- Selva di crocifissi per la peregrinatio crucis
- 25 febbraio ore 9.30 – Convocato il Consiglio Esecutivo a Morrovalle
- Festa della Passione a Giulianova
- «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)
- Ventennale del Movimento Laicale Passionista
Interventi
P. Alberto Pierangioli
Carissimi, pensavo di mandarvi una riflessione per la Quaresima. Dopo... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Vi ricordo il grande avvenimento che deve coinvolgerci tutti: il... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Carissimi Amici/e, prima di tutto ricordo a tutti che il 17... [vai alla discussione]
FORMAZIONE 2011
- CALENDARIO AMICI DI GESU’ CROCIFISSO 2012
- CALENDARIO CONSACRAZIONI SOLENNI 2012
- FESTE PASSIONISTE
- FORMAZIONE 2012: ” La spiritualità passionista “
- INCONTRI DI FRATERNITA’
- MEDITAZIONI MENSILI
Categorie
Non sono una cristiana impeccabile, per esempio non vado molto spesso a messa, se non quasi mai. Ma credo nel nostro Signore, prego ogni giorno e cerco di rispettare e amare il prossimo sempre.
Mi ero molto scoraggiata leggendo qualche pezzo della Bibbia, perché avevo paura che Dio non avrebbe mai perdonato un mio peccato passato, (leggi di più…)
Sono una ragazza di 23 anni, sempre stata credente ma un pò ignorante sull’argomento, così ho iniziato a leggere la Bibbia, dove ho letto che chiunque bestemmia contro il Signore, anche una sola volta, non potrà arrivare al regno dei cieli.
Io in adolescenza ero una…come dire, un pò sbruffoncella e per una breve fase ho avuto la cattiva abitudine di bestemmiare (ma con molta leggerezza, senza cattiveria, solo con tanta idiozia). Questo vuol dire che tutte le mie preghiere che ho rivolto in seguito e rivolgo tutt’oggi al Signore sono vane perché tanto lui non potrà mai perdonarmi? (leggi di più…)
Il 16 luglio la Fraternità di San Nicolò a Tordino si è ritrovata presso il Centro di Spiritualità di San Gabriele dell’Addolorata, su invito di Padre Lorenzo Baldella, nostro Assistente Spirituale, per fare una bellissima e partecipata ora di ADORAZIONE EUCARISTICA e per godere, poi, di un momento conviviale e farci gli auguri di buone vacanze, consumando in un locale del Convento un’ottima e abbondante pizza accompagnata da bruschette, frutta, bevande varie, spumante e torta finale, preparate dalle ottime cuoche della Comunità.

La serata è stata ancora più gradita a tutti per la presenza di Padre Alberto Pierangioli, il fondatore degli Amici di Gesù Crocifisso, presente nel Ritiro di San Gabriele per una VACANZA DI LAVORO.
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Dire “Paolo della Croce” e dire “un grande apostolo del Crocifisso” è la stessa cosa. Paolo è un “grande innamorato del Crocifisso” ma questo lo porta ad essere anche il più grande Apostolo del Crocifisso. L’amore vero è un fuoco che si espande e cerca di incendiare tutti. Scriveva: “Vorrei che venisse in noi tanto fuoco di carità, fino a bruciare non solo chi ci passa vicino, ma anche i popoli lontani, in una parola tutte le creature, affinché tutte conoscessero ed amassero il Sommo Bene” (LL I-II p.1628-29). Paolo ha scoperto che il centro della santità è l’amore, perché “Dio è amore” (1Gv 4,8) e la manifestazione più grande dell’amore di Dio è Gesù Crocifisso, un mare di dolore e di amore, immenso come un oceano senza fondo.
Contemplando le piaghe e il sangue di Cristo, scopre il valore delle anime, che sono costate il sangue di Cristo e quindi l’urgenza dell’apostolato per procurare la loro salvezza e non rendere inutile il sangue di Cristo. Già nel diario del Castellazzo, il 4 dicembre 1720. il giovane Paolo scriveva: «Desidererei essere scarnificato per un’anima e mi pareva di svenire, vedendo la perdita di tante anime, che non sentono il frutto della passione del mio Gesù». Queste parole esprimono con grande chiarezza l’intimo rapporto tra amore a Gesù Crocifisso e apostolato.
