26/04/2011 |

Parola di Dio

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. É risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto (Mt 28,1-6).

Per la comprensione

- Il Sabato Santo è il giorno più lungo nella storia di Gesù. Egli è chiuso nel sepolcro; ma i capi si sono ricordati che egli aveva detto: “Dopo tre giorni risorgerò” (Mt 27,63); per questo mettono sigilli e guardie al sepolcro. Gli Apostoli invece non ricordano affatto gli annunzi di risurrezione e, delusi e sfiduciati, incominciano a fuggire da Gerusalemme.

- Poi nella “notte santa”, nell’ora stabilita da Dio, il morto risorge, gli angeli aprono il sepolcro e danno alle donne il lieto annunzio della risurrezione. Gli Evangelisti narrano la risurrezione di Gesù con varie sfumature; ma concordano nell’affermare che furono le pie donne le prime testimoni della risurrezione.

Rifletti

- Ricorda che il Risorto è il Crocifisso. Non ci sarebbe stata la risurrezione, se prima non ci fosse stata la crocifissione e la morte. Gesù è stato glorificato dal Padre perché si era “fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,8-11). La risurrezione di Gesù è il primo frutto della sua Passione. E’ anche la prova certa della vittoria sul peccato e sulla morte.

- “L’angelo disse alle donne: «So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. É risorto”. Non debbo separare mai il Crocifisso dal Risorto, ma neppure il Risorto dal Crocifisso. Quando contemplo Gesù Crocifisso debbo tenere presente che ora egli è “il Vivente”. Quando contemplo Gesù risorto debbo ricordare che egli è “il Crocifisso”, il Gesù che ha tanto sofferto per me. Il prefazio pasquale invita a gioire, perché il “Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. E’ Lui il vero agnello che ha tolto i peccati del mondo, è Lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita”.

- La risurrezione di Gesù è anche la certezza della nostra fede. A chi chiedeva un segno Gesù promise il “segno di Giona”: “Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mc 12, 40). San Paolo riflette: “Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede… Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. (1Cor 15,17-20)

- La risurrezione di Gesù ci deve colmare di gioia al pensiero che dove è ora il Cristo saremo anche noi. Il pensiero della morte non deve fare paura, ma deve portare a guardare alla nuova vita. La morte non è la fine, ma l’inizio di una vita senza fine. Gesù ha detto: “Io vado a prepararvi un posto… , perché siate anche voi dove sono io” (Gv 14,2-3). La risurrezione di Gesù mi invita a guardare in alto, ai beni che egli mi ha meritato: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2)

Confronta

- Cristo morto e risorto è la mia salvezza e la mia speranza; ma ora debbo cercare di vivere la mia vita come l’ha vissuta lui, accettando anche la morte, come l’ha accettata lui: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9,23-24).

- La risurrezione di Gesù è la glorificazione del corpo umano. Il mio corpo vedrà la tomba e la corruzione, perciò lo terrò soggetto allo spirito; ma il mio corpo un giorno risorgerà e perciò lo tratterò con rispetto, secondo la fede.

- Gesù risorto mi aiuta ad accettare con fede e speranza la morte delle persone care: anch’esse un giorno risorgeranno e si ricomporranno tutte le comunioni nate dall’amore.

Pensiero di san Paolo della Croce: “Sia sempre benedetto e lodato il nostro Grande Iddio che si è compiaciuto di farci arrivare al solennissimo giorno della sua gloriosissima Risurrezione. Cantiamo dunque in compagnia dei Beati Cittadini Alleluia, che vuole dire lodate il Signore (L. I, 63).

24/04/2011 |

Parola di Dio

“Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino” (Gv 19,38-42). “Il giorno seguente.. i sommi sacerdoti e i farisei… andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia”. (Mt 27,62-66).

Per la comprensione

- I corpi dei crocifissi spesso venivano lasciati putrefare sul posto, in balia delle bestie o gettati in una fossa comune. Alcuni amici influenti di Gesù finalmente si fanno vivi e ottengono da Pilato di poter seppellire il corpo di Gesù: sono Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, membri del Sinedrio, discepoli occulti di Gesù. La morte del Maestro li ha scossi e ha dato loro il coraggio di esporsi in prima persona.

