- Selva di crocifissi per la peregrinatio crucis
- 25 febbraio ore 9.30 – Convocato il Consiglio Esecutivo a Morrovalle
- Festa della Passione a Giulianova
- «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)
- Ventennale del Movimento Laicale Passionista
Interventi
P. Alberto Pierangioli
Carissimi, pensavo di mandarvi una riflessione per la Quaresima. Dopo... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Vi ricordo il grande avvenimento che deve coinvolgerci tutti: il... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Carissimi Amici/e, prima di tutto ricordo a tutti che il 17... [vai alla discussione]
FORMAZIONE 2011
- CALENDARIO AMICI DI GESU’ CROCIFISSO 2012
- CALENDARIO CONSACRAZIONI SOLENNI 2012
- FESTE PASSIONISTE
- FORMAZIONE 2012: ” La spiritualità passionista “
- INCONTRI DI FRATERNITA’
- MEDITAZIONI MENSILI
Categorie
La Solennità di Cristo Re ha fatto da corona luminosa alla giornata dedicata alle Consacrazioni nella nostra Fraternità di Giulianova. La liturgia del pastore che passa in rassegna le sue pecore, le raduna e le guida con amore ai pascoli della vita, ha tratteggiato per i consacrandi la figura di Padre Alberto, guida sicura, padre amoroso e premuroso, che raduna il gregge affidatogli da Dio nella Spiritualità Passionista. (leggi di più…)
Un funaio mancato
18 novembre
Ferdinando, primogenito di cinque figli, nasce a Pontecorvo (Fr) il 4 maggio 1883, da Pietro Paolo e Cecilia Ruscio. Tra i passionisti prenderà il nome, un po’ strano per la verità, di Grimoaldo. Se non lo conoscessimo potremmo pensare ad una ricercatezza, ma è soltanto il nome del patrono di Pontecorvo.
È un ragazzo mite e buono. Subito dimostra una autorità superiore alla sua età. Alla mamma confida che lui prega per i ragazzi cattivi perché diventino buoni. E l’esempio del paese. Sta molto tempo in chiesa. Serve la messa come chierichetto, canta nel coro parrocchiale. Si iscrive presto all’associazione dell’Immacolata.
Don Vincenzo, il parroco, lo vede spesso ed a lungo assorto in contemplazione. Alcuni compaesani gli riferiscono di aver visto il figlio del funaio, questo era il mestiere del padre, rapito in estasi davanti all’immagine della Madonna. Don Vincenzo va avanti col pensiero, fantasticando sul futuro del ragazzo e non si sbaglia. Ferdinando è anche dedito alla penitenza; prega con chicchi di granturco o sassolini sotto le ginocchia. Questa era la punizione che i maestri dell’epoca davano ai coetanei indisciplinati o poco diligenti. Lui invece desiderava volontariamente “seguire Gesù nella sua sofferenza”.
Faceva veglie di preghiera e digiuni. Era pronto per il progetto del parroco don Vincenzo e dei Passionisti del vicino santuario della Madonna delle Grazie che egli frequentava spesso. Ma papà Pietro Paolo non è molto d’accordo, non per cattiveria. A quel tempo nelle famiglie di artigiani, il primogenito era quello destinato a proseguire il mestiere del padre e a sostituirlo in caso di inabilità o prematura scomparsa. Era in altre parole, la colonna della famiglia. Pertanto cerca di fargli cambiare idea prima con le cattive poi con le buone.
Ma quando il papà gli parla per convincerlo, Ferdinando guarda il fiume che scorre li vicino e saggiamente replica: “la vita scorre come l’acqua i nostri giorni vanno via veloci e poi?”. Alla fine il papà vista l’inutilità dei suoi sforzi, addolcito dalle pressioni di mamma Cecilia, buono com’è, cede. Dice alla moglie Cecilia: “il nostro ragazzo non vuole essere funaio; il suo interesse è solo per la chiesa”. Anzi, è lui ad accompagnarlo alla stazione quando parte per il noviziato.