Annunciare l’Amore Crocifisso
Paolo, terminati i 40 giorni di ritiro a Castellazzo, incomincia un intenso apostolato, prima in patria e poi in varie regioni d’Italia, apostolato che diventa sempre più intenso quando viene consacrato sacerdote.
Ha scoperto che: “la Passione di Gesù è il mezzo più efficace per convertire le anime più ostinate, per sterminare i vizi, piantare la vera pietà e incamminare le anime a grande santità; è una ricchissima miniera di ogni virtù; è la via regia dove s’impara l’altissima scienza della santità. É qui che hanno imparato i santi”. Nonostante il grande impegno di fondare una nuova congregazione maschile e femminile, predica centinaia di missioni popolari, spostandosi spesso a piedi, per strade impossibili, da una regione all’altra, per annunciare a tutti l’Amore Crocifisso. Spesso arriva nei paesi dopo smarrimenti nei boschi, stanco, digiuno, piedi sanguinanti.
Apostolo instancabile, percorre le coste laziali e toscane, fino all’isola d’Elba, dove predica anche alle truppe austriache e spagnole. S’inoltra nella malsana maremma toscana, nel basso Lazio, nelle Marche, dove predica una missione strepitosa a Camerino e zone vicine.
Fu l’apostolo dei più umili, dei più abbandonati e perduti, tanto da essere chiamato cacciatore di anime, apostolo dei banditi. Va alla ricerca delle anime, non risparmia nessun sacrificio, nessuna preghiera, nessuna penitenza per la loro salvezza. In pieno inverno, lo trovano immerso in una vasca di acqua gelida per convertire un peccatore ostinato che non era riuscito a convertire con le parole. Non meraviglia vedere che anche i peccatori vanno alla caccia di lui, per riconciliarsi con Dio, come avvenne quella volta che camminava solo in un bosco infestato dai banditi e a un tratto si trovò a tu per tu con uno di loro, che gli punta il fucile contro e gli comanda di inoltrarsi con lui nel bosco. Mentre Paolo crede giunta la sua fine e si raccomanda l’anima a Dio, all’improvviso il bandito getta lontano il fucile e si mette in ginocchio davanti a Paolo e lo prega di confessarlo, scusandosi con lui per la maniera usata, perché temeva che il santo non lo volesse confessare. Anche sul letto di morte, quando oramai non poteva più parlare, a chi veniva a visitarlo donava un piccolo Crocifisso e additandolo al devoto visitatore sembrava volesse dire: “Ora sarà Lui a farti la predica”.
I 50 anni di intenso apostolato di Paolo sono il frutto della contemplazione dell’Amore Crocifisso, sono il frutto della comprensione del valore delle anime, costate il Sangue di Cristo. Questo spiega il voto particolare e fatto da San Paolo della Croce e poi da tutti i Passionisti: il voto della Passione, cioè di amare e fare amare Gesù Crocifisso.
Direttore illuminato, diresse sulla via della santità anche migliaia di fedeli di tutte le età e condizioni; oltre alla direzione compiuta nelle missioni popolari, negli esercizi spirituali, nei colloqui privati, egli svolse la direzione anche per mezzo della corrispondenza con sacerdoti, religiosi e molti laici: scrisse più di 20.000 lettere di direzione spirituale, per esortare tutti ad amare Gesù, amore crocifisso.
La missione passionista
Paolo, con il fratello P. Giambattista, inventa “la missione passionista”. Usa moderatamente la coreografia usata in quel tempo. Ma quando annuncia le verità eterne, trema e fa tremare. Diceva un ufficiale dell’esercito: “Sono stato in guerra, ho visto i morti veri accanto a me, ho sentito fischiare le pallottole e non ho mai tremato, ma le prediche di P. Paolo mi fanno tremare da capo a piedi”.
Poi tutto viene riequilibrato dalla meditazione sull’amore di Dio, in particolare sulla Passione di Gesù, che riserva quasi sempre a sé: piange e fa piangere tutti.
Nella missione si dà grande importanza a ristabilire la pace tra famiglie, spesso in lotte sanguinose tra loro. Si fa la raccolta di armi, coltelli, stampe indecenti, da distruggere subito davanti a tutti.