- C’era poco tempo perché il giorno stava per terminare e iniziava il rigoroso riposo della Pasqua. Giuseppe e Nicodemo portarono bende, lenzuola, aromi per dare una degna sepoltura a Gesù. Lo deposero dalla croce, aiutati da Giovanni e dalle pie donne. Dopo averlo ripulito e composto alla meglio, lo deposero in un sepolcro nuovo che Giuseppe possedeva a pochi passi dal Calvario. Chiuso il sepolcro con un grosso masso, gli amici di Gesù diedero mestamente addio a quel sepolcro che sembrava racchiudere tragicamente per sempre le loro speranze e tornarono frettolosamente in città.

- I Giudei non si sentivano ancora tranquilli e ottennero da Pilato di sigillare il sepolcro di Gesù e di porvi un picchetto di soldati come guardia; ma nessuna forza umana può fare fallire il piano di Dio.

Rifletti

- “Morì e fu sepolto”: oramai è il “sabato santo”, il giorno più misterioso della vita di Gesù, il giorno del suo silenzio, della sua “discesa agli inferi”, il giorno dell’esperienza fredda del sepolcro. Gesù ha voluto seguire fino in fondo la storia di ogni uomo. Per tre giorni ha voluto sperimentare quella dimensione particolare che ogni uomo deve sperimentare al momento della morte, cioè la separazione dell’anima dal corpo e il silenzio del sepolcro.

- Il sepolcro naturalmente fa paura a tutti, perché appare come la fine di ogni illusione, la fine di ogni segno di vita. Gesù ha voluto sperimentare l’umiliazione del sepolcro, ha voluto essere il primogenito dei morti, per essere il primogenito dei viventi. Per il credente il sepolcro non è l’ultima meta, è solo una tappa necessaria del cammino verso la vita senza fine. Anticamente i cristiani venivano battezzati con l’immersione piena nell’acqua, simbolo della discesa nel sepolcro, per poi riuscire come creature nuove. Sulla tomba di un cristiano c’è sempre una croce, segno di vittoria sulla morte.

- Giuseppe e Nicodemo assistendo alla morte sconvolgente di Gesù attingono coraggio per dichiararsi apertamente suoi discepoli e vincere ogni paura. La contemplazione del Crocifisso deve dare sempre forza e coraggio per stare apertamente dalla parte di Gesù.

- Gesù chiuso nel sepolcro mi ricorda quanto Dio ha fatto per me: ha accettato tutto il doloroso cammino della vita umana, senza saltare una tappa, per essere in tutto simile a me e provarmi quanto mi ha amato.

Confronta

- Contemplerò spesso Gesù chiuso nel sepolcro, specialmente quando penso alla morte o accompagno alla tomba una persona cara: vedrò la tomba come la culla necessaria per una vita senza fine.

- Penserò spesso alla mia morte e mi contemplerò chiuso nel sepolcro, anche se non so quando si aprirà per me e neppure con sicurezza dove si aprirà: così comprenderò meglio il valore della vita, la vanità delle cose della terra e il valore di quei beni che porterò con me nella vita eterna.

- Rifletterò spesso sul grande dono del battesimo: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4-8).

Pensiero di san Paolo della Croce: “Sia fedele nell’esercizio delle sante virtù, massime dell’umiltà di cuore, pazienza silente, mansuetudine e carità, ed amante molto del sacro silenzio, caritativa con tutte. Morta e sepolta agli occhi di tutti, affinché Dio vi faccia santa grande, ma della santità segreta della croce” (L. III, 609).

22/04/2011 |

Parola di Dio

“Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!» (Mt 27,50-54).

Per la comprensione

- Gli evangelisti narrano la morte di Gesù con una semplice parola “spirò”, ma riportano diverse circostanze che l’hanno accompagnata: era il giorno della “Parasceve”, cioè la vigilia della Pasqua; erano “le tre del pomeriggio”; era il sesto giorno della settimana, che per noi è diventato il “Venerdì Santo”; prima di morire, secondo Matteo e Marco, Gesù emette un “alto grido”; secondo Luca, si consegna al Padre; secondo Giovanni annunzia vittorioso che “tutto è compiuto”. Non vengono precisati il mese e l’anno della morte di Gesù: secondo molti studiosi era il 7 aprile dell’anno 30 d.C.

- “Pilato si meravigliò” per la morte di Gesù, avvenuta dopo poche ore di agonia. In genere i crocifissi resistevano più a lungo sulla croce e morivano frequentemente per asfissia. Secondo molti studiosi, Gesù morì per un infarto, forse già iniziato nel Getsemani.

