- Selva di crocifissi per la peregrinatio crucis
- 25 febbraio ore 9.30 – Convocato il Consiglio Esecutivo a Morrovalle
- Festa della Passione a Giulianova
- «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)
- Ventennale del Movimento Laicale Passionista
Interventi
P. Alberto Pierangioli
Carissimi, pensavo di mandarvi una riflessione per la Quaresima. Dopo... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Vi ricordo il grande avvenimento che deve coinvolgerci tutti: il... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Carissimi Amici/e, prima di tutto ricordo a tutti che il 17... [vai alla discussione]
FORMAZIONE 2011
- CALENDARIO AMICI DI GESU’ CROCIFISSO 2012
- CALENDARIO CONSACRAZIONI SOLENNI 2012
- FESTE PASSIONISTE
- FORMAZIONE 2012: ” La spiritualità passionista “
- INCONTRI DI FRATERNITA’
- MEDITAZIONI MENSILI
Categorie
Gli A.G.C. di San Nicolò a Tordino hanno organizzato un pellegrinaggio al Monte Argentario, culla della spiritualità Passionista, e a Lucca, noi Amici di Giulianova ci siamo aggregati.
P. Lorenzo Baldella, assistente spirituale di San Nicolò, ci ha guidato alla conoscenza del “MONTE SANTO”, e Suor Josefa con la chitarra e i canti ha allietato i due giorni. (leggi di più…)
Ciao a tutti!
Sono Pina invio le notizie dal Paraguay dove, per la prima volta, sono arrivata insieme ad Anna.
Lei viene in questo paese del sud America già da 23 anni, collabora con le Missionarie Redentoriste per l’aiuto ai bambini molto poveri di qui. L’aiuto consiste nel sostegno a distanza per mandare i bimbi a scuola e poter dare loro almeno un pasto al giorno. Da 7 anni lei, insieme ad altre amiche, ha fondato una associazione onlus di nome Mango. (leggi di più…)
LA PIETÁ
Parola di Dio
“C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta…. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce” (Lc 23,50.52-53).
“Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,34-35).
“Essa piange amaramente nella notte, le sue lacrime scendono sulle guance; nessuno le reca conforto. Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lam 1,2.12).
Per la comprensione
- Giuseppe e Nicodemo depongono Gesù dalla croce. Prima di chiuderlo nel sepolcro le pie donne curano alla meglio quel corpo martoriato; ma debbono fare in fretta perché sta per calare la sera e inizia la solennità della Pasqua nella quale è proibito ogni lavoro.
- In questo momento la pietà cristiana pone la scena di Maria che stringe tra le braccia il corpo esanime di Gesù. Gli evangelisti non ne parlano, ma la madre che “stava presso la croce di Gesù” (Gv 15,25) sicuramente avrà voluto dare l’ultimo abbraccio al cadavere torturato del figlio. I più grandi artisti hanno cercato di interpretare e tramandare a noi questa straziante scena di amore e di dolore.
Rifletti
- “La Pietà”, ecco il nome che la fede cristiana ha dato a Maria che ai piedi della croce stringe tra le braccia il corpo esanime del Figlio. Una scena commovente davanti alla quale hanno meditato e pianto schiere innumerevoli di fedeli. Occorrerebbe il cuore di un san Gabriele dell’Addolorata, di un san Paolo della Croce, di una santa Gemma per capire l’immenso dolore di questa Madre desolata, che abbraccia il corpo straziato di Gesù suo unico Figlio, suo Dio, suo tutto.
- Maria Addolorata ci mostra il Figlio morto e ci invita a contemplare quanto egli ha fatto per noi, a considerare quanto gli sono costati i nostri peccati: con lei possiamo contare le sue piaghe, contemplare come è stato ridotto il corpo del Figlio di Dio
- Il vecchio Simeone aveva annunziato a Maria: “anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Gesù morto non soffre più, mentre Maria continua a soffrire. Nessuno come Maria ha partecipato così profondamente alla Passione di Gesù.
