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(CCC 1302 – 1321)
Come prepararsi alla Cresima
Ogni battezzato può e deve ricevere il sacramento della Cresima; senza di essa l’iniziazione cristiana rimane incompiuta. La chiesa latina oggi tende a spostare la Cresima verso l’adolescenza, momento in cui crescono le difficoltà della vita cristiana e occorre una maggiore forza della grazia.
La preparazione alla Cresima richiede dal cresimando una vita di preghiera personale e liturgica più regolare, un buon itinerario di catechesi che lo porti a una conoscenza e a una prima esperienza dell’azione dello Spirito Santo e dei suoi doni, per assumere con generosità le responsabilità di una vita cristiana più matura.
Il primo protagonista della Cresima è il cresimando stesso, che domanda di ricevere la Cresima in modo libero, consapevole e gioioso e sente il dovere di un impegno serio per prepararsi. Per ricevere degnamente e con frutto la Cresima, il candidato deve vivere in grazia di Dio, frequentare i sacramenti della Penitenza e dell’ Eucaristia, prepararsi con una preghiera più intensa allo Spirito Santo, per diventare vero discepolo e testimone di Cristo nella Chiesa e nella vita sociale.
Anche per la Cresima vogliamo sottolineare la responsabilità dei genitori che devono aiutare i figli a prepararsi seriamente a ricevere questo sacramento. Essi hanno un ruolo primario e importante e devono superare ogni atteggiamento di delega ad altri, per coinvolgersi tanto nella preparazione del cresimando, quanto nella celebrazione e nel successivo cammino di fedeltà al dono ricevuto.
É bene che i cresimandi abbiano l’aiuto spirituale di un padrino o madrina di vita cristiana esemplare; è auspicabile che sia la stessa persona scelta per il Battesimo, per sottolineare meglio l’unità dei due sacramenti nell’unico cammino di crescita nella vita di fede. Compito del padrino o madrina è di accompagnare il cresimato nella vita, sostenendolo nell’impegno di fedeltà a Dio e alla Chiesa con la preghiera, il consiglio e la testimonianza. Occorre perciò liberare la scelta del padrino o della madrina da ogni aspetto di pura convenienza sociale o di semplice amicizia, incoraggiando il cresimando stesso a scegliere chi può assumersi meglio la responsabilità di aiutarlo nel cammino cristiano, in modo da favorire anche legami veri di fede e di amore fra le persone. Al padrino o madrina dice il Card. Martini: “Siete collaboratori del vescovo per indirizzare gli adolescenti nella fede. Dovete chiedervi: “Che cosa faccio per lui o per lei affinché si mantenga nella fede?”.
Alla comunità parrocchiale spetta l’impegno di accompagnare i cresimandi e i cresimati: questo impegno riguarda prima di tutto il parroco e i catechisti, che hanno il compito delicato e importante di introdurre i cresimandi alla vita dello Spirito. Riguarda poi ogni fedele che vive seriamente la propria fede.
Una miniera di grazie
La Cresima è una miniera di grazie: dona a chi la riceve degnamente una speciale effusione dello Spirito Santo, come fu concessa agli Apostoli a Pentecoste, una crescita della grazia battesimale, un approfondimento della dignità di figli di Dio, una unione più salda con Cristo; aumenta i doni dello Spirito Santo; rende più forte il legame con la Chiesa; dona una luce e forza speciale per essere veri apostoli e testimoni di Cristo, per confessare con coraggio il suo nome e non vergognarsi di Lui. Diceva S. Ambrogio ai Cresimati: “Ricorda che hai ricevuto il sigillo spirituale, “lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di conoscenza e di pietà, lo Spirito di timore di Dio”, e conserva ciò che hai ricevuto. Dio Padre ti ha segnato, ti ha confermato Cristo Signore e ha posto nel tuo cuore quale pegno lo Spirito Santo”.
Come il Battesimo, la Cresima è conferita una sola volta, perché imprime nell’anima il sigillo spirituale indelebile dello Spirito Santo, che riveste il cresimato di grazia per vivere una vita cristiana veramente santa ed essere testimone di Cristo; perfeziona il sacerdozio comune dei fedeli, ricevuto nel Battesimo.
La Cresima viene conferita con l’imposizione delle mani e l’unzione con il crisma. Nella Sacra Scrittura imporre le mani è un segno di benedizione e di grazia, ma anche un gesto col quale si affida una missione sacra a qualcuno. I cresimati ricevono la missione di difendere e diffondere la fede, di rendere testimonianza a Cristo e al suo Vangelo in mezzo agli uomini.
Ungere col sacro Crisma, olio profumato consacrato dal vescovo, è dono di forza, di grazia, di salute, è simbolo delle buone azioni del cristiano che diffondono nel mondo il profumo di Cristo.
Vorrei sottolineare questi due aspetti fondamentali del dono della Cresima: il profumo di una vita di santità e l’impegno della testimonianza.
Il profumo di Cristo
Così scrive S. Paolo ai fedeli di Corinto: «Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo» (2Cor 2,14-15).
