Sabato 29 ottobre a Morrovalle (MC) è stato rinnovato il Consiglio Esecutivo del Movimento Amici di Gesù Crocifisso _

  • Padre Alberto Pierangioli – Assistente spirituale nazionale
  • Piera Iucci  -  Presidente
  • Pio Calvarese  -  Vice presidente
  • Mariella  Menghini  -  Consigliere
  • Marika  Astorri  -  Consigliere
  • Nello  Fragola  -  Consigliere
  • Rita  Maraessa  -   Consigliere
  • Laura Cipolletti  -  Consigliere
  • Maria Grazia  Coltorti –  Segretaria
  • 30/10/2011 |

    “Lascio la Congregazione ben fondata”.

    San Paolo della Croce è stato definito il “gigante della Croce”, il più grande “mistico e apostolo del Crocifisso”, un grande “direttore di anime”, “l’apostolo dei banditi” ecc. Ma il titolo con il quale ci piace ricordarlo in questa riflessione è di “fondatore della Famiglia Passionista”: i religiosi, le monache, le suore e i laici passionisti, e di ispiratore del “carisma passionista” per tanti altri istituti maschili e femminili che si rifanno alla sua vita e ai suoi insegnamenti. Dopo una vita di sacrifici e impegni per questa missione, poteva dire: “Lascio la Congregazione ben fondata”.

    Educato cristianamente da pii genitori, primo sopravvissuto di 16 figli, passa la prima giovinezza aiutando il padre nel piccolo commercio, vivendo una vita cristiana secondo gli insegnamenti della sua santa mamma, che gli parlava spesso della passione di Gesù e degli esempi eroici dei primi anacoreti.

    Il Signore stesso incomincia presto a parlare al suo cuore. Nei vari viaggi che intraprende per il commercio, gli capita di ammirare paesaggi incantevoli, chiesette solitarie immerse nei boschi e incomincia a pensare che sarebbe bello vivere in quei luoghi silenziosi e solitari per pensare solo a Dio, parlare con Lui e ascoltarlo. Frequenta la confraternita del paese e ne diventa animatore e pensa che tanti cristiani hanno bisogno di guide. Poi nel 1720, a 26 anni, c’è un intervento diretto di Dio: tornando a casa dalla messa, tutto raccolto in Dio, lungo la strada del paese si vede in visione vestito di nero, con sul petto una croce e un cuore bianco, sul quale è inciso il nome di Gesù. Capisce che il Signore vuole da lui una vocazione e missione particolare.

    Si confida con il suo vescovo che il 22 novembre 1720 lo veste di un abito nero di eremita e gli chiede di ritirarsi nella chiesa di S. Carlo a Castellazzo Bormida AL, per chiarire la sua vocazione. Lì, per ordine del vescovo, scrive un Diario e la regola di una nuova famiglia religiosa; passa 40 giorni in preghiera e penitenza, con grandi prove e illuminazioni divine, con profonde esperienze mistiche con Gesù Crocifisso. É stato scritto che “Paolo entrò in San Carlo come un novizio e ne uscì come fondatore”.

    Si dedica subito a un intenso apostolato nella sua patria. Nel settembre 1721 parte per Roma, per presentare al papa la regola del nuovo istituto. Viene allontanato in malo modo dal palazzo pontificio. Come risposta, va nella Basilica di S. Maria Maggiore e davanti all’immagine della Madonna fa voto di dedicare la sua vita ad “amare e fare amare Gesù Crocifisso”. Ora ha chiaro che cosa vuole Dio da lui: fondare una famiglia religiosa che abbia come scopo di fare e vivere il suo stesso voto della passione.

    In compagnia dell’inseparabile fratello minore, Giambattista, inizia più di 10 anni di peregrinazioni in varie regioni d’Italia per attuare il suo progetto. Nel 1727 è consacrato sacerdote dal papa insieme al fratello. Con il titolo di “missionario apostolico”, nel 1728 si stabilisce sul Monte Argentario, nel poverissimo “Romitorio di S. Antonio”, per stabilirvi una prima comunità. Ma le difficoltà sono ancora tante. I candidati vengono e vanno. Finalmente la Madonna gli appare e gli indica dove costruire la prima casa del nuovo istituto. Con sacrifici enormi e tante difficoltà nel 1737 viene aperto il primo “ritiro” e consacrata la prima chiesa passionista dedicata alla Presentazione al tempio di Maria SS. Nasce così sul Monte Argentario la casa madre passionista.