- Ella ai piedi della croce è come il sacerdote che innalza l’Ostia santa e la offre al Padre, per la salvezza dei fratelli. Aveva detto sì all’Angelo, accettando di essere la Madre di Gesù; pian piano aveva capito che riceveva questo Figlio solo per offrirlo al Padre, per la salvezza degli altri figli peccatori. Lo aveva offerto quando presentò il Bambino Gesù al tempio; lo aveva offerto quando lo lasciò partire per la sua missione; lo aveva offerto ai piedi della croce, nelle tre ore di agonia di Gesù; ripete l’offerta ora che il dramma si è compiuto e il sacrificio è terminato.
- In questo modo Maria è diventata nostra “corredentrice”, nostra speranza, nostra àncora di salvezza. Per questo meditando la Passione di Gesù non possiamo dimenticare i dolori di Maria; contemplando Gesù in croce, ai suoi piedi troviamo sempre Maria. Diceva san Paolo della Croce: “Il dolore di Maria è come il Mediterraneo: da questo mare si passa all’oceano sterminato della Passione di Gesù”.
Confronta
- Dice la Scrittura: “Non dimenticare i dolori di tua madre” (Sir 7,27): se non debbo dimenticare quanto ha sofferto per me la mia madre terrena, quanto più debbo ricordare quanto per me ha sofferto Maria Santissima. San Gabriele ci consiglia: “Compatiamo Maria Santissima nei suoi dolori ed Ella ci compatirà nei nostri, specialmente ci sarà vicina nel momento della nostra morte e se sarà utile per il nostro bene, si farà anche vedere a noi in quel momento decisivo della vita”. Con lui la Vergine Santa mantenne questo impegno.
- Contemplerò Maria Addolorata come modello di fede, di pazienza, di accettazione della volontà di Dio. Come Maria e con Maria sono chiamato a partecipare alla Passione di Gesù, per partecipare alla sua gloria e per collaborare con lui alla salvezza dei fratelli.
Pensiero di san Paolo della Croce: “Nei bisogni gettatevi nelle braccia di Maria Santissima, ricorrete a Lei come a madre di misericordia, poi non v’inquietate, non vi prendete pena, né pensate ad altro, ma fidatevi e confidate pienamente in Lei” (L. II, 594.
LO SGUARDO FISSO SU GESU’ CROCIFISSO
14 settembre
Parola di Dio
“Anche noi… corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato” (Eb 12,1-4).
Per la comprensione
- Fare memoria della Passione di Gesù è il “carisma” particolare dato dal Signore alla famiglia di san Paolo della Croce. I Passionisti esprimono questo carisma con un voto, il primo dei quattro voti con cui si consacrano a Cristo Crocifisso. Per il Passionista questo è il “voto fondamentale” che esprime il fine della sua vocazione e dà fisionomia, ispirazione e unità a tutta la sua vita: alla sua luce egli vive gli altri impegni, prende il suo posto nella Chiesa e si consacra a compiere la sua missione. Questa è la spiritualità specifica anche del laico passionista.
Rifletti
- Gesù desidera ardentemente che noi ricordiamo quanto egli ha sofferto per noi. Ha parlato molte volte della sua Passione, prima che essa accadesse, per farci capire quanto egli desidera che noi la ricordiamo. Gesù risorto, nello splendore della vita nuova nella gloria, ha conservato le sue piaghe, oramai gloriose, ma sempre piaghe. Agli apostoli “stupiti e spaventati“, Gesù risorto diceva: “Guardate le mie mani e i miei piedi” (Lc 24, 37-39). A ogni fedele ripete l’invito accorato a contemplare le sue piaghe, per fare memoria della sua Passione e comprendere che non poteva amarci di più. In cielo, per tutta l’eternità, contempleremo questi segni dell’amore infinito di Dio per noi.
- Il Calvario è il mistico monte da cui scaturiscono tutti i fiumi della grazia: il Crocifisso, con le sue piaghe aperte e il cuore squarciato, ne è la sorgente perenne. Quanto più ci si avvicina a questo monte e a questa sorgente, tanto più si è ricolmi di grazia.
- Ai Greci, che desiderano vederlo, Gesù annunzia che quando sarà innalzato sulla croce attirerà a sé tutti i cuori (Gv 12, 32), per portare tutti al Padre e manifestarsi come salvatore del mondo. A Nicodemo aveva detto che, per salvarsi, bisogna guardare il Cristo innalzato sulla croce: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna» (Gv 3, 14-15).
