26 agosto

Apostolo dell’unità

La storia di Domenico ci dice che se il Signore si mette in testa una cosa, la  porta a termine. Specie se si imbatte in uno determinato come Lui.

Ultimo di undici figli, nasce presso Viterbo il 22 giugno 1792 da Giuseppe e da Maria Antonia Pacelli, agricoltori.
La morte si accanisce presto con la famiglia Barberi. In pochi anni Domenico perde una sorella di 10 anni, il padre e la madre. A 11 anni Domenico, rimasto orfano, è costretto ad andare a lavorare presso uno zio materno, contadino anch’egli . Deve lasciare gli studi che aveva iniziato con i cappuccini , dimostrando “un grande ardore per lo studio”. Fino a 21 anni attraversa un periodo di crisi, ma senza grossi sbandamenti. Conosce poi i passionisti del vicino convento di Vetralla e con questi riprende lo studio e la formazione cristiana.

Dopo un travaglio interiore, lascia la sua fidanzata e nel 1814, a 22 anni, entra nel noviziato di Paliano. Ispirandosi a questa vicenda personale, scriverà: “Tracce di misericordia divina nella conversione di un gran peccatore”. Consapevole di non avere studiato abbastanza, aspira solo a diventare fratello laico. Ma in preghiera davanti all’immagine della Madonna ha una locuzione interiore che gli dice che diventerà sacerdote e sarà apostolo del Nord Europa, specialmente dell’Inghilterra.

Durante il noviziato passa misteriosamente dalla condizione di fratello religioso a quella di aspirante al sacerdozio. Lo Spirito Santo lo riempie di scienza e di sapienza; il 1 marzo 1818 è ordinato sacerdote a Roma. È un religioso esemplare per scienza e per vita. Ottimo predicatore. Insegna filosofia, teologia, sacra eloquenza. Ha fatto voto di non perdere mai tempo! Studia e scrive libri di teologia, filosofia, mariologia, mistica, agiografia ecc. Una produzione immensa di oltre 180 titoli!

Rinunzia all’episcopato di Palermo, ma è chiamato a ricoprire posti di responsabilità nella congregazione: fino alla carica di provinciale. Non tralascia la predicazione ed è assiduo al confessionale. Non dimentica la voce che gli indicava l’Inghilterra come meta del suo apostolato. Organizza una crociata di preghiere per questo scopo. Anche S. Paolo della Croce aveva tanto pregato per la conversione dell’Inghilterra e, dopo un’estasi, aveva esclamato: “Che ho veduto, che ho veduto! I miei figli in Inghilterra!”.

Questo sogno si realizza con Domenico, che, nel 1840, parte per il Belgio per realizzare le prime fondazioni passioniste fuori d’Italia. Nel 1841 sbarca in Inghilterra e inizia un apostolato instancabile per l’unità della Chiesa. Lo spirito ecumenico ispira tutti i suoi atti; a questo si era preparato fin da quando il Signore gli aveva indicato la sua missione.

Precorre i tempi: dopo tanti anni noi ricalchiamo la strada indicata da lui. Conia per primo il termine dei “fratelli separati”, per definire la condizione degli anglicani. Ricorda a chi lavora per l’unità della Chiesa che solo Dio può cambiare i cuori e che perciò “è necessaria una grande umiltà, accompagnata da una grande confidenza in Dio, che solo può cambiare i cuori. In secondo luogo è necessario un gran fondo di scienza. Poi solo il cuore può parlare ai cuori; la mansuetudine e la dolcezza cristiana sono i veri contrassegni di un difensore della religione cristiana. “.

Domenico chiede agli anglicani di pregare per lui e per la chiesa cattolica e viceversa e non esita ad ammettere eventuali torti della stessa. Ha contatti con molte personalità dell’anglicanesimo, in particolare con i professori di Oxford, che sono alla ricerca della via dell’unità. Si dice pronto a dare la vita per l’unità dei cristiani. Accoglie in congregazione George Spencer, nobile pastore anglicano, che diventa sacerdote passionista e servo di Dio. Riceve nella chiesa cattolica John Henry Newman, stimato “il papa dei protestanti, il loro grande oracolo, il più dotto uomo d’Inghilterra”, poi cardinale cattolico e anch’egli servo di Dio. L’esempio di Newman sarà seguito da molti professori di Oxford e da oltre 300 alte personalità del clero e del laicato anglicano e da migliaia di fedeli.

Domenico è ammirato da tutti per la sua dottrina e la personalità “composta, dicono, di quanto vi è di umile e di sublime nella natura umana”. E definito “bambino” per la sua semplicità e “leone” per la sua intelligenza. Non mancano avversità e ostacoli. E infaticabile e non si risparmia. Il 27 agosto 1849 durante un viaggio viene colto da improvviso malore e muore in una stazione ferroviaria, presso Londra.

Nel 1963, durante il concilio ecumenico Vaticano II, Paolo VI lo dichiara beato e lo saluta col titolo di “apostolo dell’unità”.

Francesco Valori

04/07/2011 |
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