Ferdinando si è preparato applicandosi allo studio del latino, della grammatica e della retorica. Ha studiato anche di notte a lume di candela ed in pochi mesi ha fatto quello che si faceva in tre anni di scuola regolare. A sedici anni decide di entrare in noviziato e il 15 febbraio 1899 arriva a Paliano, il 5 marzo veste l’abito e sceglie di chiamarsi Grimoaldo.
Irreprensibile a casa, ancor più in convento. Un suo compagno afferma che “mai notò in lui difetto alcuno e che faceva tutto in grado eroico, perché desiderava essere santo”. Dopo la professione si trasferisce a Ceccano. Continua gli studi delle materie classiche e poi quelli della filosofia e della teologia in preparazione al sacerdozio. È lodevole nell’impegno scolastico. “Sempre ilare anche nelle umiliazioni, nelle contrarietà, nelle difficoltà degli studi”, dovute all’affrettata preparazione di base. Come per S. Gabriele, di cui vuole essere imitatore, già da studente, la sua fama si diffonde intorno al convento.
Molti fedeli si affidavano alle sue preghiere. E le preghiere di Grimoaldo spesso ottengono le grazie richieste. La sua vita scorre gioiosa e nel vigore della giovinezza. Sembra un colosso di salute. Ma il 31 ottobre 1902, durante una passeggiata pomeridiana, Grimoaldo avverte lancinanti dolori alla testa e disturbi visivi. La diagnosi del medico è severa e chiude la porta ad ogni speranza: meningite acuta.
Mostra subito grande pazienza nell’accettare la malattia e spesso ripete di essere “contentissimo di fare la volontà di Dio”. Negli ultimi istanti di vita il suo volto diventa splendido come il sole, i sui occhi si fissano su un punto della stanza. Muore al tramonto del 18 novembre del 1902, sereno e tranquillo, come bambino tra le braccia di sua madre. I genitori non sono presenti alla sua morte; Grimoaldo appare loro per confortarli. Viene sepolto nel locale cimitero di Ceccano.
Alla esumazione, nella tasca del suo abito viene trovato un pezzetto di stoffa ed un biglietto con scritta: “abito del venerabile Gabriele dell’Addolorata”. E morto giovane anche lui e di lui si è scritto: “Questo angelo è stato un perfetto imitatore del nostro venerabile Gabriele, tenerissimo devoto della Vergine, di squisita purità d’intenzione, di continuo ed intimo tratto con Dio; docile e maneggevole come cera nelle mani dei superiori”.
È dichiarato venerabile il 14 maggio 1991 e beato il 29 gennaio 1995.
Grandi emozioni a s. Nicolò in occasione della consacrazioni di venti componenti del gruppo. Messa solenne concelebrata da P.Alberto e da Padre Lorenzo, che hanno ricordato e spiegato a chi non lo sapeva che cos’è una consacrazione.
Un martire dei nostri giorni
13 novembre
Eugenio Bossilkov è un martire moderno. Di sicuro era uno di quella schiera che seguiva il Signore in bianche vesti come nel terzo segreto di Fatima. È vittima della persecuzione della chiesa bulgara sotto il regime comunista. Nell’immaginario di noi che abbiamo avuto la fortuna di essere annoverati nel blocco occidentale il comunismo è solo un sistema economico-politico che proclama la lotta di classe e si oppone al libero mercato. Il comunismo reale invece è stato ed è un feroce persecutore della Chiesa di Dio. Attualmente nell’Europa libera si limita a sostenere idee contrarie alla morale cristiana.
Eugenio nasce il 16 novembre del 1900 a Belene in Bulgaria, da una famiglia di contadini. Da bambino aveva rischiato di annegare nel Danubio, giocando sulla sua riva. La mamma Beatrice in preghiera lo aveva promesso al Signore qualora si fosse salvato. A 13 anni è lei stessa ad accompagnarlo al seminario passionista di Oresch. I passionisti erano arrivati in Bulgaria nel 1781, sotto la dominazione Turca; per i pochi cattolici presenti la vita era molto difficile; andrà meglio dopo il 1878, anno dell’indipendenza dai Turchi. Ma per uno strano gioco della storia la libertà religiosa viene di nuovo soppressa in Bulgaria dopo il 1944, ad opera del partito comunista bulgaro sostenuto dall’ex-Unione Sovietica. In quegli anni muoiono oltre 138.000 cittadini bulgari; i cattolici perseguitati, i passionisti stranieri espulsi, i pochi passionisti bulgari costretti a vivere come al tempo delle catacombe.