- Anche oggi, per guarire dai morsi velenosi del serpente che ci insidia continuamente, dobbiamo «guardare» Gesù innalzato sulla croce e lasciarci attirare da lui, cioè meditarlo assiduamente, contemplarlo con amore, dobbiamo abbandonarci all’azione della sua grazia.
Confronta
- San Paolo della Croce, il grande innamorato del Crocifisso, passò la sua lunga vita a contemplare e predicare Gesù Crocifisso. Ecco alcuni suoi suggerimenti pratici:
- «Fondate sempre la vostra meditazione sopra i misteri della Passione di Gesù, non la lasciate mai, attendetevi ogni giorno. Lasciate che questo desiderio vi inzuppi, vi penetri sino le midolla delle ossa. Vedrete miracoli della misericordia di Dio. Gusterete quanto siano dolci i frutti di questo albero di vita, la croce».
- «Nel colmo di qualche grave afflizione prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui… Ascoltate ciò che vi predicano le spine, i chiodi, le piaghe, il sangue divino: oh, che predica! che predica!».
- «Anche in mezzo alle occupazioni è necessario confortare e fortificare lo spirito ai piedi del Crocifisso, nella meditazione delle sue santissime pene. L’amore vi insegnerà tutto».
Pensiero di san Paolo della Croce: “Non perdete di vista .a Passione di Gesù, portate le pene dello Sposo divino come fascetto di mirra sull’altare del vostro cuore” (L.III, 385).
download della Liturgia della festa
Il nostro assistente spirituale, Padre Marcello Pallotta, ogni anno ci invita ad organizzare un pellegrinaggio.
Quest’anno si è deciso per Roma.
Con un pullman pieno di pellegrini, il 27 agosto, abbiamo avuto la gioia di andare alla Basilica di San Pietro e di visitare la tomba del beato Giovanni Paolo II, che è stata collocata a fianco della Pietà di Michelangelo. (leggi di più…)
S. Paolo della Croce, definito il più grande mistico del 1700, è stato un grande direttore spirituale per religiosi, religiose, sacerdoti e per tanti laici. Lo ha fatto soprattutto per mezzo di lettere. Si calcola che abbia scritto più di 20.000 lettere di direzione spirituale; ne sono rimaste poco meno di 2500. Soprattutto nelle lettere ai laici scopriamo il carisma della vera paternità spirituale del nostro fondatore. Le missioni al popolo in tante regioni e gli esercizi spirituali a tanti monasteri gli procuravano molte conoscenze. Dopo l’ascolto delle sue prediche e la conoscenza nel confessionale, molti richiedevano la sua direzione spirituale. Tra i discepoli di Paolo ci sono tanti laici, nobili e persone del popolo, amministratori pubblici ed emarginati sociali, professionisti ed artigiani, padri e madri di famiglia, celibi e nubili, giovani, anziani, malati. «É tutto uno stuolo di cavalieri e artigiani, commercianti, soldati, professionisti, parroci, vescovi e cardinali, persone con usanze, cultura, condizioni sociali e interessi politici molto diversi; ma tutti si riconoscono sempre come figli spirituali del Padre Paolo» (E. Zoffoli).
Sono centinaia di persone, in maggioranza donne, che si rivolgono a lui. Paolo non accetta facilmente questo impegno. Si sente sempre incapace e inadeguato per un compito che stima tanto grande. Accetta solo dopo aver chiesto luce al Signore, aver constatato che questa era la volontà di Dio e aver visto nel richiedente la volontà di fare un cammino serio di santità. Una volta capito che Dio gli chiedeva questo impegno, non metteva limiti alla sua disponibilità. Scrive a Tommaso Fossi, padre di 8 figli e poi, da vedovo, sacerdote passionista, del quale conserviamo 179 lettere del santo:
“Io non ho mai pensato d’essere direttore né suo né di altri; e se credessi di saper dirigere, crederei d’essere un vero Lucifero in carne; Dio me ne liberi. Io ho intenzione di servire tutti e dare qualche consiglio santo, fondato su ciò che insegnano i maestri, a chi me lo chiede; così fo con lei e con gli altri, e così proseguirò. Se lei mi scriverà, sempre le dirò ciò che il Signore m’ispirerà” (LL n,283).
