- Festa di Santa Gemma a Loreto
- 19 maggio Giulianova – INCONTRO del CONSIGLIO ESECUTIVO A.G.C. con i COORDINATORI, VICE COORDINATORI, SEGRETARI e ASSISTENTI SPIRITUALI
- 30 maggio Milano – Benedetto XVI incontra le famiglie
- Collage del Ventennale M.L.P.
- Giornata di Consacrazioni a Fossacesia
- Gli A.G.C. sul sito della Diocesi di Fermo
Interventi
Padre Alberto
Carissimi Amici Aggregati, vi avevo promesso una nuova organizzazione del... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Carissimi, ricordo che mercoledì prossimo, 16 maggio, è la festa... [vai alla discussione]
Piera
Carissimi responsabili di fraternità, assistenti e responsabile naz. Amici aggregati, Avrete... [vai alla discussione]
FORMAZIONE 2011
- CALENDARIO AMICI DI GESU’ CROCIFISSO 2012
- CALENDARIO CONSACRAZIONI SOLENNI 2012
- FESTE PASSIONISTE
- FORMAZIONE 2012: ” La spiritualità passionista “
- INCONTRI DI FRATERNITA’
- MEDITAZIONI MENSILI
Categorie
Si è svolta presso la chiesa di San Gabriele di Giulianova, l’ottava Festa della Carità, organizzata dalla Caritas parrocchiale e Don Ennio il parroco. Sul tema “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt. 25;40)
Il relatore P. Dario Di Giosia, Assistente Provinciale MLP, ha tenuto un incontro di preparazione con i volontari Caritas e il gruppo degli Amici di Gesù Crocifisso di Giulianova. (leggi di più…)
Cesare Pietro Silvestrelli nasce in un bel palazzo gentilizio di Roma, il 7 novembre 1831. Il padre Giantommaso è un nobile e ricco di Tuscania; la madre, Teresa Gozzani, appartiene ai marchesi di S. Giorgio di Casale Monferrato (AL). I Silvestrelli avevano una cappella di famiglia e un precettore ecclesiastico per l’assistenza scolastica e la formazione cristiana dei figli.
Cesare è di bell’aspetto, intelligente, colto, intraprendente, sa trattare con tutti. Frequenta con successo la scuola del Collegio Romano dei Gesuiti. Cura molto anche la sua preparazione religiosa sotto la guida del precettore. Probabilmente segue con interesse la vita politica; il fratello Luigi sarà deputato al Parlamento.
È fornito di molte qualità naturali che metterà al servizio di Dio nella congregazione passionista. (leggi di più…)
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La Fraternità di Morrovalle
venerdì 9 dicembre alle ore 21.00,
presso il Santuario della Madonna della Quercia a Morrovalle, ricorderà in una messa di suffragio il caro Romeo.
Tutti sonno invitati.
Abbiamo presentato in questo anno, mese per mese, la vita e l’opera del nostro fondatore, San Paolo della Croce. Facendo una sintesi, ci chiediamo: “Chi era realmente Paolo della Croce, che la Chiesa ha proclamato santo e ne ha posto una statua nella basilica di San Pietro, in mezzo alla schiera dei più grandi santi?”. Un suo grande conoscitore lo ha definito “Un uomo tutto di Dio” (Lippi, S. Paolo d.Croce, p. 261).
“Un uomo”, ricco come pochi di tante belle qualità e dote umane che rendono eccezionale una persona, ma anche con le caratteristiche e i limiti propri della natura umana e di ogni carattere.
“Tutto di Dio”: un’abbondanza di tanti doni di Dio e di tante eroiche virtù, che hanno arricchito la sua vita da renderlo un grande santo e un grande fondatore, attuale anche nella Chiesa del dopo Concilio e nella società difficile in cui viviamo. Il Signore gli donò dei genitori ricchi di fede e di figli. Da loro apprese il cammino di santità, l’amore per la Passione di Gesù, per la solitudine e per la penitenza, l’impegno per il lavoro alla luce di Dio, il primato di Dio in ogni cosa: doni che furono poi i capisaldi di tutta la sua vita.