Eugenio studia in patria, in Belgio e in Olanda. Nel 1920 emette la professione religiosa e nel 1926 viene ordinato sacerdote. A Roma nel Pontificio Istituto Orientale consegue il dottorato in teologia. È un giovane vivace, allegro ed intelligente. Tornato in patria, il vescovo passionista di Nicopoli, mons. Theelen, lo chiama come suo segretario e lo nomina parroco della cattedrale di Russe. Poi gli viene affidata la parrocchia di Bardarski-Gheran.
È un uomo di grande cultura, conosce 13 lingue, sa parlare con i dotti e con i semplici; è aperto al dialogo con gli ortodossi, è rispettato ed amato da tutti. La sua casa è aperta a tutti; durante l’occupazione tedesca salva la vita a migliaia di Ebrei. Lo chiamano il Dottor Bossilkov per la sua dottrina. È famoso in tutta la Bulgaria. Esercita un particolare fascino sui giovani e ama vivere in mezzo a loro. È anche uomo di preghiera. “Mi alzo ogni mattina alla 4,30 scrive; sono in preghiera fino alle 7,30”. È molto devoto della Madonna ed esclama: “Con la Madonna si può tutto”.
Nel 1946 muore mons. Theelen; gli succede proprio il nostro Eugenio, che viene consacrato il 7 ottobre nella cattedrale di Russe. Ma in Bulgaria c’è già la persecuzione. Nel 1948 Mons. Bossilkof ottiene il permesso di andare a Roma dove viene ricevuto dal Papa Pio XII con il quale si intrattiene in un lungo ed affettuoso colloquio. Il primo ottobre riparte per la Bulgaria. Era conscio di quello che lo aspettava in patria. Non mancarono i consigli a non ripartire. C’era già qualche avvisaglia di quello che succedeva nelle province “rosse”. Lui rispondeva: “Io sono il pastore del mio gregge. Non posso abbandonarlo”.
La vigilia della partenza salutando la comunità passionista si raccomandò alle preghiere di tutti. L’avevano anche visto pregare davanti all’immagine della Madonna a santa Maria Maggiore ed ad un confratello aveva confidato: “Ho chiesto la grazia del martirio”.
Riprende coraggiosamente il suo lavoro e afferma: “Non abbiamo paura. Quanto a me non esito un momento e mi preparo al peggio”. Il male utilizza sempre la stessa tecnica, quella usata con Gesù. Prima prova a corromperti con lusinghe e promesse allettanti e, se non ci caschi, o ti squalifica o ti elimina. Il regime cerca di staccare la Chiesa cattolica da Roma e crearne una nazionale. Mons. Bossilkov è un simbolo, se cede lui è già un bel colpo. Gli vengono offerti molti privilegi, se accetta di essere il capo di una chiesa nazionale. Lui non ci sta ed è facile capire come andranno a finire le cose. Ne era consapevole. Il 16 Luglio 1952 viene arrestato, con l’accusa di spia del Vaticano e congiura contro lo stato. In prigione vive una vita orribile di angherie, di privazioni e di stenti. Il 29 settembre si apre il processo farsa che si chiude con la condanna a morte per fucilazione, ma senza nessuna prova. Dopo la condanna è permesso ai famigliari di incontrarlo fugacemente. È irriconoscibile, con grosse catene alle mani, ai piedi e al collo. Gli dicono che vogliono inoltrare la domanda di grazia. Risponde: “No! Il Signore mi ha fatto la grazia del martirio. Dite a tutti che sono rimasto fedele alla Chiesa, al Papa e che non ho tradito”. La sentenza viene eseguita in segreto l’11 novembre 1952, ma verrà resa pubblica solo 25 anni dopo. È stato dichiarato beato da Giovanni Polo II il 15 marzo 1998.