Agnese Grazi, nobile giovane di Orbetello, è guidata da Paolo alle vette della vita mistica per 15 anni fino alla sua morte, a 42 anni, assistita da Paolo, che la fa seppellire accanto ai religiosi nella chiesa dell’Argentario. Abbiamo 166 lettere scritte a lei: molte sono veri capolavori di spiritualità mistica. Le scrive: “Prego che il mio continuo cibo sia fare la Volontà di Dio, massime in cosa tanto delicata e gelosa, come è la direzione di spirito, in cui vi vuole santità, dottrina, esperienza, prudenza e gran chiamata di Dio, per questo non solo a lei, ma ad altre anime ho dato ripulse replicate, conoscendo la mia inabilità e somma imperfezione: ma non mi è riuscito, perché le anime alle quali ho date ripulse hanno avuto ispirazioni grandi che io le assista, ed io per obbedire alla Divina Volontà, le servo di continuo, e seguiterò finché Dio vorrà questo da me indegnissimo d’un esercizio sì nobile e divino. Bisogna pregare assai per me, perché Dio mi dia grande assistenza, e lume” (LL n. 437).
Il cammino indicato dal santo
Da fervente sacerdote quale era, Paolo inculcava certamente ai discepoli la fedeltà alle leggi di Dio e della Chiesa e l’adempimento dei doveri del proprio stato. Tuttavia, ogni volta che si imbatteva in una persona disponibile, la incamminava verso uno sviluppo pieno della fede e dei doni di grazia, cioè verso un cammino di santità. Ecco alcuni mezzi indicati dal Santo per questo cammino:
La meditazione quotidiana incentrata specialmente sulla Passione di Gesù. Alle persone più docili propone le vie della mistica cristiana, fino ai più alti gradi della contemplazione e unione con Dio.
La frequenza dei sacramenti,con la comunione quotidiana per alcuni,contro la mentalità del tempo.
L’adesione piena alla volontà di Dio, al “divin Beneplacito”, anche nelle grandi prove della vita.
La pratica generosa delle virtù cristiane, incominciando dall’umiltà, come base della vita cristiana.
Vivere continuamente alla presenza di Dio, fino a una profonda unione con Dio.
Una vita equilibrata e santa: niente scrupoli né timori, niente esaltazioni, esagerazioni e fuga dalla realtà, moderazione nelle mortificazioni e penitenze esteriori.
Vita matrimoniale serena, come cammino di santità coniugale. Fedeltà ai doveri del proprio stato.
Collaborazione dei laici alla formazione delle vocazioni di speciale consacrazione e premura e assistenza per gli emarginati sociali.
A coloro che condividono la spiritualità passionista, Paolo raccomanda di crearsi un ambiente adatto nella propria vita e casa per viverla in pieno. Senza questo ambiente, è impossibile pensare a un cammino serio di santità. Ciò vale per i religiosi, ma ancor più per i laici, costretti a vivere continuamente in prima linea.
Quando propone la spiritualità passionista non lo fa in modo astratto e teorico, ma propone un cammino concreto di vita per giungere al “Sommo Bene”, al “Divin Tutto”, alla “Divina Rinascita”, passando attraverso la “Morte mistica” della Passione di Gesù.
Dotato di tanti doni mistici, è molto prudente nel discernimento dei doni straordinari dello Spirito, per non confonderli con i frutti dell’immaginazione e della fantasia molto viva. Paolo spiega che il vero cammino di santità è frutto della grazia di Dio e fa vivere in un distacco sempre maggiore da se stessi e da tutto e da tutti, fino a giungere a vivere solo di puro amore con Gesù.
Parecchie storie di direzione spirituale documentate nelle lettere ai laici sono storie commoventi di santità, che meriterebbero di essere riconosciute anche dalla Chiesa, come quelle di Agnese Grazi, Tommaso Fossi, Lucia Burlini, Ercolani Girolama, una vedova della quale conserviamo 51 lettere scritte dal santo ecc.