La missione in genere dura da 10 a 15 giorni. É importante la preparazione, che egli fa ai piedi del Crocifisso. Se qualcuno va a trovare Paolo durante la missione, lo trova spesso in ginocchio davanti al Crocifisso. L’aspetto particolare delle sue missioni non è lo sfoggio di grande cultura, o di gesti eccezionali, ma è il fuoco che ha nel cuore, è l’esperienza di mistico del Crocifisso.
Insegna anche che per essere un buon missionario, occorrono tre “S”: scienza, santità e salute.
Egli vuole i suoi religiosi grandi contemplativi e “santi operai”. Nella Regola ricorda che “uno dei fini principali della Congregazione è non solo d’essere indefessi nella santa orazione, per attendere alla santa unione con Dio, ma ancora d’incamminarvi i nostri prossimi”. Indica la via da seguire, affermando che i religiosi «tanto nelle missioni, quanto in altri devoti esercizi», devono aiutare il popolo a «meditare i misteri della ss. passione e morte di Gesù nostro vero Bene». Desidera che facciano la stessa cosa anche quando confessano, nei dialoghi spirituali e in tutte le occasioni opportune.
Nella “Regola” scrive: «Insegnino a tutti a meditare la Passione di Gesù, scoprendo il pernicioso errore di coloro che credono che la meditazione sia propria solo dei sacerdoti e dei religiosi”.
La meditazione della Passione non era fine a se stessa: era la scuola per imparare da Gesù Crocifisso l’accettazione della volontà di Dio, la pazienza, l’umiltà, l’amore, perché, diceva, “la Passione di Gesù è il mare, dove si pescano le perle di tutte le virtù”.
Il suo apporto specifico fu proprio l’introdurre la meditazione pubblica della passione di Gesù ogni giorno e l’insegnamento del come meditarla ogni giorno, per aiutare gli uditori a passare dalla paura del giudizio di Dio alla fiducia del perdono per i meriti di Gesù crocifisso. Al termine della missione, voleva rendere stabile la meditazione della passione di Gesù anche in gruppi organizzati, incaricando una persona che radunasse fedeli e leggesse loro una meditazione sulla passione di Gesù. Per incoraggiare i peccatori, spesso prendeva su di sé la penitenza che essi avrebbero dovuto fare per i loro peccati. Questa solidarietà con i peccatori certamente rientrava nelle finalità delle prove spirituali da lui sofferte per 40 anni.
L’effetto delle meditazioni sulla Passione non rimaneva solo a livello emotivo, ma portava a numerose conversioni e cambiamenti straordinari. Anime semplici che s’incamminano sulla vita della santità, come Agnese Grazi, M. Giovanna Grazi Ventura, Teresa Palozzi, Lucia Burlini, Tommaso Fossi… Peccatori pubblici e banditi famosi, che riconcilia con Dio e spesso anche con la giustizia umana: diversi di loro poi lo seguivano nei suoi spostamenti missionari. Da lupi erano diventati agnelli.
In una lettera al Vescovo di Viterbo, con il suo linguaggio mistico e pieno di immagini, mette in luce il centro del suo apostolato: «Guarderò le anime dei cittadini di Viterbo con lo stesso occhio, con cui il misericordioso Signore me le ha fatte sempre mirare ovunque sono stato, cioè nelle Piaghe Sacratissime dell’amabilissimo nostro Redentore, squarciate ed aperte più dall’infinita sua carità, che dai duri chiodi, per bere le acque salutari della grazia in queste fonti di vita eterna».
I laici passionisti
Questo è il Padre che Dio ci ha donato. Anche a noi egli Croce addita il Crocifisso. Ci invita a conoscerlo, a meditarlo, ad amarlo, a seguirlo e a testimoniarlo. Se nel nostro cuore si accenderà un amore sincero per Gesù Crocifisso, sentiremo il bisogno di farlo conoscere e farlo amare anche dai fratelli.