    Boom di ritiri e vocazioni.

    Il 15 maggio 1741 il papa Benedetto XIV approva la Regola Passionista. Sono trascorsi 20 anni di grandi prove dal fallito incontro di Paolo con un papa. L’11 giugno 1741 cinque sacerdoti e un fratello laico professano i tre voti comuni a tutti i religiosi, povertà, castità e obbedienza, più un quarto voto di “amare e fare amare Gesù Crocifisso”. Paolo lascia il cognome Danei e si firma “Paolo della Croce”. I nuovi religiosi vengono chiamati “passionisti”. La fede e la pazienza del santo hanno vinto. Ci saranno ancora ostacoli e prove sulla strada di Paolo, ma oramai la meta è a portata di mano.

    Paolo e Giambattista, con altri compagni, uniscono alla vita comunitaria l’apostolato, che si allarga alla Toscana, Lazio, Umbria, Marche. É la missione passionista, che porta tante anime all’Amore Crocifisso.

    Arrivano nuovi candidati, veri “confondatori” della Congregazione con Paolo e Giambattista, querce del giardino della Passione: P. Fulgenzio Pastorelli, primo formatore dei giovani passionisti; P. Marcaurelio Pastorelli, anche lui un grande formatore, con un influsso per secoli nella formazione passionista; Fr. Giuseppino Petruzzelli, primo laico passionista, proverbiale per umiltà, lavoro, semplicità e doni mistici; Tommaso Struzzieri grande missionario e primo vescovo passionista. Le vocazioni crescono e l’unico ritiro dell’Argentario è pieno come un uovo. Nel 1744 vengono aperti i due ritiri di S. Angelo di Vetralla e di S. Eutizio in provincia di Viterbo. E poi pian piano altri ritiri e tanti ottimi religiosi.

    Dopo il fallito primo incontro con un papa, Paolo, nella sua lunga vita, incontrerà molti papi che apprezzeranno il suo lavoro di fondatore. Benedetto XIV dirà: “Questa Congregazione nata per ultima doveva essere la prima”. Al termine della vita, ha la gioia di incontrare Clemente XIV, che lo chiama “babbo mio”, approva solennemente la congregazione passionista, lo va a trovare malato e gli fa il dono grandissimo della grande basilica e casa generalizia dei Santi Giovanni e Paolo sul Celio.

    La Congregazione della Passione prende così il suo posto nella Chiesa di Dio. Ha la grazia di avere per guida per tanti anni il suo fondatore, rieletto per cinque volte superiore generale, fino al 1775, quando è già sul letto di morte e supplica, piangendo, di pensare ad altri, perché lui è incapace e afferma di aver fatto solo del male alla congregazione. Rivede per l’ultima volta la Regola e partecipa al Capitolo Generale,  portato a braccia su un seggiolone dai suoi religiosi. Un mese dopo la sua quinta rielezione vola al cielo.

    Lascia 12 ritiri con 176 religiosi, pieni dello spirito del Fondatore. P. Tommaso Struzzieri, entrando nel noviziato del M. Argentario, aveva scritto: “Questi non sono uomini ma santi. Mi trovo fuori dal mondo, mi pare di stare tra gli angeli per la loro carità, unione, mortificazione”. Tanti altri santi, come Paolo della Croce, sono maturati sul Monte Argentario e negli altri ritiri della congregazione sparsi nel mondo.

    Giustamente la Chiesa ha voluto che una grande statua del fondatore dei Passionisti fosse posta nella basilica di San Pietro in fila con i più grandi fondatori degli ordini religiosi.

    Paolo fu un vero leader, con una profonda paternità spirituale, all’interno e all’esterno della congregazione. Sentiva la congregazione come opera di Dio, di cui lui era solo esecutore e custode, con una grande responsabilità. Il carisma della passione era per lui un dono di Dio per sé e per trasmetterlo ad altri.

