Incontro Consiglio Esecutivo,  Coordinatori di Fraternità, Assistenti Spirituali

San Gabriele (TE)

DOMENICA 13 febbraio2011

ore 14,00-16,00

Carissimi,

come deciso nell’ultimo Consiglio Nazionale, la riunione dei coordinatori, vice e assistenti spirituali delle fraternità, si terrà domenica 13 febbraio dalle 14,00 alle 16,00 a chiusura del Corso di Formazione che si svolgerà presso la Casa esercizi di San Gabriele (TE).

Lo scopo è quello di avere una visione approfondita della situazione odierna delle nostre fraternità ed i programmi per il futuro.

Si raccomanda la puntualità per quelli che non partecipando al corso verranno per la riunione.

Ai responsabili che verranno in mattinata, il pranzo sarà offerto dal movimento

Se ci sta a cuore il nostro movimento cerchiamo di fare ogni sforzo per essere presenti.

La presidente

Piera Iucci

Nota bene:

per poter avvisare il personale della casa esercizi, ho bisogno di sapere per tempo il numero in più delle persone presenti al pranzo

31/01/2011 |

27/01/2011 |

Gesu’ ha detto che chi recita questa coroncina accanto ad un morente, lui stesso si collocherà tra l’anima e Dio, come Salvatore e non come giusto giudice. Ma se la coroncina viene recitata a distanza (leggi di più…)

22/01/2011 |

Relazione del  Presidente degli Amici di Gesù Crocifisso al Precapitolo 2011- Provincia Piet

S. Gabriele, 19 gennaio 2011

Il MLP “Amici di Gesù Crocifisso” fu iniziato dal P. Alberto Pierangioli nel 1989, per la richiesta insistente di alcuni fedeli laici. Attualmente conta 2911 iscritti, sparsi in tutta l’Italia, con un incremento di 70 nell’ultimo anno. Abbiamo 7 Fraternità nelle Marche, 6 in Abruzzo, 1 in Umbria, 1 nel Lazio  e 1 in formazione a Bari. Vi sono poi diversi gruppi di preghiera in varie zone. 10 sacerdoti passionisti, 1 sacerdote e due diaconi permanenti diocesani e una suora passionista collaborano per l’animazione delle Fraternità, che si incontrano due volte al mese: una per imparare a meditare la parola di Dio, in particolare la Passione di Gesù e un’altra per approfondire la fede con un programma annuale stabilito del Consiglio Nazionale. (leggi di più…)

19/01/2011 |

Civitanova 11-1-2011

Carissimi,

come annunciato nel giornalino e nel nostro sito, dall’ 11 al 13 febbraio, si terrà il corso di formazione per responsabili di fraternità e per chi vuole impegnarsi maggiormente nel movimento d’appartenenza.

Le modalità e gli scopi del corso sono come sempre quelli di: consolidare i legami di amicizia ed apprezzamento tra i partecipanti, riscoprire le motivazioni profonde del perché si voglia e si debba prestare il proprio lavoro nei gruppi e nel movimento in generale, acquisire e fornire nozioni pratiche ed esperenziali. (leggi di più…)

19/01/2011 |

1-

2-

3-

4-

5-

6-

7-

8-

9-

10-

11-

14/01/2011 |

1-

2-

3-

4-

5-

6-

7-

8-

9-

10-

11-

14/01/2011 |

1-

2-

3-

4-

5-

6-

7-

8-

9-

10-

11-

14/01/2011 |

1-

2-

3-

4-

5-

6-

7-

8-

9-

10-

11-

14/01/2011 |

(CCC 1200 – 1209)