La formazione di Paolo
Paolo non si dedicò alla vita religiosa nella prima giovinezza. Primogenito di ben sedici figli, si impegnò presto ad aiutare il papà nelle sue attività commerciali, fino a 27 anni. Si formarono allora alcune caratteristiche della sua personalità che lo accompagnarono anche in seguito, nella sua missione di fondatore, di apostolo e di padre spirituale. Un uomo concreto, pratico, realista. Proverbiale la sua schiettezza. Aiutando il padre in bottega o trasportando merce da un paese all’altro, attraverso pericoli di ogni genere, sviluppò un forte senso pratico e amore per le cose concrete. Era pieno di inventiva. Si formò un carattere comunicativo, socievole, sincero, che lo faceva ricercare da un numero grande di persone. Dell’uomo di commercio Paolo conserverà le doti di agilità mentale, decisione, facilità a mettersi in viaggio e ad affrontare rischi e pericoli. Aborriva le lungaggini della burocrazia anche ecclesiastica. Seppe trattare con saggezza gli grandi problemi che il sorgere della nuova congregazione suscitava nella Chiesa del Settecento piena di compromessi. Non adulò i potenti, ma ricorse al loro aiuto e fu riconoscente verso quelli che lo aiutarono.
Non ha composto trattati speculativi, ma dai suoi scritti è possibile ricavare una dottrina teologica e mistica profonda e coerente, da essere studiata ed esposta da insigni filosofi e teologi. Voleva che i suoi religiosi fossero bene istruiti nelle scienze sacre. Desiderava avere in congregazione soggetti di alta qualità e abilità.
Aveva una cultura essenziale e concreta, con una grande intelligenza e una forte memoria. Oltre al “Diario” spirituale del Castellazzo, tanto apprezzato da grandi studiosi di mistica, e il trattatelo “La Morte Miastica”, scrisse varie decine di migliaia di “lettere” di direzione spirituale. Ne sono rimaste poco più di 2000, che si leggono anche oggi con interesse, gioia e frutto spirituale.
Paolo viene descritto come un carattere “sanguigno e fortemente emotivo”. Questa emotività sì manifestava nella facilità a commuoversi fino al pianto. Molti testimoni parlano delle sue lacrime nella celebrazione della messa, nelle prediche e negli incontri personali. Era anche tenerissimo negli affetti, frutto dell’ottima esperienza affettiva fatta in famiglia. Verso i giovani passionisti aveva una tenerezza paterna: li abbracciava, stringendoli forte al petto e piangendo. Li chiamava «angeli in carne». Il solo vederli tanto devoti, pronti e silenziosi nei loro santi esercizi, lo commoveva. Aveva una grande tenerezza anche verso i fratelli laici e i missionari che tornavano stanchi dalle missioni.
L’emotività si manifestava in lui anche nella facilità ad alterarsi. É un difetto ricordato nei processi. Nessun testimone attribuisce questa caratteristica a scarsa virtù, ma solo al suo temperamento sanguigno. Ciò che impediva a questo carattere forte di far soffrire gli altri era l’amore. Quando doveva rimproverare, lo faceva con energia, ma anche con tanta carità e spesso con manifestazioni di tenerezza con chi accoglieva bene il rimprovero. La sua carità e delicatezza senza limiti coprivano e riparavano tutto, pronto anche a chiedere scusa e perdono. Un teste ricorda: «Riscuoteva più amore dopo fatta la correzione che prima, perché, se vedeva che un suddito la prendeva in buona parte e si umiliava, il santo gli faceva volto sì buono e gioviale ed accoglienze sì amabili che rapiva i cuori».
Uomo ottimista, allegro, umorista. Da uomo aperto ed estroverso, egli manifestava le sue gioie con la stessa naturalezza con cui manifestava le sue angustie. Non accettava aspiranti alla vita passionista che avessero un carattere malinconico, perché, diceva, in genere non fanno una buona riuscita.
La sua dottrina mistica non era un dolorismo sentimentale, perché la gioia cristiana era sempre presente nell’esperienza della croce. Questa gioia si manifestava spesso nell’umorismo. Sembrerà strano che si attribuisca umorismo al fondatore dei Passionisti, ma i suoi scritti e tante testimonianze che lo riguardano abbondano di uscite umoristiche.
Grande contemplativo e mistico
Un carattere fortemente attivo ed estroverso non gli impedì di essere un grande contemplativo, amante della solitudine e della continua comunione con Dio. Pochi religiosi di vita attiva hanno viaggiato c operato quanto Paolo della Croce. Ma è anche vero che pochi contemplativi hanno passato tanto tempo nel silenzio e nell’orazione quanto ne ha passato lui fin da giovane, con un’attrazione irresistibile per la preghiera che lo porta a dedicarle fino a 7 ore tra giorno e notte. Questo ci fa capire le basi di una sua espressione dell’età matura: «Io non posso capire come mai si possa trovare qualcuno che non pensi sempre a Dio».
Da questa forte esperienza di Dio nasceva la continua coscienza della presenza di Dio. «Tutta la sua vita - attesta un religioso - è stata una continua attenzione a Dio. Ogni volta che lo vedevo, sembrava che stesse sempre in orazione». Per questo esortava continuamente religiosi e laici a tenere sempre accese le lampade della fede, speranza, carità, cioè a vivere alla presenza di Dio.