    Il primo che sentì forte il carisma di Paolo fu il suo fratello, il venerabile Giovanni Battista, sua guida e confessore fino alla morte e poi il P. Fulgenzio e dietro a loro una grande schiera di discepoli che lo riconobbero come “padre nello spirito” e lo vollero superiore generale fino alla morte. Sono stati essi, come “confondatori”, a trasmettere a noi il suo carisma e la sua paternità spirituale.

    Anche laici cofondatori?

    Possiamo considerare “confondatori” anche diversi laici, che non solo furono convinti discepoli di San Paolo della Croce, ma in qualche modo lo aiutarono anche nella fondazione della congregazione passionista e del primo monastero delle monache passioniste, non solo materialmente con le loro generose offerte, ma anche concretamente, vivendo e diffondendo la spiritualità passionista.

    Le lettere ai laici ci fanno scoprire e ci comunicano il carisma della paternità spirituale di Paolo verso i laici. “Nell’epistolario troviamo esempi concreti di come anche i laici sono stati arricchiti di questo carisma e sono diventati capaci di esprimere all’occorrenza la loro paternità o maternità spirituale passionista. L’esempio di Tommaso Fossi non è l’unico. Agnese Grazi e Francesca Lucci, ambedue nubili e di cultura diversa, ma dotate di parole di sapienza, furono richieste da Paolo di esercitare la loro forte e chiara maternità spirituale nei confronti di qualche religioso passionista in crisi. Il cammino spirituale autentico fa maturare la capacità paterna e materna nel discepolo, in modo da generare ed educare i figli di Dio della sua famiglia, del suo ambiente, della sua comunità ecclesiale” (P. Max A, L. L. I-I p. 56).

    Sto parlando a voi laici che avete abbracciato la spiritualità passionista negli “AGC”. Vi confesso che provo tanta gioia e mi commuovo ogni volta che vi sento chiamare S. Paolo della croce “nostro Padre o nostro Fondatore”. Sì solo lui, Paolo, è padre e fondatore degli AGC. Se non ci fosse stato lui, con la sua vita, i suoi carismi e i suoi insegnamenti, non ci sarebbero oggi gli AGC. É lui che con il suo esempio, la sua guida e la sua intercessione vi deve aiutare non solo a vivere da santi il cammino passionista, ma anche ad essere “veri confondatori degli AGC”, attirando altri laici a questo cammino. Il nostro movimento più che nelle mani di noi assistenti, ora è nelle vostre mani. Quando ero seminarista, il direttore ci diceva: “Un passionista che non attira almeno un’altra persona alla vita passionista, non è un buon Passionista”. Abbiamo avuto tra gli Amici diversi “confondatori”: intere fraternità sono nate o vivono per il loro zelo. Sono a pieno titolo nell’albo d’oro dei cofondatori degli AGC. Vorrei anch’io, al termine del mio pellegrinaggio, poter dire: «Lascio gli AGC ben fondati e in buone mani di confratelli e di tanti laici».

    Rifletti

    1. Consideri sul serio S. Paolo della Croce come “fondatore e padre”?

    2. Puoi dire che ti sei impegnato sul serio per attirare altri agli AGC?

    3. Oltre alla preghiera, quali mezzi ti hanno aiutato di più in questa “pastorale

    vocazionale”?

    P. Alberto Pierangioli

    25/10/2011 |

    22/10/2011 |

    22/10/2011 |

    LETTERA APOSTOLICA
    IN FORMA DI MOTU PROPRIO

    PORTA FIDEI

    DEL SOMMO PONTEFICE
    BENEDETTO XVI

    CON LA QUALE SI INDICE L’ANNO DELLA FEDE

    1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. (leggi di più…)

    17/10/2011 |

    Carissimi

    Con la presente procedo alla nomina dell’Assistente spirituale provinciale del MLP e degli assistenti spirituali dei vari movimenti esistenti nell’ambito della Provincia PIET.

    Assistente spirituale provinciale MLP: P. Dario Di Giosia

    Amici di Gesù Crocifisso

    P. Alberto Pierangioli: Assistente spirituale nazionale, Fraternità Morrovalle, Civitanova, Giulianova.

    P. Bruno De Luca: Vice assistente spirituale nazionale e Fraternità Macerata, Montecosaro, P. S. Elpidio, S. Tommaso di Fermo, Castellano di S. Elpidio a Mare.