Essere “testimoni di Cristo Crocifisso e Risorto”, è l’impegno che il santo addita oggi anche a noi “laici passionisti”. Questo vuole oggi la Chiesa da tutti i laici che vogliono vivere in modo serio la propria fede. IL B. Giovanni Paolo nella grande Esortazione Apostolica “Fideles Laici”. scrive: “I fedeli laici hanno la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo. È una urgenza intramontabile. Ogni discepolo è chiamato in prima persona; nessuno può sottrarsi nel dare la sua propria risposta: “Guai a me, se non predicassi il vangelo!” (1Cor 9,16). A tutti ripeto il grido appassionato: Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. I laici passionisti non fanno un voto, ma una promessa solenne a Gesù Crocifisso: “Fa che io ti ami e ti faccia amare”. Non è vero passionista chi non è un grande innamorato e un vero apostolo di Gesù Crocifisso.
Il 10 aprile 2011, nella grande giornata di spiritualità degli AGC, abbiamo ricordato che le nostre Fraternità, se vogliamo avere un avvenire nella Chiesa, in un mondo che si sta allontanando sempre più da Dio, devono passare da “semplici gruppi di preghiera” a “gruppi ecclesiali”, che partono dalla preghiera, soprattutto come contemplazione dell’amore a Gesù Crocifisso, a un grande impegno missionario: “Amare e fare amare Gesù Crocifisso”. Vale anche per noi il grido di san Luigi Orione: “Oggi un cristiano che non è apostolo è apostata”.
P. Alberto Pierangioli

Per l’ottavo anno la nostra Parrocchia ” SS. Annunziata” ha organizzato la Veglia presso il Santuario di S. Maria a mare la notte del’8 luglio, per ricordare il passaggio di San Gabriele, nel 1859, in viaggio dalle Marche al Gran Sasso.
Il Santo sostò nell’ attiguo convento, tra i suoi confratelli Passionisti, e pregò innanzi alla Vergine SS. Annunziata. (leggi di più…)
La storia di Domenico ci dice che se il Signore si mette in testa una cosa, la porta a termine. Specie se si imbatte in uno determinato come Lui.
Ultimo di undici figli, nasce presso Viterbo il 22 giugno 1792 da Giuseppe e da Maria Antonia Pacelli, agricoltori. La morte si accanisce presto con la famiglia Barberi. In pochi anni Domenico perde una sorella di 10 anni, il padre e la madre. A 11 anni Domenico, rimasto orfano, è costretto ad andare a lavorare presso uno zio materno, contadino anch’egli . Deve lasciare gli studi che aveva iniziato con i cappuccini , dimostrando “un grande ardore per lo studio”. Fino a 21 anni attraversa un periodo di crisi, ma senza grossi sbandamenti. Conosce poi i passionisti del vicino convento di Vetralla e con questi riprende lo studio e la formazione cristiana.
Dopo un travaglio interiore, lascia la sua fidanzata e nel 1814, a 22 anni, entra nel noviziato di Paliano. Ispirandosi a questa vicenda personale, scriverà: “Tracce di misericordia divina nella conversione di un gran peccatore”. Consapevole di non avere studiato abbastanza, aspira solo a diventare fratello laico. Ma in preghiera davanti all’immagine della Madonna ha una locuzione interiore che gli dice che diventerà sacerdote e sarà apostolo del Nord Europa, specialmente dell’Inghilterra.
Durante il noviziato passa misteriosamente dalla condizione di fratello religioso a quella di aspirante al sacerdozio. Lo Spirito Santo lo riempie di scienza e di sapienza; il 1 marzo 1818 è ordinato sacerdote a Roma. È un religioso esemplare per scienza e per vita. Ottimo predicatore. Insegna filosofia, teologia, sacra eloquenza. Ha fatto voto di non perdere mai tempo! Studia e scrive libri di teologia, filosofia, mariologia, mistica, agiografia ecc. Una produzione immensa di oltre 180 titoli!
Rinunzia all’episcopato di Palermo, ma è chiamato a ricoprire posti di responsabilità nella congregazione: fino alla carica di provinciale. Non tralascia la predicazione ed è assiduo al confessionale. Non dimentica la voce che gli indicava l’Inghilterra come meta del suo apostolato. Organizza una crociata di preghiere per questo scopo. Anche S. Paolo della Croce aveva tanto pregato per la conversione dell’Inghilterra e, dopo un’estasi, aveva esclamato: “Che ho veduto, che ho veduto! I miei figli in Inghilterra!”.