In Bulgaria, di nuovo libera, sono tornati i missionari passionisti. Nel carcere di Sofia, luogo del martirio, una lapide ricorda l’eroismo del martire passionista. Si avverano le sue parole: “Le tracce del nostro sangue saranno garanzia di uno splendido futuro per la Chiesa in Bulgaria”. Francesco Valori
VERBALE XXII CONSIGLIO NAZIONALE AMICI DI GESU’ CROCIFISSO
Morrovalle - 29 ottobre 2011
Presenti: P. Dario di Giosia Assistente Prov.le MLP e sostituto del padre Prov.le; P. Alberto Pierangioli Assistente Nazionale; Consiglio esecutivo; P. Bruno De Luca, P. Luciano Temperilli, P. Marcello Pallotta, P. Adalberto Di Donato, P.Lorenzo Baldella, P.Sandro Pippa, Don Stefano Iacono, Suor Emanuela, Vito Serafino Assistenti Spirituali; Coordinatori e vice di Fraternita’ e Gruppo delle famiglie. (leggi di più…)
San Paolo della Croce non ha fondato solo il ramo maschile dei Passionisti, ma anche il ramo femminile delle monache passioniste di clausura. La prima idea di un ramo femminile che affiancasse quello maschile, soprattutto con la preghiera, Paolo la manifesta già nell’eremo di Sant’Antonio. Parlando di due fervorose giovani, scrisse ad Agnese Grazi: « Speriamo che esse saranno un giorno compagne della nostra devozione» (L.L. I-II p. 1218). Alcune prime discepole del santo lo sollecitano circa la fondazione di suore passioniste, che Tommaso Fossi vorrebbe già realizzare nell’isola d’Elba. In varie lettere Paolo, che seguiva con tanto impegno diversi monasteri femminili e spesso ne vedeva la decadenza, mostra di sognare un monastero passionista, ma lo considera un sogno difficile da realizzare.
La ven. Lucia Burlini gli confida di aver visto in visione Gesù crocifisso attorniato da uno stuolo di «colombe», che gli volano attorno per confortarlo e fargli compagnia. Colpito da questa visione, Paolo invita la serva di Dio a pregare per tale scopo. Ma la storia si trascina per trent’anni, con tante difficoltà.
Il progetto di Paolo era inglobato nell’unica ispirazione di «radunar compagni» e compagne nel nome di Gesù crocifisso. Come in tutto il suo agire, culla nel cuore il progetto del ramo femminile passionista, ma con distacco e abbandono a Dio. Ne parla a volte nella direzione spirituale, che suscita attese impazienti e l’illusione che si stia per partire da un momento all’altro. Invita a pregare e a cercare la volontà di Dio. Dopo la negazione dei voti solenni, ai quali si riteneva legata la possibilità del ramo femminile, Paolo si sente ancora più incerto sul da fare.
Nel 1739 predica un corso di esercizi spirituali alle benedettine di Tarquinia. Conosce la venerabile Maria Crocifissa Costantini della quale sarà direttore spirituale fino alla morte. Le scrive anche centinaia di lettere di direzione spirituale, che M. Crocifissa distruggerà in gran parte, perché vi si parla bene di lei. Ne salva solo trentadue. La comunione spirituale dev’essere profonda se solo di lei Paolo osa affermare: «Nel povero mio cuore tu hai sempre avuto il primo posto fra tutte le anime che ho servito per la gloria di Dio». Nel 1741 anche lei riceve dal Signore lumi circa un monastero passionista. Ma gli anni scorrono senza che succeda nulla.