    P. Luciano Temperilli: Vice assistente nazionale e vice assistente Fraternità Madonna della Stella

    P. Marco Catorcioni: Fraternità Recanati

    P. Sandro Pippa: Aiuto assistente per Trasacco ed eventuali altri gruppi in Abruzzo

    P. Adalberto Di Donato: Assistente della Fraternità della Madonna della Stella.

    P. Tito Paolo Zecca: Assistente della Fraternità degli Amici di Gesù Crocifisso  di Moricone

    P. Marcello Pallotta: Assistente della Fraternità di Fossacesia

    P. Lorenzo Baldella: Assistente della Fraternità di San Nicolò a Tordino

    Diacono permanente Serafino Vito: Gruppo delle famiglie

    Suore passioniste: Fraternità di Trasacco

    Diacono permanente Riccardo Rucci: Fraternità Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo:

    Don Giovanni Lorusso parroco diocesano: Nuova Fraternità di Bari

    Don Stefano Iacono parroco diocesano: Nuova Fraternità di Villa Lempa di Civitella del Tronto

    Don Carmine Caione parroco diocesano: Gruppo di Sulmona

    Confidando nell’impegno di tutti perché un sempre maggior numero di laici possa vivere la nostra spiritualità, ringrazio i confratelli per la loro disponibilità e auguro buon lavoro.

    P. Piergiorgio Bartoli CP

    Superiore Provinciale

    14/10/2011 |

    E’ stato un pellegrinaggio ai luoghi di San Paolo della Croce e Santa Gemma, che le fraternità di S. Nicolò e Giulianova hanno svolto nei giorni 24, 25 settembre scorsi. Più che tradizionale pellegrinaggio, questi due giorni possono essere chiamati giorni d’esercizi spirituali itineranti.

    C’eravamo preparati stampando un libretto di Lodi e Vespri e portando con noi i libretti dei canti. Alcuni della fraternità di San Nicolò avevano avuto, da tempo, il compito di leggere e riflettere sulla vita, lettere, diario e autobiografia di Santa Gemma Galgani e di riferire sul pullman, come puntualmente hanno fatto mentre eravamo in viaggio per Lucca. C’eravamo fatti una tabella di marcia e abbiamo rispettato tutti gli orari, anche se si sarebbe voluto visitare alcuni luoghi e sostare un po’ di più in altri; ma … il tempo è sempre tiranno. (leggi di più…)

    05/10/2011 |

    CONVOCAZIONE XXII CONSIGLIO NAZIONALE AGC
    29-10-2011

    Al Superiore Provinciale, P. Piergiorgio Bartoli

    All’Assistente Provinciale Piet, P. Dario Di Giosia

    Al Consiglio Esecutivo

    Agli Assistenti locali

    Ai coordinatori e vice coordinatori delle Fraternità e del Gruppo delle Famiglie

    Al Cassiere Generale.

    OGGETTO: Convocazione del Consiglio Nazionale.
    Sabato 29 ottobre 2011- convento di Morrovalle

    Orario:

    9,00:   Arrivi

    9,30:   Lodi e riflessione del P. Provinciale.

    Introduzione del Presidente e dell’Assistente

    10,00: Inizio dei lavori.

    12,30: Pranzo

    15,00: Ripresa dei lavori.

    18,00: Preghiera del Vespro e Messa.

    Ordine del giorno:

    I. ELEZIONE DEL CONSIGLIO ESECUTIVO: come deciso dal Consiglio Nazionale del 25 giugno 2011.

    -         presentazione dei candidati presenti in lista.

    -         procedura delle votazioni.

    -         composizione del seggio

    -         votazione ( secondo quanto previsto dallo Statuto Cap. VII nn. 40;41).

    II. PROGRAMMA DI FORMAZIONE 2012: suggerimenti.

    III. SERVIZI NEL MOVIMENTO: suggerimenti riguardo i servizi da mettere in essere per la vita del Movimento, che poi saranno assegnati all’interno del nuovo Consiglio Esecutivo e fuori.

