Non mi era mai capitato di soffermarmi su questo versetto:  “Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.” Gv 8, 9.

Ad un certo punto tutti vanno via, resta solo la donna e Gesù. Che capolavoro di Misericordia! Questa immagine mi fa pensare al momento in cui ognuno di noi va dal sacerdote per confessarsi. Nel confessionale non c’è nessuno: solo io e Gesù. Lui non ha bisogno di testimoni, di giudici, ha bisogno solo di cuori pentiti. La Sua Misericordia è davvero immensa, è il momento dell’incontro tra l’umana natura di un cuore duro come la pietra e l’infinito Amore di Dio.

Per me quest’anno è stato segnato proprio da questo incontro… Per noi ACG (Amici di Gesù Crocifisso), chiamati a vivere la vita consacrata e donata tutta a Gesù, è sempre un dono incontrare il Suo Amore. Solo così permettiamo al Maestro di modellarci a sua immagine. Questo è ciò che mi è successo prima di partire verso “Mamma Africa”. Sembrava mi stesse aspettando! Il Signore ha preparato il mio cuore rigenerato dall’incontro con la Sua Parola durante gli esercizi spirituali presso il Santuario “S. Gabriele dell’Addolorata” a Teramo. Mi ha inviato a donarlo nella terra dell’Amore. Si, questa è l’Africa per me: La terra dell’Amore. Poter raccontare ciò che i miei occhi han visto appena arrivato in Africa è davvero difficile.

L’idea dell’Africa mette in crisi già all’aeroporto in Italia, tutto era già in discussione di me stesso. Piccole paure mi hanno assalito e limiti si sono affacciati, superati però con forza di volontà: dovevo raggiungere la “Mamma”. Essa mette a nudo, scruta dentro e fa uscire ogni piccola cellula del tuo corpo. Ti piomba addosso un dolce “peso” e credo che chiunque abbia paura di fare i conti con se stesso, chiunque non sia in grado di sopportare questo peso forse è meglio che non parta per un’esperienza di questo tipo.

Finalmente l’ho incontrata, sono in Africa!

La “Mamma” ti crea sensazioni nuove e al tempo stesso mette in discussione tutte quelle che già vivi di tuo da una vita. Che strana sensazione essere avvolto da odori che di solito sono sgradevoli ma in quella terra assumono un fascino diverso. Proseguendo nell’esperienza mi accorgo che non esiste distinzione, non esiste nessuno che non porga un saluto ai passanti. Che sia un bianco o un  nero, italiano, spagnolo, asiatico, africano, tutti salutano con un sorriso: l’arma più potente del mondo. L’Africa distrugge quella parte di te egoistica con i suoi sorrisi.

Guardando intorno a me vedo, almeno secondo i criteri fittizi che ci siamo costruiti noi occidentali, un vita di degrado. Si, lì c’è la povertà, ma non è morte, per loro è “ESSENZIALITA’” .Camminando per le strade mi affaccio in un scenario variegato dove una casa quasi del tutto a pezzi è affiancata da un immenso palazzo brillante e nel bel mezzo di un mercato, decisamente poco indicato per i deboli di cuore, sorge un centro commerciale. È strano anche vedere correre i bambini inseguendo una ruota che rotola per terra di fronte ad un palazzo al cui interno c’è la Apple, Samsung, Sony. Si, l’Africa è un mixer di persone, cose, sensazioni, emozioni, delusioni, gioie, tutto però coronato dall’immenso Amore!

L’incontro coi bambini del “Villaggio della gioia” è il vero incontro con Dio fatto carne. Nei loro occhi, sorrisi, abbracci e carezze, c’è tutto l’Amore di Dio; difficile restare immobile quando li vedevo correre verso di me. Mi stringono forte come se mi conoscessero da una vita e avviene così il miracolo della Misericordia di Dio. Nessun cuore, neanche il più duro, credo possa resistere a quell’amore e quindi sciogliersi come neve al sole. Sono loro i veri protagonisti del mio viaggio. Loro insegnano l’essenzialità! Uno scambio di due parole anche al buio, visto la poca luce, sono mille volte meglio di WhatsApp, Facebook e ogni sorta di social network. Questi “angioletti neri”, chiamati così dal loro papà e fondatore del villaggio Padre Fulgenzio Cortesi (missionario passionista), uomo innamorato di Dio, insegnano che è bello guardarsi negli occhi. Specchiare i propri sentimenti con quelli del tuo interlocutore, fare comunione non solo di parole, ma anche di gesti, sensazioni ed emozioni è la vera ricchezza che l’Africa ti dona.

E’ stato straordinario vedere come erano felici quando per loro si “faceva qualcosa”. Il compito di noi volontari è stato quello di pitturare le case-accoglienza, le  stanze, dando una semplice rinfrescata. Per loro è stato come aver costruito una nuova casa.

Ogni tanto, usciti prima da scuola, venivano a vedere noi mentre lavoravamo. Le loro bocche aperte dallo stupore erano la vitamina che ci dava energia. Finire la giornata di lavoro sapendo che tornati in ostello avremmo trovato fuori tutti i bimbi, era la medicina contro ogni stanchezza. Era una gioia immensa vederli ridere perché con la vernice eri  ancora più muzungu (bianco).

Ricordo quando ero piccolo in televisione andavano sempre in onda, da parte di associazioni, spot di sensibilizzazione sociale:  “Aiuta l’Africa”, io  credo invece che “(ti) Aiuta l’Africa”. Essa cambia dentro, ti aiuta a tornare ad amare.

Rientrando in Italia noto la nostra povertà e mi consolo col film di San Francesco (la versione interpretata da Raul Bova). Quando però Francesco arrestato e messo in carcere chiede allo sconosciuto che sta nella cella accanto alla sua (Frate Leone), come si può vivere ciò che è scritto nella bibbia, il detenuto gli risponde: “Amando ogni cosa su cui si posa il tuo sguardo”, per un attimo sono tornato dalla “Mamma”.

Questo mi ha insegnato l’Africa: ama senza riserve, dona tutto te stesso per questo amore. In cambio avrai solo un abbraccio, una carezza, ma nel cuore avrai una certezza: quello è l’abbraccio e la carezza di Dio!

Rutigliano, 23/09/20116                                                                             Nicola De Candia

27/09/2016 | Tags: | Categoria: Archivio News |

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