Rifletti

- “Spirò”, una semplice parola per descrivere il più grande dramma della storia umana: la morte in croce del Figlio di Dio. Apparentemente Gesù muore come morivano tutti i crocifissi, in uno strazio indicibile: dissanguato, bruciato dalla sete, asfissiato, straziato dalle piaghe dei chiodi e dai crampi e forse con il cuore ferito dall’infarto.

- “Un Dio morto in croce per me!”. Era il grido di compassione e di amore di san Paolo della Croce e di tanti santi. Un Dio che muore sulla croce e muore per me! Non basterà l’eternità per capire adeguatamente questo grande mistero di amore.

- “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Gesù lo ha fatto per me. Non poteva fare di più, non poteva dare di più. Ha dato per me la vita di Figlio di Dio.

- “Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso». (Gv 10,17-18). Nessun potere umano, nessuno evento umano poteva costringere il Figlio di Dio a morire e a morire sulla croce: egli ha “offerto la vita” e ha accettato la morte “da se stesso”, liberamente, per mio amore.

- Gesù morendo ha sconfitto la morte, le ha tolto il suo “pungiglione”: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Pungiglione della morte è il peccato… Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (1Cor 15,55-57). Gesù ci ha liberati dalla paura della morte; ci ha insegnato ad accettarla dalla mani di Dio, ad affidare nelle sue mani il nostro spirito, quando verrà il momento di tornare al Padre.

- “Spirò” può significare anche “Emise lo Spirito, donò lo Spirito”. Gesù morendo ha effuso lo Spirito Santo sull’umanità. Solo quando Gesù ha liberato l’uomo dalla schiavitù del peccato, lo Spirito Santo si è potuto effondere su tutti gli uomini. Infatti, prima della morte di Gesù “non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato” (Gv 7,39).

Confronta

- Contemplerò spesso il Crocifisso, ricordando che Gesù è morto in croce per me. Ripeterò spesso l’invocazione di San Paolo della Croce: “Signore, ti ringrazio che sei morto in croce per i miei peccati”.

- Nelle tentazioni, nel pericolo di cedere al peccato, rifletterò che Gesù è morto sulla croce per riparare i miei peccati.

- Contemplando la morte di Gesù, penserò con fiducia e con speranza alla mia morte; l’accetterò serenamente dalle mani di Dio Padre, affidando a lui la mia anima.

Pensiero di san Paolo della Croce: “Preghi che dilati la nostra povera Congregazione, che la provveda di uomini santi, perché come trombe, animate dallo Spirito Santo, vadano predicando quanto ha fatto e patito Gesù per amor degli uomini, giacché la maggior parte ne vive del tutto scordata, cosa degna di lacrime inconsolabili e cagione di tante iniquità che abbondano nel mondo” (L. IV, 225).

22/04/2011 |
congregazione della passione di gesù cristo
p.za ss. giovanni e paolo, 13
00184 roma – italia
Tel. 06 772711;           fax 06 7008454
Il Superiore Generale
Prot. n. 2011.062

BUONA PASQUA 2011!

Lettera ai religiosi della Congregazione
e alla Famiglia passionista

Carissimi fratelli della Congregazione e religiose e laici della Famiglia passionista,

vi giunga a nome anche del Consiglio generale e della comunità dei SS. Giovanni e Paolo il mio augurio di Buona Pasqua in Gesù Crocifisso e Risorto. Nelle liturgie della Settimana Santa riviviamo la Passione di Gesù che, con il Fondatore, ci riempie il cuore e la mente di stupore e amore doloroso: il mistero pasquale infatti è il centro della nostra vocazione di battezzati e di passionisti, religiosi e laici. (leggi di più…)

21/04/2011 |

Parola di Dio

“Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano… Gesù…si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”…. “Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 1-15).

Per la comprensione

- E’ la cena dell’addio e della Eucarestia, la cena dell’Amore. Gesù la inizia dicendo: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione” (Lc 22,14).

Eppure gli Apostoli sono presi da ben altri pensieri: “Sorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il più grande” (Lc 22, 24). Gesù li ammonisce: “Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve… Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 26-27). E ne dà subito un esempio pratico: si alza da tavola e lava i piedi agli apostoli. Era il servizio riservato agli schiavi che lavavano i piedi al padrone e ai suoi ospiti.