    IV. ESERCIZI SPIRITUALI: analisi dell’andamento del primo corso e del secondo. Suggerimenti per il prossimo anno.

    V. VENTENNALE DEL MOVIMENTO LAICALE PASSIONISTA

    VI. 150° DELLA MADONNA DELLA STELLA: proposte di partecipazione

    VII. INSERIMENTO DELLA FIGURA DEL VICE ASSISTENTE SPIRITUALE NELLO STATUTO.

    VIII. OPERA DI CARITA’ NATALE 2012: presentazione della proposta di sostenere la mensa di Padre Remo in Bulgaria. Possibilità di proporre altre idee.

    IX. ORGANI DI COLLEGAMENTO: rivista e sito.

    X. VARIE ED EVENTUALI.

    Si raccomanda la puntualità e la preparazione degli argomenti su indicati, possibilmente coinvolgendo nella discussione le Fraternità almeno nei propri Consigli.

    Confermare entro il 20 OTTOBRE a Iucci Piera e Padre Alberto P. la presenza e la partecipazione al pranzo.  Tel 0733/890553  – 339.16.26.796 e 0733/221273 – 3498057073

    Il presidente Piera Iucci

    04/10/2011 |

    La tessitrice di Piansano

    1 maggio

    Lucia Burlini impersonifica l’ideale della santità da laici e più precisamente da laici passionisti. È un esempio straordinario che però non deve scoraggiarci ma stimolarci ad imitarlo per quello che possiamo, con umiltà. E una laica che ha scelto lo stato di nubile per consacrarsi al Signore. Ma potremmo anche immaginarcela come madre di famiglia. Non cambierebbe nulla. In concreto la santità consiste nell’imitare Cristo Gesù, nell’avere gli stessi modi di sentire e di agi­re. I sacerdoti fanno questo occupandosi delle cose del Padre, i fedeli laici lo fanno occupandosi anche delle cose del mondo. In pratica il laico deve affermare il primato di Dio, non tralasciando i doveri del proprio stato, anzi armo­nizzandoli con i valori spiri­tuali dell’esistenza. Questo si­gnifica mettere il Signore al primo posto, come raccoman­da San Paolo nella prima let­tera ai Corinzi: “Quelli che hanno moglie vivono come se non l’avessero, quelli che comprano come se non pos­sedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno”.

    Il rapporto di san Paolo del­la Croce con Lucia è anche un bell’esempio della vitalità della chiesa. Una chiesa è vi­tale quando esiste uno scam­bio, una simbiosi fra il sacer­dote e il fedele laico. Senza quest’osmosi la chiesa muore; il sacerdote che si chiude in sé forse riesce a dare una buona immagine di sé, ma la sua attività è sterile, senza frutto. Il laico abbandonato a se stesso, che limita il suo rapporto con il sacerdote alla messa domenicale e alla confessione sporadica, è un iso­lato, una persona con una vita spirituale a rischio.

    Lucia nasce a Piansano (VT) il 24 maggio 1710, pri­mogenita di quattro figli, da Pietro e Cristofana Bianchi. Una fanciullezza ed un’adolescenza come tutte. Una fa­miglia sana che fin dall’età di cinque anni la inserisce nella “Scuola Pia”, tenuta da religiose. Qui apprende i primi elementi dell’educazione cristiana. Qui impara i la­vori di cucito, ricamo e taglio; ma il lavoro che fa nella vita, quello di tessitrice, le viene insegnato dalla madre e da qualche brava donna del paese.

    Non impara a leggere e a scrivere. In quell’epoca l’al­fabetizzazione per le donne era ritenuta inutile, se non di­sdicevole. Riuscirà da autodidatta a leggere a stento. A sette anni fa la cresima e a circa 13 la prima comunione. Il suo confessore riferisce che Lucia è una giovane devo­ta, esemplare, tutta dedita al telaio, alla preghiera ed alla famiglia. A 24 anni nella quaresima del 1734 incontra Pa­dre Paolo che, insieme al fratello Giovanni Battista, si trova in predicazione nel vicino paese di Cellere. Lucia rimane attratta dalla personalità del Santo, e questi resta rapito dalla grazia di quell’anima assetata di Dio. D’ora in poi sarà lui il suo direttore. Lo incontra quando Paolo visita il convento della Madonna del Cerro. Lo insegue da per tutto. E con il suo asinelio diventa strumento della provvidenza per i passionisti. Dà del suo e va alla questua per loro.