Fa impressione vedere tante persone cercare con insistenza una guida spirituale sicura per un cammino di santità. Senza pensare a una vera organizzazione, Paolo considera i suoi discepoli laici membri della grande famiglia passionista, perché tutti in cammino verso la stessa meta.
Comportamento di Paolo con i suoi discepoli
Anche oggi i laici che vogliono vivere una vita veramente santa possono prendere come punto di riferimento questi autentici capolavori della grazia. Il santo non ci ha lasciato una riflessione metodica sulla direzione spirituale, né un trattato di teologia spirituale, ma abbiamo l’esempio di un santo che ha impiegato tanta parte della sua vita a guidare molti laici alla santità dell’amore, appreso dalla Passione di Gesù Cristo e i suoi suggerimenti e prassi in questa guida. Naturalmente la paternità e la figliolanza spirituale hanno bisogno di un clima di reciproca fiducia, di sincerità, di amore, un clima autentico di unica ricerca di Dio, fatto di grande fede e di serio impegno nel cammino cristiano.
Il comportamento di Paolo con i suoi discepoli era di grande disponibilità, amore sincero, comunione profonda, ma anche di pieno distacco, per vederli solo alla luce di Dio. Scriveva: “Se mi accorgessi di avere un minimo di attaccamento alle persone che dirigo, mai più le vorrei sentire, per non essere ladro dell’amore che si deve solo a Dio”. Molto prudente con le donne, che non guarda mai in volto, eppure a delle donne ha confidato le esperienze più profonde della sua vita mistica.
Ad Agnese Grazi scrive: “Oh se sapesse quanto Dio mi fa pensare all’anima sua per cooperare alla sua maggior perfezione! Mi creda che io stesso ne sono stupito!” (L I, 114). E ancora: “Io amo tutte le anime e con modo speciale quelle che Dio mi ha confidate per la santa direzione. Con queste l’anima è unita in vincolo di santa carità, ma così spirituale che niente più, perché tutto è fondato in Dio” (L. I,149-50).
Rosa Calabresi fu depositaria e in parte partecipe dei doni mistici più eccelsi di cui il santo fu arricchito da Dio e così li ha tramandati a noi nel processo per la canonizzazione del santo. A lei scrisse circa 500 lettere di direzione spirituale, che lei bruciò in una sua malattia, per non rivelare ad altri i doni ricevuti da Dio.
Lo spirito di san Paolo della Croce
In una preghiera, indirizzata a san Paolo della Croce, si chiede: «dona ai tuoi figli il tuo spirito».
Come ottenere lo spirito di un santo tanto innamorato di Dio Padre, del Cristo Crocifisso e dell’uomo fratello? Come far proprio il suo spirito apostolico ricco di ogni virtù? Paolo ricorda nelle lettere di non chiederlo a lui, ma a Dio, datore di ogni dono. É la via della preghiera sincera, costante, piena di fede.
Un’altra via importante è la conoscenza approfondita della vita e degli scritti del santo, in particolare le lettere che ha scritto ai laici per confrontarsi con esse: lo studio serio, comunitario e personale, a lungo andare forma per assimilare lo spirito passionista, il genuino carisma della Passione.
Concludo esortando chi vuole fare una cammino serio di santità passionista a cercare di trovare un direttore spirituale che conosca seriamente S. Paolo della Croce, i suoi esempi e i suoi insegnamenti e che abbia tempo e volontà di fare questo servizio. Nella situazione in cui viviamo, non è facile. Paolo stesso, citando santa Teresa d’Avila, scriveva che “fra mille sacerdoti, appena si troverà un vero direttore di spirito, esperto del cammino della santa orazione e di tutta la condotta spirituale” (Lettere III, 804). Per il santo un vero direttore doveva essere uomo di orazione, dotto e santo e molto disponibile. Preghiamo e cerchiamo, ricordando sempre quanto diceva il nostro santo: “il primo vero direttore spirituale è lo Spirito Santo”.
Rifletti
Hai mai avuto un vero direttore spirituale nella tua vita?
Per che cosa senti maggiormente il bisogno di un direttore spirituale?
C’è differenza tra confessore e direttore spirituale?
Hai ordinariamente almeno un confessore fisso?
P. Alberto Pierangioli