Tradizioni liturgiche e cattolicità della Chiesa

Dalla sua nascita fino ad oggi, la Chiesa ha sempre celebrato la liturgia, la lode a Dio e continuerà a farlo sino alla fine dei tempi, seguendo la tradizione apostolica. Cristo e gli apostoli pregavano secondo l’uso del tempio di Gerusalemme e delle sinagoghe locali. Ma presto gli apostoli sentirono il bisogno di una preghiera tutta propria, ispirata agli esempi e insegnamenti di Gesù e alla realtà della fede cristiana, con al centro la “Frazione del pane”, cioè l’Eucaristia. Negli Atti e nelle Lettere degli Apostoli troviamo suggerimenti ed esempi concreti sugli atteggiamenti da tenere nella preghiera (in ginocchio, con la mani alzate, con imposizione delle mani) e sulle preghiere da dire: “Intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore” (Ef. 5,19); “Pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi” (Ef. 6,18)

San Paolo riporta nelle sue lettere alcuni inni cristologici, sgorgati dal cuore e dalla fede dei primi cristiani, come Rm 16, 25-27; Fil 2,5-11; Col 1,13-20 Ef 1, 3-14, 30-23 ecc. Possiamo riconoscere diversi esempi di preghiere e inni cristiani anche nell’Apocalisse.

Man mano che la fede si diffuse nei vari paesi, la Chiesa sentì il bisogno di adattare preghiera e liturgia alla mentalità e cultura dei vari popoli. All’inizio si pregava nella lingua ebraica, che era la lingua degli apostoli, poi prevalse la lingua greca, nella quale furono scritti quasi tutti i librei del Nuovo Testamente; quindi si aggiunse la lingua latina, che era la lingua dell’impero romano e poi altre lingue, specialmente in oriente. In ogni luogo e con ogni lingua si celebrava lo stesso mistero pasquale di Cristo, ma le forme e la lingua con le quali si celebrava erano diverse. I santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi, per tradurre bibbia e testi liturgici nella lingua di questi popoli, inventarono l’alfabeto detto “cirillico”, usato anche oggi dai popoli slavi.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica raccomanda che la celebrazione della Liturgia tenda ad esprimersi nella cultura del popolo in cui la Chiesa è inserita. La Liturgia cristiana è stata spesso la base per lo sviluppo di molte culture ancora primitive.

Usando la lingua viva del popolo, necessariamente variava il modo di esprimere e manifestare lo stesso mistero di Cristo. Da qui la nascita di diverse tradizioni liturgiche, o riti, legittimamente riconosciuti, in quanto significano e comunicano lo stesso mistero di Cristo e manifestano la cattolicità della Chiesa.

Il mistero di Cristo è tanto grande che nessuna tradizione liturgica può esaurirlo. Quando le chiese hanno vissuto queste tradizioni liturgiche in comunione tra loro nella fede e nei sacramenti, si sono arricchite reciprocamene, crescendo nella fedeltà alla Tradizione e alla missione comune a tutta la Chiesa.

Le chiese di una stessa area geografica e culturale sono giunte a celebrare il mistero di Cristo con espressioni particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del “deposito della fede” (2Tm 1,14), nel simbolismo liturgico, nell’organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità. In questo modo Cristo, luce e salvezza di tutti i popoli, viene manifestato attraverso la vita liturgica di una chiesa al popolo e alla cultura ai quali essa è inviata e nei quali è radicata. La Chiesa è “cattolica”, cioè “universale: può quindi integrare nella sua unità, purificandole, tutte le vere ricchezze delle culture.

Varietà di riti, unità di fede

Attualmente nella Chiesa sono in uso vari riti. In occidente il rito latino – romano ha prevalso su tutti e ha unito tutti i riti sorti nei primi secoli in varie diocesi e nazioni occidentali; sono rimasti solo alcuni riti che hanno piccole sfumature diverse dal rito romano, come il rito ambrosiano, usato nella diocesi di Milano e alcuni riti di istituti religiosi antichi. In oriente è rimasta invece una grande varietà di riti, come il rito bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo.

Il Concilio Vaticano II ha dichiarato che, “in ossequio alla tradizione, la Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati” [SC 4].

Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la liturgia racchiude, il Concilio ha fatto un’accurata riforma della liturgia, con il documento “Sacrosanctum Concilium”, che è uno dei documenti più importanti del Concilio. Il Concilio nota che nella preghiera liturgica, e in particolare nei sacramenti, c’è una parte immutabile, perché di istituzione divina, di cui la Chiesa è solo custode, e ci sono parti suscettibili di cambiamento, che essa ha il potere, e talvolta anche il dovere, di adattare alle culture dei popoli” [SC, 21].

Nel corso dei tempi si sono introdotti nei riti cristiani elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa, parti che possono essere tracce di culti pagani non accettabili dalla fede cristiana, oppure parti diventate non più idonee e comprensibili alla cultura del popolo. Si è sentito quindi il bisogno di una riforma che rendesse i sacri riti più chiari e comprensibili al popolo cristiano, per aiutarlo a una partecipazione piena, attiva e comunitaria.

La diversità liturgica può essere fonte di arricchimento, ma può anche provocare tensioni, incomprensioni e persino scismi. Ne abbiamo avuto tristi esempi lungo i secoli e anche ai nostri giorni, come lo scisma di Lefevre.

L’adattamento alle culture esige una conversione del cuore e, a volte, rotture con abitudini ancestrali incompatibili con la fede cattolica [SC, 21]. Il criterio che assicura l’unità nella pluriformità delle tradizioni liturgiche è la fedeltà alla Tradizione apostolica, ossia la comunione nella fede e nei sacramenti ricevuti dagli Apostoli, comunione garantita dalla successione apostolica: papa e vescovi.

La Chiesa non è padrona della fede e delle sue manifestazioni, come sono i riti; la Chiesa ne è custode fedele. Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, cioè al papa e, secondo il diritto, ai vescovi. Nessun altro, anche se sacerdote, può, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.

I fedeli devono accettare volentieri quei cambiamenti legittimi, che li aiutano a partecipare meglio ai riti sacri e devono tenersi lontani da cambiamenti arbitrari, introdotti da chi non ne ha l’autorità, per motivi umani, per devozioni e mentalità non illuminate dalla vera fede.

Liturgia e devozione popolare

La preghiera liturgica e i riti ufficiali della Chiesa non escludono le devozioni private, preghiere, gesti, segni con cui la devozione personale vuole rendere lode a Dio, ringraziarlo, invocarlo.

Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto anche delle forme della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che si uniscono alla vita sacramentale della Chiesa, quali le immagini sacre, la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la “via crucis”, le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc. (CCC 1674).

Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: questi pii esercizi, devono essere in armonia con i tempi liturgici e con la sacra liturgia e condurre ad essa il popolo cristiano (CCC 1675, SC 13).

La religiosità popolare ha bisogno di essere sostenuta, illuminata e, all’occorrenza, purificata e rettificata, in modo che ogni vera devozione porti a una maggiore conoscenza di Cristo, con la guida dei vescovi e delle norme generali della Chiesa. In questo modo la religiosità popolare aiuta a crescere nella fede, e a unire, in modo creativo, il divino e l’umano, Cristo e Maria, Cristo e i santi, lo spirito e il corpo, la comunione e l’autorità, la persona e la comunità, l’intelligenza e il sentimento e offre delle motivazioni per vivere nella gioia e nella serenità, anche in mezzo alle difficoltà della vita (CCC 1676).

Rifletti

1. Hai avuto mai esperienza di partecipare a qualche rito cristiano diverso dal rito latino?

2. Che cosa la Chiesa può cambiare o non può cambiare nelle celebrazioni liturgiche?

3. Comprendi l’importanza che le devozioni popolari siano in armonia con la liturgia cattolica?

4. Hai incontrato qualche difficoltà per armonizzare le devozioni popolari con le norme liturgiche?

P. Alberto Pierangioli

13/01/2011 |
Successivi »
PassionistiPiet.it tendopoli.it sangabriele.org vangelodelgiorno.org
PassioChristi.org PCS-news madonnadellastella.eu ancilla.it
zenit.org parrocchiadellannunaziata.it voxdeiart.org santagemma.org