    Padre Paolo le è grato, la stima, la guida alla più alte vette della mistica. La incoraggia nelle difficoltà della vi­ta. La chiama “gran serva di Dio” e la ritiene una misti­ca eccezionale. A lei spiega per prima la dottrina della “morte mistica”. La considera “figlia” e “sorella”. Le scrive: “Spero che non vi scorderete di me e della nostra congre­gazione. Dico “nostra” per­ché sapete che facciamo vita comune in Dio”. Fu lei a inco­raggiare il P. Paolo alla fonda­zione del ramo passionista femminile, dopo una visione in cui vide il Crocifisso attorniato e confortato da tante “tortorelle e colombe”.

    Le scrive parole di fuoco: “Oh Lucia! Quanto siete obbligata a Dio! Con quanta fedeltà dovete esercitarvi nel­le sante virtù, massime nel­l’umiltà, per piacere sempre più al Sommo Bene! Spero di incontrarvi nel prossimo in­verno per potervi parlare dell’ineffabile dolcezza del Suo Ss.mo Amore. Vi prego ad obbedire ai dolci inviti in­teriori dello Spirito Santo: Gesù vuole da voi un altissi­mo distacco da tutto il creato, una vera morte mistica a tutto ciò che non è Dio, una grande nudità e povertà di spirito, per essere tutta vestita in fede purissima e S. Amore. Oh Lucia! Ascoltate le voci soavissime del vostro Sposo Celeste! Vivete di fede e di S. Amore”.

    Il telaio le procura dolori e dispiaceri. Fa troppo rumo­re e viene portata in giudizio per fino da un parente con il pretesto che fa tremare l’edificio e ne minaccia la stabi­lità. Inoltre il telaio è posto in un locale umido e buio. Ammala di dolori reumatici ed ha varie piaghe in varie parti del corpo. Alla scuola di S. Paolo lei si mostra “un miracolo di pazienza”, benedicendo e ringraziando sem­pre Gesù Crocefisso. A tutto ciò nel 1760 si aggiunge una malattia misteriosa che Paolo chiama “infermità d’amo­re”, seguita dall’unione trasformante nel 1763 e dal ma­trimonio spirituale nel 1764.

    Vive gli ultimi 13 anni a letto; non può camminare a cau­sa delle piaghe ai piedi. Nel gennaio del 1778 viene provata dalla “notte dello spirito”, con dubbi e aridità che le tolgo­no la pace interiore. La serenità però ritoma e si sente “im­paradisata”. Muore il 1 maggio 1789 in fama di santità. È dichiarata venerabile il 23 ottobre 1987.

    Accanto a Gemma Galgani, è degno modello e protettrice del MLP.

    Francesco Valori

    03/10/2011 |

    Passionista e martire

    9 ottobre

    Da1 1931 al 1934 e durante la guerra civile (1936 – 1939) la Chiesa spagnola subisce una feroce persecuzione. Vi sono molti martiri ed anche i passionisti offrono il loro contributo di sangue.

    Queste in sintesi sono le ragioni storiche di quegli av­venimenti. La casa reale spagnola ha cercato più volte di trasformarsi in monarchia costituzionale con ordina­mento democratico. Ma questo è avvenuto solo di re­cente. Per ragioni politiche complesse, spesso ha scelto di governare in modo autoritario. Al potere monarchico borbonico si opponevano i socialisti e i repubblicani, che si ispiravano alle idee della rivoluzione russa e in più odiavano il clero che consideravano alleato del potere centrale.

    Nel 1931 repubblicani e socialisti vincono le elezio­ni e proclamano la seconda repubblica. Sciolgono gli ordini religiosi, distruggono le chiese ed espellono molte personalità ecclesiastiche. Le cose purtroppo non van­no meglio con l’avvento al potere delle destre che nel vincono le elezioni. Le sinistre non ci stanno e insorgono il 5 ottobre del soprattutto nelle Astu­rie. Solo il 20 ottobre il po­tere centrale riesce a ristabi­lire l’ordine. In questo bre­ve periodo di 15 giorni ci sono oltre 1300 morti, 3000 feriti, vengono dati alle fiamme circa mille edifici, fra cui 58 chiese.