Questo sogno si realizza con Domenico, che, nel 1840, parte per il Belgio per realizzare le prime fondazioni passioniste fuori d’Italia. Nel 1841 sbarca in Inghilterra e inizia un apostolato instancabile per l’unità della Chiesa. Lo spirito ecumenico ispira tutti i suoi atti; a questo si era preparato fin da quando il Signore gli aveva indicato la sua missione.
Precorre i tempi: dopo tanti anni noi ricalchiamo la strada indicata da lui. Conia per primo il termine dei “fratelli separati”, per definire la condizione degli anglicani. Ricorda a chi lavora per l’unità della Chiesa che solo Dio può cambiare i cuori e che perciò “è necessaria una grande umiltà, accompagnata da una grande confidenza in Dio, che solo può cambiare i cuori. In secondo luogo è necessario un gran fondo di scienza. Poi solo il cuore può parlare ai cuori; la mansuetudine e la dolcezza cristiana sono i veri contrassegni di un difensore della religione cristiana. “.
Domenico chiede agli anglicani di pregare per lui e per la chiesa cattolica e viceversa e non esita ad ammettere eventuali torti della stessa. Ha contatti con molte personalità dell’anglicanesimo, in particolare con i professori di Oxford, che sono alla ricerca della via dell’unità. Si dice pronto a dare la vita per l’unità dei cristiani. Accoglie in congregazione George Spencer, nobile pastore anglicano, che diventa sacerdote passionista e servo di Dio. Riceve nella chiesa cattolica John Henry Newman, stimato “il papa dei protestanti, il loro grande oracolo, il più dotto uomo d’Inghilterra”, poi cardinale cattolico e anch’egli servo di Dio. L’esempio di Newman sarà seguito da molti professori di Oxford e da oltre 300 alte personalità del clero e del laicato anglicano e da migliaia di fedeli.
Domenico è ammirato da tutti per la sua dottrina e la personalità “composta, dicono, di quanto vi è di umile e di sublime nella natura umana”. E definito “bambino” per la sua semplicità e “leone” per la sua intelligenza. Non mancano avversità e ostacoli. E infaticabile e non si risparmia. Il 27 agosto 1849 durante un viaggio viene colto da improvviso malore e muore in una stazione ferroviaria, presso Londra.
Nel 1963, durante il concilio ecumenico Vaticano II, Paolo VI lo dichiara beato e lo saluta col titolo di “apostolo dell’unità”.
Francesco Valori
Una comunità passionista martire: i 26 martiri di Daimiel
Nel 1936, a circa due anni di distanza del martirio di s. Innocenzo Canoura, si ripropone lo stesso scenario politico e si consuma il martirio della comunità passionista di Daimiel. È l’inizio della guerra civile spagnola. Gli stessi i protagonisti: da un lato l’amore innocente, dignitoso e mite delle vittime, umili religiosi dediti solo a Dio e all’amore del prossimo e dall’altro l’odio perverso e crudele di cristiani che diventano carnefici dei fratelli.
A Dainiell, una cittadina a circa 150 Km da Madrid, i Passionisti hanno una casa e reggono il santuario del “Cristo della Luce”. La comunità conta trenta religiosi fra sacerdoti, fratelli laici e in maggioranza giovani studenti, tutti di 18 – 21 anni, che si preparano al sacerdozio e alla vita missionaria in America Latina. Nessuno di loro si è mai immischiato in questioni politiche. Vivono tuttavia nel clima di feroce odio contro la chiesa e ne sono vittime innocenti. Alla comunità il 13 luglio 1936 si è aggiunto il provinciale, padre Niceforo Diez, che prevedendo giorni difficili per i confratelli, è tornato in Spagna dall’’America latina per stare vicino soprattutto ai giovani studenti ed essere di conforto e di esempio.
