 13 la prima comunione. Il suo confessore riferisce che Lucia è una giovane devo­ta, esemplare, tutta dedita al telaio, alla preghiera ed alla famiglia. A 24 anni nella quaresima del 1734 incontra Pa­dre Paolo che, insieme al fratello Giovanni Battista, si trova in predicazione nel vicino paese di Cellere. Lucia rimane attratta dalla personalità del Santo, e questi resta rapito dalla grazia di quell’anima assetata di Dio. D’ora in poi sarà lui il suo direttore. Lo incontra quando Paolo visita il convento della Madonna del Cerro. Lo insegue da per tutto. E con il suo asinelio diventa strumento della provvidenza per i passionisti. Dà del suo e va alla questua per loro.

Padre Paolo le è grato, la stima, la guida alla più alte vette della mistica. La incoraggia nelle difficoltà della vi­ta. La chiama “gran serva di Dio” e la ritiene una misti­ca eccezionale. A lei spiega per prima la dottrina della “morte mistica”. La considera “figlia” e “sorella”. Le scrive: “Spero che non vi scorderete di me e della nostra congre­gazione. Dico “nostra” per­ché sapete che facciamo vita comune in Dio”. Fu lei a inco­raggiare il P. Paolo alla fonda­zione del ramo passionista femminile, dopo una visione in cui vide il Crocifisso attorniato e confortato da tante “tortorelle e colombe”.

Le scrive parole di fuoco: “Oh Lucia! Quanto siete obbligata a Dio! Con quanta fedeltà dovete esercitarvi nel­le sante virtù, massime nel­l’umiltà, per piacere sempre più al Sommo Bene! Spero di incontrarvi nel prossimo in­verno per potervi parlare dell’ineffabile dolcezza del Suo Ss.mo Amore. Vi prego ad obbedire ai dolci inviti in­teriori dello Spirito Santo: Gesù vuole da voi un altissi­mo distacco da tutto il creato, una vera morte mistica a tutto ciò che non è Dio, una grande nudità e povertà di spirito, per essere tutta vestita in fede purissima e S. Amore. Oh Lucia! Ascoltate le voci soavissime del vostro Sposo Celeste! Vivete di fede e di S. Amore”.

Il telaio le procura dolori e dispiaceri. Fa troppo rumo­re e viene portata in giudizio per fino da un parente con il pretesto che fa tremare l’edificio e ne minaccia la stabi­lità. Inoltre il telaio è posto in un locale umido e buio. Ammala di dolori reumatici ed ha varie piaghe in varie parti del corpo. Alla scuola di S. Paolo lei si mostra “un miracolo di pazienza”, benedicendo e ringraziando sem­pre Gesù Crocefisso. A tutto ciò nel 1760 si aggiunge una malattia misteriosa che Paolo chiama “infermità d’amo­re”, seguita dall’unione trasformante nel 1763 e dal ma­trimonio spirituale nel 1764.

Vive gli ultimi 13 anni a letto; non può camminare a cau­sa delle piaghe ai piedi. Nel gennaio del 1778 viene provata dalla “notte dello spirito”, con dubbi e aridità che le tolgo­no la pace interiore. La serenità però ritoma e si sente “im­paradisata”. Muore il 1 maggio 1789 in fama di santità. È dichiarata venerabile il 23 ottobre 1987.

Accanto a Gemma Galgani, è degno modello e protettrice del MLP.

Francesco Valori

03/10/2011 |
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