Profumo di Cristo per l’apostolo sono i “santi” di Corinto, di Roma, di Efeso, cioè i cristiani santificati dal Battesimo e dalla Cresima e che vivono con coerenza la vita di santità. Giovanni Paolo II diceva che chiedere a un catecumeno “Vuoi essere battezzato?”, significa chiedergli “Vuoi essere santo?”. Allo stesso modo potremmo dire che chiedere a un cresimando “Vuoi ricevere la Cresima?”, vuol dire chiedergli “Vuoi diventare santo sul serio?”.
Lo Spirito Santo è per eccellenza il “Santificatore”. Lo è nel Battesimo, lo è in modo speciale nella Cresima, continua ad esserlo negli altri sacramenti e in tutta la vita cristiana. Possiamo quindi dire che la Cresima è il vero sacramento della santità: lo Spirito Santo che è Amore, conduce alla santità che è amore. Due secoli prima del Concilio Vaticano II, S. Paolo della Croce aveva capito il ruolo fondamentale dello Spirito Santo nel cammino di santità. In una lettera ai religiosi, per esortarli a prepararsi alla solennità della Pentecoste traccia un trattato sulla santità come frutto dello Spirito Santo, che definisce spesso come il vero “maestro e guida” nel cammino di santità (Cf L. IV 225-228).
Sarete miei testimoni
Prima di salire al cielo, Gesù aveva annunziato agli Apostoli: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra» (At 1,8). La testimonianza è frutto del dono dello Spirito Santo.
Come cristiani possiamo essere chiamati fino a dare a Cristo la suprema testimonianza del martirio. “Martire” significa in greco “testimone”. Degli apostoli, dei primi diaconi e in genere dei primi cristiani è detto che erano “erano pieni di Spirito Santo” e per questo pieni di fortezza e di zelo nel diffondere la conoscenza di Cristo.
La storia della Chiesa è piena della testimonianza di tanti martiri di ogni età, epoca e paese. Anche ai nostri giorni, mentre tanti cristiani rinnegano la fede, mentre crescono e fanno chiasso le associazioni degli atei, degli “sbattezzati”, cresce anche in tutti i continenti il numero dei martiri, cioè dei veri testimoni di Cristo pronti a dare la vita per lui. Pensiamo ai martiri del Messico, della Spagna, del nazismo e comunismo, dell’islamismo, in tutti i continenti: sono milioni di fedeli che hanno dato e continuano a dare la vita per rimanere fedeli alla fede di Cristo.
Il Signore potrebbe chiedere anche a noi la testimonianza del martirio, ma per lo più noi siamo chiamati a testimoniare la nostra fede e appartenenza a Cristo nelle circostanze ordinarie della vita: nella famiglia, nella scuola, nella società civile, nel lavoro, nel servizio ai fratelli più bisognosi. É molto spesso un “martirio bianco”, che non è più facile del martirio di sangue, perché spesso comporta emarginazione, derisione, solitudine e anche persecuzione diretta.
Lo Spirito Santo rende forti e coraggiosi nella testimonianza, spinge ad annunciare a tutti, con la parola e le opere, che Gesù è il Signore. Così è stato per gli Apostoli, per i martiri che hanno dato la vita per Cristo e per i Santi, che hanno fatto della vita una continua offerta di fede e di amore. Così deve essere per ogni cresimato, che è stato “unto”, cioè “consacrato” dallo Spirito Santo.
Il cammino di vita nuova che inizia con la Cresima è una realizzazione progressiva della vita secondo lo Spirito, secondo la vocazione di ciascuno. Ognuno deve scoprire i doni che Dio ha messo nel suo cuore, per manifestarli nella vita e diffonderli con la testimonianza gioiosa di essere e vivere da figlio di Dio, in comunione con tutti, al servizio di tutti. Qui si apre per ciascuno la strada della propria vocazione, cioè del rapporto personale con Dio, alla sua sequela e al suo servizio, nella vocazione e missione a cui si sente chiamato, alla luce e alla guida dello Spirito Santo ricevuto nella Cresima. Dai doni dello Spirito Santo nascono le vocazioni al servizio nella vita consacrata e nel matrimonio cristiano.
Un aiuto molto importante per questo cammino di fede può venire dalla partecipazione attiva a qualche gruppo ecclesiale, soprattutto in questa società che deride tutto ciò che è fede, per allontanare tutti da Dio.
Grazie al dono dello Spirito, siamo chiamati a prendere nuova consapevolezza dell’appartenenza alla Chiesa, della responsabilità di partecipare alla sua vita e missione, mettendo a disposizione del prossimo i doni che Dio ha fatto a ciascuno di noi. Tutti siamo chiamati ad avere un ruolo importante nel piano di Dio. Nota Mons. B. Forte: anche il bue e l’asinello hanno un ruolo importante nel presepio.
Da questa consapevolezza e da questo impegno nascono gli apostoli e i santi.
P. Alberto Pierangioli