I Costantini sono amministratori del monastero delle benedettine di Tarquinia e conoscono Paolo sempre più intimamente e lo ospitano ogni volta che torna a predicare nel monastero. In quelle occasioni non mancano segni straordinari operati da Paolo che legano sempre più i Costantini a lui. Sono benestanti e la famiglia non ha prospettive di discendenti, perché le tre figlie sono monache benedettine. Si offrono a contribuire alla costruzione del ritiro dei passionisti a Tarquinia e a edificarvi un monastero per le passioniste. Nel 1757, Paolo così scriveva a Domenico Costantini:
“Lei si armi sempre più di grande confidenza in Dio; non lo spaventino le difficoltà, Dio le farà vedere prodigi. Sarà un’opera per la pura gloria di Dio e per farne un nido per le pure colombe del Crocifisso, perché facciano perpetuo lutto per la santissima Passione, ungendo le piaghe divine col balsamo delle loro lacrime sgorgate da cuori veramente ardenti d’amore”. E’ uno straordinario programma di vita contemplativa, come fine della nuova fondazione.
Il 9 gennaio 1759 viene posta la prima pietra del nuovo monastero, ma la costruzione procede a rilento. Il Costantini pretendeva di interferire nella vita delle future monache, togliere regole troppo rigide, appoggiato anche dal vescovo. Ma Paolo si opponeva e scriveva: «Noi vogliamo fare un monastero di anime grandi e sante, morte a tutto il creato e che si assomiglino nelle sante virtù a Gesù Appassionato e a Maria Addolorata». Paolo la spunta: al Costantini spetta la costruzione dell’edificio di mattoni, a Paolo spetta di stabilire l’impalcatura spirituale.
Nel marzo del 1760 Paolo comunica con gioia:«Il nido delle pure colombe di Gesù è già coperto». Chiesa e monastero sono dedicati alla Presentazione di Maria al tempio, come il primo ritiro del ramo maschile.
Il nuovo papa Clemente XIV, amico di Paolo, approva la regola composta dal santo. Nel 1770 Paolo visita il monastero già terminato e richiede alcuni ritocchi specialmente per avere una clausura più rigida.
I1 3 maggio 1771 dieci postulanti, guidate da madre Maria Crocifissa Costantini, che, con il permesso del papa, lascia il monastero delle benedettine, si portano in cattedrale per essere vestite dell’abito passionista. Poi le undici religiose, con la croce sulle spalle e la corona di spine sul capo, piene di gioia, fanno il loro ingresso in monastero. Tutta la città partecipò commossa e festante a questa cerimonia. Furono consegnate le chiavi a madre Crocifissa e si stabilì nel monastero la clausura perpetua. Le dieci compagne di madre Maria Crocifissa erano state preparate per anni personalmente da Paolo.
I1 20 maggio 1772 le novizie emisero la professione religiosa dei 4 voti, povertà, castità, obbedienza e voto della Passione, con lo stesso rito dei confratelli passionisti: suono delle campane a morto, mentre si legge il racconto della passione secondo Giovanni e le novizie si stendono a terra per indicare la mistica morte a tutto ciò che non è Dio. Paolo, gravemente malato, non poté partecipare alla inaugurazione, ma provò una gioia così grande per la realizzazione da dire che, se fosse stato presente, non avrebbe retto all’emozione. Offrì al Signore il sacrificio di non vedere mai le proprie figlie spirituali vestite del suo stesso abito. Egli può essere soddisfatto di questo inizio e resta in contatto epistolare con loro. Ormai non può muoversi da Roma. A lui basta sapere che esistono, radunate dalla stessa forza di amore al Crocifisso che Dio gli ha dato di sprigionare, perché nei secoli continuino a volare, cioè a diffondere il ricordo della prova suprema dell’amore di Dio.
Le religiose passioniste
Iniziava così una forma di vita tra le più umili e crocifisse, che darà alla Chiesa molte anime contemplative, sante e nascoste al mondo. Le religiose passioniste emettono il voto specifico di fare e promuovere la continua e grata memoria della passione di Gesù, come i Passionisti. Contemplazione la Passione di Gesù per circa tre ore quotidiane, oltre l’ufficiatura diurna e notturna ed il silenzio custodito gelosamente. Accompagnano spiritualmente i confratelli passionisti nelle missioni, pregando, «giorno e notte per la conversione delle anime, massime delle più traviate» (Regola).
