Una comunità passionista martire: i 26 martiri di Daimiel

23 luglio

Nel 1936, a circa due anni di distanza del martirio di s. Innocenzo Canoura, si ripropone lo stesso scenario politico e si consuma il martirio della comunità passionista di Daimiel. È l’inizio della guerra civile spagnola. Gli stessi i protagonisti: da un lato l’amore innocente, dignitoso e mite delle vittime, umili religiosi dediti solo a Dio e all’amore del prossimo e dall’altro l’odio perverso e crudele di cristiani che diventano carnefici dei fratelli.

A Dainiell, una cittadina a circa 150 Km da Madrid, i Passionisti hanno una casa e reggono il santuario del “Cristo della Luce”. La comunità conta trenta religiosi fra sacerdoti, fratelli laici e in maggioranza giovani studenti, tutti di 18 – 21 anni, che si preparano al sacerdozio e alla vita missionaria in America Latina. Nessuno di loro si è mai immischiato in questioni politiche. Vivono tuttavia nel clima di feroce odio contro la chiesa e ne sono vittime innocenti. Alla comunità il 13 luglio 1936 si è aggiunto il provinciale, padre Niceforo Diez, che prevedendo giorni difficili per i confratelli, è tornato in Spagna dall’’America latina per stare vicino soprattutto ai giovani studenti ed essere di conforto e di esempio.

Il martirio è nell’aria. Così scrivevano in quei giorni alle famiglie quei giovani studenti: “Il Signore mi conceda la grazia di essere un vero discepolo di Cristo e spargere il mio sangue come suo martire. Anche se mi ammazzassero per Cristo, tornerò in seminario. Potete essere orgogliosi di avere presto un figlio martire in cielo. Se è necessario dobbiamo essere disposti anche a morire per la nostra fede”.  Nella zona durante la dura persecuzione viene eliminato più del 40% del clero. Il 18 luglio 1936 scoppia l’insurrezione militare. Tre giorni dopo alle 23,30 i miliziani irrompono in convento e ordinano lo sfratto immediato. La motivazione: “Il convento deve servire ad altre cose”.

I religiosi si radunano in chiesa. Il provinciale prende la pisside con le ostie consacrate e pronuncia queste ispirate parole: “Cittadini del Calvario, questo è il nostro Getsemani. Alla prospettiva dolorosa della morte la nostra natura sbigottisce e si abbatte, però Gesù sta con noi. Io sto per darvi colui che è la forza dei deboli. Gesù all’inizio della sua passione fu confortato da un angelo, noi siamo confortati e sostenuti da lui stesso. Tra poco saremo con Cristo. Cittadini del calvario, animo a morire per Cristo. A me tocca il compito di infondervi coraggio, ed io stesso mi sento stimolato dal vostro esempio”. Imparte a tutti l’assoluzione sacramentale e la riceve anche lui dal superiore; tutti poi ricevono l’Eucaristia. Dopo aprono le porte e si consegnano ai miliziani. P. Niceforo li prega di ucciderli subito lì in convento, non “come conigli in aperta campagna”. Ma loro dicono di non volerli uccidere. Li conducono fuori la città, intimano loro di disperdersi e di non tornare più indietro. Qui comincia il gioco del gatto col topo. Si dividono a gruppi e si dirigono in varie direzioni. Tutti, meno cinque saranno uccisi in luoghi diversi, con modalità diverse, nell’arco di tre mesi, dal 23 luglio al 23 ottobre.

Il primo gruppo di dodici religiosi viene catturato a Manzanares. Con loro è anche il provinciale. Vengono fucilati. Alcuni muoiono subito. Padre Niceforo non muore subito e viene finito con il colpo di grazia. Uno studente viene lasciato morire dissanguato in ospedale. Gli altri sei, feriti, vengono curati e una volta ristabiliti il 23 ottobre sono fucilati anch’essi.

Tutti gli spostamenti sono segnalati. Nove religiosi vengono arrestati alla stazione di Ciudad Real. Vestono abiti civili ma hanno un salvacondotto per Madrid da parte del governatore che li qualifica come religiosi passionisti. Sono tutti fucilati. Un sacerdote chiede di poter essere ucciso per ultimo e viene accontentato. Intanto assolve gli altri confratelli e quando arriva il suo momento i miliziani sembra vogliano risparmiarlo. Lui però dice: “il mio posto è vicino ai miei fratelli immolati” e viene ucciso.

Un gruppo composto da  tre religiosi cerca di raggiungere Madrid. Il 23 luglio vengono arrestati a Malagòn e rinchiusi nel municipio del luogo. Vengono in seguito accompagnati alla stazione e messi sul treno. A Urda sono attesi dai rivoluzionari, fatti scendere e uccisi il 25 luglio. Due sono catturati e fucilati a Carriòn de Calatrava. Cinque religiosi raggiungono Madrid dove restano fino alla fine della guerra, quando, usciti dal carcere, racconteranno tutto quello che sanno della comunità martire di Dainiell.

Ecco il nome dei ventisei martiri dichiarati beati da Giovanni Paolo II il giorno 01 10 1989:

Otto sacerdoti: Niceforo Diez, Germano Perez, Giampietro Bengoa, Filippo Valcobado, Ildefonso Garcia, Pietro Largo, Giustiniano Cuesta,

Tre fratelli laici: Paolo Maria Leoz, Benito Solana, Benito Anacario, Filippo Ruiz.

Quindici Studenti: Eufrasio De Celis, Maurilio Macho, Tommaso Cuartero e Giuseppe Maria Cuartero (fratelli), Giuseppe Estalayo, Giuseppe Osés, Giulio Mediavilla, Felice Ugalde, Giuseppe Maria Ruiz, Fulgenzio Calvo, Onorino Carracedo, Laurino Proano, Epifanio Serra, Abilio Ramos, Zaccaria Fernandez,

Francesco Valori


04/07/2011 |
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