Rifletti

- La tentazione dell’orgoglio, del potere, del dominio sugli altri è sempre in agguato e anche gli apostoli ne fanno l’esperienza: non avevano capito nulla degli insegnamenti del Maestro.  Gesù sta per dare la vita per gli altri: ma chi non capisce la lezione dell’umiltà e del servizio, non capisce neppure la lezione della croce. L’orgoglio uccide l’amore. Per questo Pietro si era ribellato all’idea della croce.

- “Per i Sinottici Gesù, come culmine del suo amore, si dona in cibo e bevanda nelle specie del pane e del vino, segno del dono della sua vita. Per Giovanni Gesù, come culmine del suo amore, lava i piedi all’umanità, cioè la purifica dal peccato immolando la sua vita per amore” (Cingolani, pag. 21).

- Pietro ha profonda stima del Maestro, lo ama, ma non è entrato ancora nella sua mentalità, per questo non capisce quando gli parla di croce e di morte e quando vuole lavargli i piedi. Gesù vuole mostrare a lui e agli Apostoli che li ama, fino al punto di inginocchiarsi davanti a loro per lavare i loro piedi

- “Non mi laverai mai i piedi!”: è l’atteggiamento dell’orgoglio, dell’autosufficienza. “Se non ti laverò, non avrai parte con me”: se non ti lasci amare, se non ti lasci lavare, anche la mia morte sarà inutile per te, non avrai la mia salvezza.

- Pietro e gli Apostoli erano chiamati a “sedere sul trono, per giudicare le dodici tribù di Israele” (Lc 22, 30); questo non doveva essere un dominio, ma un servizio, un dare la vita per i fratelli, come aveva fatto il Maestro: “Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”.

- E’ questa la grande lezione di Gesù: se volete essere miei discepoli, se volete essere i primi del regno, non dovete discutere per sapere chi è più importante, chi ha più potere, ma dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri, cioè dovete essere disposti a servire i fratelli, fino a dare la vita per essi.

Confronta

- Sarò io a inginocchiarmi spesso davanti a Gesù per farmi lavare da Lui, “non solo i piedi, ma anche le mani e il capo”: cioè per farmi rinnovare totalmente, per liberarmi soprattutto dall’orgoglio e dall’autosufficienza.

- “Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”: è il comandamento nuovo, è il frutto della fede e dell’amore: è amare, perdonare, servire e riconoscere Gesù nei fratelli. Se non lavo i piedi dei fratelli, impedisco a Gesù di lavare i miei piedi, non faccio parte del suo regno, non posso partecipare degnamente alla Eucarestia.

Pensiero di san Paolo della Croce: “Esercitatevi nella vera carità, sopportandovi a vicenda, compatendovi e aiutandovi gli uni gli altri” (L. IV, 268).

21/04/2011 |
20/04/2011 |

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E’ da alcuni anni che le Fraternità degli Amici di Gesù Crocifisso e simpatizzanti si incontrano per una giornata di Spiritualità a San Gabriele. Quest’anno eravamo più di 350 persone, dai giovani della Tendopoli alla più “giovane partecipante di 90 anni”.

Non potevano mancare le lodi nella Cripta davanti a San Gabriele, il Santo dei Giovani, Padre Alberto Pierangioli ci ha letto alcune testimonianze di AMICI che hanno vissuto e ancora vivono l’esperienza della Croce nell’ottica dell’Amore di Cristo, con Speranza, Fede e Carità. (leggi di più…)

19/04/2011 |

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In comunione con la Fraternità di San Nicolò sul pullman abbiamo iniziato la giornata con l’Angelus, una decina del Rosario e la preghiera degli Amici di Gesù Crocifisso. Arrivati ci siamo ritrovati nella Cripta di San Gabriele per le Lodi e subito dopo nel salone Stauros, dove Padre Francesco Cordeschi ci ha aiutato a capire e ad approfondire qual’ è la missione degli AGC, partendo dal concetto di laico nella storia della Chiesa. (leggi di più…)

19/04/2011 |

Amici di Gesù Crocifisso

Pasqua 2011

“Cristo, nostra Pasqua è stato immolato”

1 Cor.5,7

Carissimi,

siamo ancora in piena Quaresima. In questi giorni la liturgia ci fa meditare, con il vangelo di Giovanni, la “passione del cuore di Gesù”.

Il Figlio di Dio, venuto con tanto amore a salvare gli uomini, dopo millenni di attesa, è contestato, perseguitato, rifiutato. Gesù è costretto a difendersi, quasi a scusarsi del disturbo della sua venuta. (leggi di più…)

19/04/2011 |
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