Per alimentare la vita interiore, pratica il distacco dal mondo, la penitenza e la solitudine. Queste scelte Paolo colpiscono soprattutto perché le ha fatte da laico, prima di essere ordinato sacerdote a 33 anni.
Le vette dell’esperienza mistica
L’esperienza spirituale più significativa di san Paolo della Croce è stata il dono delle stimmate interiori e l’unione sponsale per amore puro con il Crocifisso, il così detto matrimonio mistico, che è una esperienza di amore e intimità con Dio così forte, come lo è, sul piano umano, il matrimonio tra due persone. Alcuni studiosi fanno risalire questi doni alla prima giovinezza, altri li pongono nell’ultimo periodo della vita, almeno nella forma più piena. Certo già nella grande esperienza mistica dei 40 giorni di Castellazzo, troviamo alcuni doni mistici eccezionali. Nel “Diario” dei 40 giorni, san Paolo della Croce ricorda:
“Il desiderio di essere crocifisso con Gesù; il dono delle lacrime; elevazioni in Dio con altissima soavità; colloqui d’amore con Gesù al quale racconta i suoi tormenti; le pene di Gesù infuse nell’anima; giubilo e desiderio di patimenti tanto grande che “il freddo, la neve e il gelo parevano soavità”; languire per la perdita di tante anime; cognizione di sé stesso come peggiore di un demonio; paura che gli vengano tolti i patimenti; esperienza di patire senza conforto, come di una grande grazia e timore di perderla; esperienza di bere amore al Cuore di Gesù; cognizione dell’anima unita con vincolo d’amore con la ss. Umanità di Gesù e insieme liquefatta ed elevata alla cognizione alta e sensibile della Divinità”. Queste sono già esperienze mistiche eccezionali, soprattutto se si pensa che si tratta di un giovane che è all’inizio di un forte cammino spirituale.
Seguono poi circa 50 anni di vita intensa impegnata nella fondazione della congregazione e in un grande apostolato, con pochi giorni di sole e molti di fitta nebbia, con pene interiori tanto forti “da non voler augurare – diceva – neppure ai cani”. E’ il “nudo patire senza conforto”, per condividere l’amore e il dolore del Crocifisso, per la salvezza delle anime, uno stato d’animo che ha meritato al santo il titolo del “principe dei più grandi desolati”. Scriveva: “Cammino per vie spaventose e passo la povera mia vita sepolto sotto acque profonde, amare e tempestose”. Dopo tante esperienze mistiche, il suo timore è che Dio sia sdegnato con Lui e lo abbandoni. Ma la fede non vacilla: “Più vedo crescere travagli, più voglio sperare in Dio”. E trova l’ancora di salvezza nell’accettazione della volontà di Dio: “Il mio cibo continuo sia la volontà di Dio”. Negli ultimi anni della sua vita la bufera incomincia a dissiparsi e pian piano torna a risplendere il sole.
Nella settimana santa dell’anno 1768, nel Ritiro di S. Angelo di Vetralla, Paolo della Croce volle fare l’adorazione di 24 ore davanti al cosiddetto «sepolcro». In quell’intensissima adorazione, il Signore gli imprime fisicamente sul cuore gli strumenti della Passione: è una stigmatizzazione particolare «con un misto di eccessivo amore e di eccessivo dolore». Poco dopo questa esperienza, sempre nel Ritiro di S. Angelo, Paolo viene abbracciato dal Crocifisso. Questo abbraccio fissa nei secoli l’immagine più vera di san Paolo della Croce. E’ il compimento dell’unione sponsale con il Crocifisso. Con essa il santo, compenetrato dai doni dello Spirito Santo, ottiene una particolare partecipazione di amore e di dolore con Gesù Crocifisso, un tutt’uno con Lui e con il suo corpo mistico, in particolare con i più bisognosi di salvezza.
Concludendo, è possibile ancora oggi sentire il fascino di san Paolo della Croce e l’attualità del suo messaggio, approfondendo la conoscenza della sua persona, della sua vita e del suo insegnamento.
Questo è San Paolo della Croce: un santo austero, ma sensibilissimo e amabilissimo, grande mistico e grande apostolo, pieno di tenerezza e di carità. Un grande uomo pieno di Dio.
Rifletti
1. Quali aspetti della vita di S. Paolo della Croce ti hanno colpito di più?
2. Quale catechesi di questo anno ti ha colpito di più e perché?
3. Che cosa dice oggi a noi San Paolo della Croce?
P. Alberto Pierangioli












