- Selva di crocifissi per la peregrinatio crucis
- 25 febbraio ore 9.30 – Convocato il Consiglio Esecutivo a Morrovalle
- Festa della Passione a Giulianova
- «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24)
- Ventennale del Movimento Laicale Passionista
Interventi
P. Alberto Pierangioli
Carissimi, pensavo di mandarvi una riflessione per la Quaresima. Dopo... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Vi ricordo il grande avvenimento che deve coinvolgerci tutti: il... [vai alla discussione]
Padre Alberto
Carissimi Amici/e, prima di tutto ricordo a tutti che il 17... [vai alla discussione]
FORMAZIONE 2011
- CALENDARIO AMICI DI GESU’ CROCIFISSO 2012
- CALENDARIO CONSACRAZIONI SOLENNI 2012
- FESTE PASSIONISTE
- FORMAZIONE 2012: ” La spiritualità passionista “
- INCONTRI DI FRATERNITA’
- MEDITAZIONI MENSILI
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Il 27 e 28 maggio si è tenuto presso la Casa Generalizia dei Ss. Giovanni e Paolo a Roma, il Coordinamento Nazionale del Movimento Laicale Passionista.
Tra i vari punti all’ordine del giorno si è parlato della preparazione al prossimo Consiglio Nazionale che si terrà nei giorni 1-2-3- settembre presso la casa esercizi dei Ss. Giovanni e Paolo.

In tale occasione si parlerà dell’organizzazione del Convegno Nazionale del MLP nell’aprile del 2012, in cui si festeggerà il ventennale del MLP.
Piera Iucci – coordinatrice prov. della Pietà
Anche quest’anno la nostra Fraternità ha avuto la gioia di avere cinque consacrati a Gesù Crocifisso: Amici che hanno fatto questo passo con molta consapevolezza e serietà.
P. Alberto ha guidato la giornata con tanto entusiasmo. (leggi di più…)
Santa Gemma è conosciuta soprattutto come “ frutto della passione di Gesù, un germoglio delle sue piaghe”, come si definiva lei stessa.
Questa sera, nel pieno del mese mariano, la vogliamo considerare nel suo aspetto di “santa mariana”.
Già alla tenera età di 7 anni Gesù le chiede il sacrificio della mamma terrena e, in cambio, l’affida alla Mamma celeste.
Gesù dice a Maria: “Questa mia figlia la devi riguardare come frutto della mia Passione”. (leggi di più…)
Dopo il fallimento del viaggio a Roma, per presentare al papa la regola del nuovo istituto, Paolo Danei, davanti all’immagine della Madonna in Santa Maria Maggiore, emette il voto della Passione: amare e fare amare Gesù Crocifisso: è il voto fondamentale per il nuovo istituto. Paolo era sicuro della sua missione, ma non gli era chiaro dove e come iniziare l’opera di Dio. Alla fine di settembre 1721, lascia Roma, diretto al Monte Argentario visto nel viaggio di andata a Roma, facendo a piedi il tragitto da Civitavecchia al monte che lo attira. Scrive al fratello Giambattista per assicurarlo che per attuare il disegno di Dio è disposto ad andare “sino in capo al mondo”. Ottiene dal vescovo di Pitigliano il permesso di abitare l’eremo dell’Annunziata sul Monte Argentario. Poi parte per Castellazzo per prendere il fratello Giambattista, che il 28 novembre 1721 fa vestire dal suo vescovo di un abito nero come il suo. P. Giambattista sarà il secondo passionista, fedele compagno del fondatore, ispiratore e fedele custode della spiritualità passionista.
Il 22 febbraio 1722 i due fratelli lasciano Castellazzo diretti al monte Argentario, nel romitorio dell’Annunziata. Trovano un panorama incantevole, tanta solitudine e pace e possibilità di dedicare tante ore del giorno e della notte alla preghiera, ma anche tanta povertà. Per sopravvivere raccolgono l’erba spontanea del bosco, ma fisicamente si riducono ad essere come delle ombre da fare paura. Iniziano intanto anche un denso apostolato nei due paesi vicini di Portercole e S. Stefano.
Verso la fine del 1722 arriva ai due fratelli un invito del vescovo di Gaeta: “Venite in diocesi, troverete qui un luogo adatto per la vostra vocazione e potrete lavorare molto per la gloria di Dio e il bene delle anime”. Paolo, attento ai segni di Dio, accetta e parte con Giovanni Battista per Gaeta, dove sono accolti dal vescovo, Mons Pignatelli, che offre loro il romitorio di S. Maria della Catena. Qui iniziano una vera vita comunitaria con alcuni giovani, che si uniscono a Paolo, come lo Schiaffino. L’apostolato non manca, il romitorio diventa un vero centro di spiritualità. Ma non è facile accettare il ritmo di vita di Paolo. Iniziano dei malumori e delle divisioni nella comunità, specialmente per opera dello Schiaffino che ha ambizioni di fondatore e vuole fare prevalere le sue vedute.