Il martirio è nell’aria. Così scrivevano in quei giorni alle famiglie quei giovani studenti: “Il Signore mi conceda la grazia di essere un vero discepolo di Cristo e spargere il mio sangue come suo martire. Anche se mi ammazzassero per Cristo, tornerò in seminario. Potete essere orgogliosi di avere presto un figlio martire in cielo. Se è necessario dobbiamo essere disposti anche a morire per la nostra fede”. Nella zona durante la dura persecuzione viene eliminato più del 40% del clero. Il 18 luglio 1936 scoppia l’insurrezione militare. Tre giorni dopo alle 23,30 i miliziani irrompono in convento e ordinano lo sfratto immediato. La motivazione: “Il convento deve servire ad altre cose”.
I religiosi si radunano in chiesa. Il provinciale prende la pisside con le ostie consacrate e pronuncia queste ispirate parole: “Cittadini del Calvario, questo è il nostro Getsemani. Alla prospettiva dolorosa della morte la nostra natura sbigottisce e si abbatte, però Gesù sta con noi. Io sto per darvi colui che è la forza dei deboli. Gesù all’inizio della sua passione fu confortato da un angelo, noi siamo confortati e sostenuti da lui stesso. Tra poco saremo con Cristo. Cittadini del calvario, animo a morire per Cristo. A me tocca il compito di infondervi coraggio, ed io stesso mi sento stimolato dal vostro esempio”. Imparte a tutti l’assoluzione sacramentale e la riceve anche lui dal superiore; tutti poi ricevono l’Eucaristia. Dopo aprono le porte e si consegnano ai miliziani. P. Niceforo li prega di ucciderli subito lì in convento, non “come conigli in aperta campagna”. Ma loro dicono di non volerli uccidere. Li conducono fuori la città, intimano loro di disperdersi e di non tornare più indietro. Qui comincia il gioco del gatto col topo. Si dividono a gruppi e si dirigono in varie direzioni. Tutti, meno cinque saranno uccisi in luoghi diversi, con modalità diverse, nell’arco di tre mesi, dal 23 luglio al 23 ottobre.
Il primo gruppo di dodici religiosi viene catturato a Manzanares. Con loro è anche il provinciale. Vengono fucilati. Alcuni muoiono subito. Padre Niceforo non muore subito e viene finito con il colpo di grazia. Uno studente viene lasciato morire dissanguato in ospedale. Gli altri sei, feriti, vengono curati e una volta ristabiliti il 23 ottobre sono fucilati anch’essi.
Tutti gli spostamenti sono segnalati. Nove religiosi vengono arrestati alla stazione di Ciudad Real. Vestono abiti civili ma hanno un salvacondotto per Madrid da parte del governatore che li qualifica come religiosi passionisti. Sono tutti fucilati. Un sacerdote chiede di poter essere ucciso per ultimo e viene accontentato. Intanto assolve gli altri confratelli e quando arriva il suo momento i miliziani sembra vogliano risparmiarlo. Lui però dice: “il mio posto è vicino ai miei fratelli immolati” e viene ucciso.
Un gruppo composto da tre religiosi cerca di raggiungere Madrid. Il 23 luglio vengono arrestati a Malagòn e rinchiusi nel municipio del luogo. Vengono in seguito accompagnati alla stazione e messi sul treno. A Urda sono attesi dai rivoluzionari, fatti scendere e uccisi il 25 luglio. Due sono catturati e fucilati a Carriòn de Calatrava. Cinque religiosi raggiungono Madrid dove restano fino alla fine della guerra, quando, usciti dal carcere, racconteranno tutto quello che sanno della comunità martire di Dainiell.
Ecco il nome dei ventisei martiri dichiarati beati da Giovanni Paolo II il giorno 01 10 1989:
Otto sacerdoti: Niceforo Diez, Germano Perez, Giampietro Bengoa, Filippo Valcobado, Ildefonso Garcia, Pietro Largo, Giustiniano Cuesta,
Tre fratelli laici: Paolo Maria Leoz, Benito Solana, Benito Anacario, Filippo Ruiz.
Quindici Studenti: Eufrasio De Celis, Maurilio Macho, Tommaso Cuartero e Giuseppe Maria Cuartero (fratelli), Giuseppe Estalayo, Giuseppe Osés, Giulio Mediavilla, Felice Ugalde, Giuseppe Maria Ruiz, Fulgenzio Calvo, Onorino Carracedo, Laurino Proano, Epifanio Serra, Abilio Ramos, Zaccaria Fernandez,
Francesco Valori