La passionista più nota sarà una giovane che non potrà nemmeno entrare in monastero, ma che vivrà più di ogni altra lo spirito della passione, santa Gemma Galgani, di Lucca (1878-1903), stigmatizzata nel corpo e nell’anima, una delle più perfette immagini femminili del Cristo Crocifisso. Oggi i monasteri di monache passioniste sono circa trentacinque, sparsi in una ventina di nazioni e vari continenti.
Nel 1825 la marchesa Maddalena Frescobaldi di Firenze, che già dal 1812 aveva dato inizio a una congregazione di vita attiva ispirata alla passione di Gesù, trascorse qualche tempo nel monastero di Tarquinia, per conoscere meglio la regola e la spiritualità passionista e così fare nascere la congregazione delle suore passioniste di San Paolo della Croce di vita attiva, che ora sono diffuse in diverse nazioni.
Vivendo pienamente la spiritualità passionista, con la loro vita di preghiera e di azione sono spesso le collaboratrici più preziose dei missionari passionisti. Così l’albero della Passione, piantato da S. Paolo della Croce, diventa sempre più rigoglioso e completo. Da esso sono poi sorti altri istituti maschili e femminili che arricchiscono la Chiesa di Dio.
La vita contemplativa
Molti si chiedono: ha un senso oggi la vita religiosa contemplativa, mentre c’è tanto da fare nella Chiesa per difendere e diffondere la fede e tante anime si perdono perché non c’è nessuno che parli loro di Dio?
Risponde la “Regola” delle monache passioniste:
“Le religiose della Passione, partecipi del dono eminente della vita contemplativa, si consacrano interamente al mistero della redenzione, cercando di progredire sempre più in quella scienza che l’Apostolo chiama “la follia della Croce”(1Cor 1,22-26)… Esse sono chiamate nella Chiesa ad essere segno dell’amore di Gesù Crocifisso verso il Padre e verso gli uomini. Contemplano assiduamente il mistero pasquale di Gesù, “la più grande e stupenda opera del divino amore” (Lett. II, 499) , certe di contribuire nella forma più piena alla presenza della Chiesa in mezzo agli uomini” (AG 18). Coscienti della infinita grandezza di Dio, vivono in uno speciale impegno contemplativo per la lode della sua gloria, consapevoli che questa è la loro ragione di essere fondamentale nella Chiesa. Inoltre convinte della assoluta necessità della grazia divina per la fecondità dell’apostolato, offrono la loro incessante orazione e la loro gioiosa penitenza affinché Dio invii operai zelanti, converta i peccatori, apra lo spirito dei non cristiani alla parola della salvezza…. Le religiose della Passione sono chiamate a testimoniare il primato assoluto di Dio. Comunicando allo stesso carisma dei fratelli passionisti,attuano in modo preminente l’aspetto contemplativo del loro comune carisma, si sentono partecipi della stessa missione nella Chiesa e sostengono l’apostolato dei loro fratelli affinché possano promuovere in tutti i cuori la vera devozione verso l’Appassionato Gesù, nostra vera vita ” (Lett. V 150) (Regola, Parte Seconda: La nostra vocazione nella Chiesa).
Girando per il mondo, ho visto in Palestina, in Sud Africa e in altre terre lontane ampie terre aride e deserte cambiate, dopo pochi anni, in terre feconde con la piantagione di tanti alberi che potevano sembrare inutili, perché non erano alberi da frutto, ma che hanno cambiato profondamente il clima della zona, che è diventata poi feconda e ricca di frutti. Sono come le anime contemplative che possono sembrare inutili alla società, ma che nel nascondimento, nel silenzio, nella preghiera, nel sacrificio attirano la grazia di Dio, che cambia la faccia della terra. I monasteri contemplativi sono i parafulmini dell’umanità e le calamite che attirano la grazia di Dio sulla terra; così sono anche nei nostri gruppi tante sorelle e fratelli anziani o malati, che ora non possono più correre e partecipare, ma pregano per i fratelli e sorelle attivi e attirano la grazia di Dio su di loro.
P. Alberto Pierangioli