Un vescovo santo e illuminato
Nel 1724 arriva a Paolo un altro invito da Mons. Emilio Cavalieri, santo vescovo di Troia e Foggia. Paolo con il fratello parte per Troia, accolto amorevolmente da Mons. Cavalieri che è il primo vescovo a capire sul serio Paolo e la sua vocazione. Anche la spiritualità del vescovo è incentrata sul Crocifisso. La sua austerità di vita è eccezionale. Le sue penitenze non sono oggi raccontabili. Quelle di Paolo, a confronto, sono un modello di equilibrio. L’incontro con Mons. Cavalieri è la chiave di volta nella ricerca di Paolo, anche se restano vicini solo due anni, perché il vescovo morirà nel 1726. Egli dà loro ogni libertà di dedicarsi ai bisogni spirituali della città. Paolo riprende l’apostolato con il suo stile, con il crocifisso e campanelli per le strade. Spesso le escursioni non si concludono in chiesa, perché vede che la gente lo ascolta più numerosa nei crocicchi e nelle piazze. Di notte va a predicare nei ridotti di malavita, guidato dai membri di un’apposita confraternita.
Vista la tempra di pastore che Dio gli ha fatto incontrare, Paolo lo sceglie come direttore spirituale. Mons. Cavalieri è entusiasta dell’apostolato dei Danei, ma comprende che Paolo ha una missione da compiere. Ascolta e incoraggia: «E davvero un’opera di Dio che vedrete uscire per vie occulte ed incognite». Desidera che la prima sede della nuova opera sia nella sua diocesi. Decide che vi entrerà pure lui e si prepara la tonaca. Si ripromette che partecipando al prossimo sinodo romano, previsto per il 15 aprile 1725, ne parlerà al papa e l’appoggerà presso i vescovi.
Ma Mons Cavalieri, oltre ad essere un sant’uomo, possiede un grande competenza giuridica e pastorale. Nell’esaminare la regola scritta da Paolo a Castellazzo, rileva la ricchezza di spiritualità e d’ispirazione divina, ma anche la povertà di conoscenze legali e burocratiche. Scrive alcuni suggerimenti pratici che Paolo inserire nella regola, poi fa capire a Paolo che per impiantare nella Chiesa una nuova fondazione ci vuole il papa. Non bastano due laici, anche se eremiti, ma ci vogliono dei sacerdoti. Ci vogliono candidati. Non potrà mai essere approvato un istituto con due sole persone. Bisogna trovare un vescovo che possa ordinare sacerdoti i due fratelli. Paolo comprende che deve riprendere la via di Roma, ma con idee più chiare. Per disporsi ai nuovi passi, fa un pellegrinaggio al santuario dì san Michele Arcangelo sul monte Gargano. Mentre pregano, Giambattista sente una voce premonitoria: «Vi visiterò con sferza di ferro”. É annuncio di croce, quella croce che vogliono annunziare al mondo.
Di nuovo a Roma con nuove speranze
Partono per Roma il 5 marzo 1725 e vi arrivano il 16. É l’anno santo e la città brulica di pellegrini. Ci sono anche tanti cardinali e vescovi presenti per il sinodo. Mons Cavalieri non può venire perché malato.
La provvidenza segue le sue strade impreviste. I due eremiti attirano l’attenzione d’un giovane canonico della basilica vaticana, Mons. Marcello Crescenzi, che li avvicina. Paolo parla con entusiasmo del suo progetto. Crescenzi passa dalla curiosità all’ammirazione. Capisce che i due poveracci sono strapieni di forza interiore ma sforniti d’ogni mezzo per districarsi nella Roma papale. Li raccomanda a un amico potente, il cardinale Marcello Corradini, che non solo s’impegna a portare i due eremiti davanti al papa, ma trova loro un’occupazione e un alloggio finché si fermano a Roma. II papa è impegnato nel sinodo e darà udienze dopo la metà di maggio. II cardinale sta fondando l’ospedale di San Gallicano per malattie contagiose. Potranno alloggiare lì e appagare anche il desiderio di fare del bene.
Crescenzi e Corradini, in seguito, sono stati tutti e due vicini a diventare papi, anche se non vi sono arrivati, ma diventano i primi pilastri romani dell’opera di Paolo e lo aiuteranno per tutta la vita.