    In questo contesto stori­co subisce il martirio P. In­nocenzo Canoura, un fer­vente e umile missionario passionista, che esercita tutte le virtù, soprattutto la fede fino all’effusione del san­gue. La sua morte gloriosa illumina di luce speciale una vita di operosa bontà.

    Manuel Canoura era nato in Galizia nel 1887 da una famiglia di contadini. Conosce i passionisti nelle missioni popolari, impara ad amarli, entra nel seminario passionista di Deusto ed emette la professione religiosa nel 1905, con il nome di Innocenzo. È un nome profeti­co: è tanto più innocente quanto più colpevoli sono i sui carnefici. A 26 anni viene ordinato sacerdote. Insegna Filosofia, Teologia e Lettere agli studenti passionisti. Era un insegnante molto preparato e chiaro nell’espres­sione, ma anche affabile e comprensivo.

    Dopo il 1922 si dedica principalmente all’apostolato e alla predicazione nelle due province passioniste spa­gnole. Nel 1923 viene incardinato nella nuova provin­cia del Preziosissimo Sangue. Nel settembre del 1934, un mese prima del martirio, P. Innocenzo ritorna a Mieres nella inquieta regione mineraria delle Asturie, dove era già stato ed era conosciuto e apprezzato.

    La comunità conta 29 religiosi, di cui 17 son giovani studenti. La situazione politica può andare da un momen­to all’altro fuori controllo ed il clima è molto ostile ai re­ligiosi. Dalle strade si sentono insulti e minacce del tipo: “Frati, allontanatevi dal convento. Vi facciamo tagliare il collo. Perché studiate? Uscite e fuggite lontano per evita­re il peggio. Questa volta non la scamperete”. Di notte c’è un religioso di guardia a sorvegliare la situazione.

    Il 5 ottobre 1934 accade quanto era nell’aria. I 30.000 minatori delle Asturie insorgono: i cattolici più in vista, i preti e i religiosi vengono indicati come com­plici della destra e contro di loro si accanisce l’odio dei social-comunisti. Il giorno precedente i passionisti svolgono le abituali occu­pazioni. P. Innocenzo si re­ca a Turon, paese minera­rio, per confessare al colle­gio dei Fratelli delle Scuole Cristiane in preparazione al primo venerdì del mese: si fa tardi e viaggiare di notte è poco prudente e decide di pernottare. Il 5 si alza di buon mattino e celebra la messa.

    All’offertorio arrivano i rivoluzionari, che vanno a colpo sicuro: il Signore as­socia i suoi martiri al suo sacrificio. Accade spesso; ai nostri giorni è stato così anche per mons. Romero. Perquisiscono la casa, cer­cano le armi “dei fascisti e dell’azione cattolica”; arre­stano Innocenzo e gli 8 re­ligiosi della Comunità dei Fratelli delle Scuole Cri­stiane e li portano alla “ca­sa del popolo”. Tutti danno prova di se­renità e coraggio. Pregano, si preparano all’incontro con Cristo consapevoli ormai della loro sorte. Passano il primo giorno senza mangiare nulla. Poi una pia si­gnora riesce a portare loro un po’ di cibo e li trova sere­ni e pronti al sacrificio. Il P. Innocenzo si confessa da un sacerdote detenuto e ascolta di nuovo la confessione dei compagni di martirio. Sono tutti consapevoli che sa­ranno uccisi unicamente perché sacerdoti e religiosi.

    P. Innocenzo passa i pochi giorni pregando e scri­vendo. Ma gli sarà tolto tutto. Verso l’una di notte del 9 ottobre vengono portati al cimitero dove è stata già sca­vata una fossa comune. Si scambiano di nuovo l’assolu­zione e si avviano al martirio pregando a voce bassa. Vengono messi in fila vicino alla fossa e fucilati. I corpi dei martiri sono riesumati quasi subito. Gli otto fratelli delle Scuole Cristiane sono trasferiti a Buiedo, P. Innocenzo invece a Mieres, accanto ai suoi confratelli.

    Giovanni Paolo II li dichiara beati il 29 aprile 1990 e santi il 21 novembre 1999.

    Francesco Valori

    03/10/2011 |
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