11 21 maggio 1725 Paolo è presentato dal Corradini al papa Benedetto XIII, presso la chiesa dì Santa Maria in Domnica al Celio, «la Navicella». Il santo espone al papa le ispirazioni ricevute da Dio. Il papa ne ha ottima impressione e autorizza Paolo a “radunar compagni», cioè avviare la fondazione di una nuova famiglia religiosa. Purtroppo nessuno provvede a redigere una nota scritta del fatto, così il permesso resta solo «a viva voce». É poco ma è meglio di niente. Per la grande fede di Paolo è tutto.
Dopo un breve ritorno nel romitorio dì Santa Maria della Catena a Gaeta e poco dopo al santuario della Madonna della Civita presso Itri, non vedendo chiaro l’avvenire, Paolo nel settembre 1726 torna a Roma dal Corradini che lo sceglie come responsabile dell’assistenza ai malati e della disciplina dell’ospedale di San Gallicano, da lui fondato. Paolo si lascia guidare dagli eventi, nei quali Dio farà conoscere la sua volontà. Scrive: «Eccoci a Roma. Ci fermiamo nel santo ospedale che ci pare sempre più a proposito per essere tutti consacrati al divino amore».
L’ospedale dì San Gallicano è inaugurato dal papa Benedetto XIII il 6 ottobre 1726. Paolo è responsabile dell’assistenza ai malati e della disciplina dell’ospedale. Facile il primo compito, accolto come nuovo campo di apostolato. Più complicato mantenere la disciplina. L’osso duro non sono i malati ma il personale di servizio, più interessato allo stipendio che all’amore pei malati. Paolo tira dritto, senza farsi intimorire dalle minacce.
Da quando ha incontrato Mons. Cavalieri, Paolo ha capito che dovrà diventare sacerdote. Non se ne sente degno, ma si prepara. I due fratelli frequentano un corso intensivo di teologia dai frati minori dell’isola tiberina. Il 7 giugno 1727 sono consacrati sacerdoti dal papa Benedetto XIII nella basilica di San Pietro. Il Corradini li presenta al papa come i primi sacerdoti del San Gallicano. In fondo sono preti secolari, pur avendo il permesso di conservare l’abito da eremiti. Da ora in poi, loro che vanno sempre scalzi, per celebrare calzeranno le pianelle. I.’8 giugno, festa della Trinità, prima messa tra i malati del San Gallicano. Paolo è una fonte di lacrime. Per anni non riuscirà a celebrare senza piangere, per la coscienza del proprio nulla e della grandezza del dono.
Una povera culla sul monte come a Betlemme
San Gallicano è una tappa e non il traguardo per Paolo. Lo Signore lo ha scelto non per curare i malati fisici ma i malati spirituali. Nel febbraio 1728 Paolo ottiene dal cardinale Corradini di poter lasciare San Gallicano e ripartire per il Monte Argentario. Ha 34 anni, è sacerdote, pieno di energie e di esperienza per iniziare in concreto l’opera di Dio. Nel romitorio dell’Annunziata si è insediato lo Schiaffino. Ottiene di abitare nel misero romitorio di s. Antonio, poche stanze e una povera cappella: sarà la culla della prima comunità passionista.
Paolo aveva peregrinato per circa 8 anni in varie zone del centro-sud d’Italia, tra sofferenze e delusioni: Monte Argentario, Gaeta, Itri, Troia, Roma, alla ricerca del luogo scelto da Dio per iniziare la sua opera. Finalmente il Monte Argentario vince e sarà il monte santo, il Montecassino dei Passionisti.
Ci sarà ancora molto da lottare e da soffrire, ma oramai la meta è chiara e anche la strada è sicura.
I due giovani sacerdoti, pieni di spirito e di vera sapienza che viene da Dio, poveri di tutti i mezzi umani, ma ricchi di doni di Dio, inizieranno subito un denso apostolato nella maremma malsana fuggita da tutti, con il titolo di missionari apostolici. La loro vita fatta di preghiera, penitenza, povertà e intensa dedizione apostolica attirerà curiosi e anime grandi desiderose di alte vette.
Per alcuni anni il monte sarà un via vai di persone che vengono a vedere, a sperimentare, spesso non adatte per grandi scalate; ma poi inizieranno ad arrivare i grandi campioni, le pietre fondamentali del nuovo istituto, che metteranno solide radici. Ci vorranno almeno altri 10 anni di difficoltà e sofferenze. Poi finalmente il monte santo dell’Argentario sarà visto in visione dalla serva di Dio Agnese Grazi come un monte tutto avvolto da fiamme di fuoco: il fuoco dell’amore.
La fede vera e l’amore grande vincono ancora. Il Sogno diventerà realtà.
P. Alberto Pierangioli












