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(CCC 1285-1301)
Cresimarsi, perché?
“Cresimarsi, perché?” è il titolo della Lettera pastorale per l’anno 2008-2009 dell’arcivescovo di Chieti, mons. Bruno Forte, che si rivolge ai cresimandi per aiutarli a capire che cos’è la Cresima, come prepararsi ad essa e come farne tesoro per tutta la vita. La Cresima è forse il sacramento meno compreso, vissuto da molti più come un obbligo da assolvere che come un incontro decisivo con l’amore di Dio. É ricevuto spesso per tradizione, con un senso di costrizione e di fretta di finire. Per molti è il sacramento dopo il quale ci si sente a posto e non si va più in chiesa! Così il cresimato rischia di cascare nelle mani del Nemico, come nella favola del “Ponte dell’asino”, di cui parla Mons. Forte.
È possibile fare qualcosa perché non sia così? Certo non è facile per un adolescente superare le difficoltà dell’età e della mentalità materialista che lo circonda. Però se viene aiutato sinceramente dalla famiglia e dalla Chiesa a capire la grandezza del “dono di Dio”, può avvenire quel salto di qualità che porta a superare il momento critico della vita con un vero cammino di santità e di testimonianza. Queste riflessioni sono poi importanti anche per noi adulti che abbiamo ricevuto la Cresima tanti anni fa, per capire la presenza dello Spirito Santo in noi, disseppellire dalla polvere i doni di Dio e farli fruttificare meglio.
Che cos’è la Cresima?
Si chiama “Cresima” da “crisma”, olio profumato benedetto dal vescovo, che consacra il cristiano, rafforzando la consacrazione battesimale. Da “crisma” deriva anche “Cristo”, cioè “unto”, “consacrato”.
Si chiama anche “Confermazione” perché “conferma” il cristiano nella fede e nella grazia del Battesimo.
É il sacramento in cui ci viene donato “il sigillo dello Spirito Santo”. Lo Spirito viene a prendere pieno possesso del nostro cuore realizzando in noi quello che dice san Paolo: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).
La Cresima è uno dei tre sacramenti essenziali della iniziazione cristiana, con il Battesimo e l’Eucaristia. Perfeziona e rafforza la grazia battesimale, porta uno speciale dono dello Spirito Santo, già ricevuto nel Battesimo; è il sacramento che rende più profondamente figli di Dio, incorporati e consacrati a Cristo, uniti più saldamente alla Chiesa, associati alla sua missione; abilita ad essere testimoni di Cristo con la parola e con la vita. É il sacramento che porta alla maturità della fede.
I profeti avevano annunziato, come segno di riconoscimento, che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso riempiendolo di doni [Is 11,2]. La discesa dello Spirito Santo su Gesù, il giorno in cui ricevette il Battesimo di Giovanni, fu il segno che era lui il Cristo, cioè il consacrato, il Salvatore [Mt 3,13-17]. Più volte Gesù aveva promesso il dono dello Spirito Santo, (Gv 16,7-15 ecc). Prima di salire al cielo, aveva annunziato agli Apostoli: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra» (At 1,8). Gesù mantenne la promessa quando sulla croce “emise lo Spirito” (Gv 20,22) e poi lo effuse in modo straordinario il giorno di Pentecoste (At 2,1-4).
Pieni di Spirito Santo, gli Apostoli cominciarono subito a testimoniare Cristo battezzando coloro che si convertivano alla fede e, subito dopo con l’imposizione delle mani, trasmettevano ai nuovi fedeli lo Spirito Santo che essi avevano ricevuto a Pentecoste. Leggiamo negli Atti degli Apostoli: appena “gli Apostoli seppero che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo” (At 8,14-17).
La parola “soltanto” significa che il Battesimo è un grande dono, ma non è tutto. Inizia il cammino cristiano ma non lo conclude. La Cresima lo completa con il dono dello Spirito Santo.
Chi è lo Spirito Santo? In Dio Amore c’è un eterno Amante, il Padre, da sempre sorgente di amore; c’è un Figlio, che accoglie l’amore e lo ricambia; e c’è l’Amore personale, donato dall’Uno all’Altro, lo Spirito, che è il vincolo di amore che unisce il Padre e il Figlio e colui che effonde l’Amore nella creazione. I Tre sono Uno nella comunione nell’amore Trinitario. Quando lo Spirito viene ad abitare in noi, unisce il nostro cuore al Padre, vi rende presente Gesù e ci spinge a darci agli altri nell’amore: “Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” (Galati 5, 25). Cammina secondo lo Spirito chi vive la fede, la speranza e la carità, testimoniando agli altri l’amore di Dio.
Che cosa opera lo Spirito Santo in chi lo riceve?
“Il frutto dello Spirito” – scrive San Paolo – è “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Galati 5,22). Perché possiamo vivere questi frutti, lo Spirito effonde in noi quei doni che, secondo Isaia, sono propri del Messia: “Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Isaia 11,1-2). A questi sei doni la fede cristiana ha aggiunto il dono della pietà. Si parla perciò dei sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio:
La sapienza aiuta a vedere la vita e le realtà del mondo alla luce dell’amore di Dio.
L’intelletto educa a vedere ogni situazione alla luce della parola di Dio.
Il consiglio guida a prendere ogni decisione alla luce di Dio e della vita eterna verso cui siamo in cammino.
La fortezza rende forti nella scelta del bene e nella resistenza al male.
La scienza aiuta a riconoscere e amare Dio in ogni cosa: amare tutto in Dio e amare Dio in tutto.
La pietà dona la tenerezza per Dio, a essere innamorati di Lui e a rendergli gloria in ogni cosa.
Il timore di Dio non è la paura di Dio ma il desiderio di piacere a Dio e il timore di offendere Dio.
I doni dello Spirito Santo sono dati soprattutto per la propria santificazione: guidano l’anima a praticare le virtù fino al grado eroico della santità. I santi sono coloro che hanno raggiunto le vette della santità con l’esercizio pieno dei doni dello Spirito Santo.
Ci sono poi i “carismi”, che san Paolo definisce: “una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1Cor 12,7), doni dello Spirito Santo per il bene comune, per la edificazione della Chiesa.
Perché è importante cresimarsi?
A questo punto si comprende perché sia così importante cresimarsi portando a compimento il cammino della “iniziazione cristiana” cominciato col Battesimo: abbiamo tutti bisogno di essere fortificati dal dono di Dio per divenire capaci di credere, sperare e amare al di là della nostra debolezza, imparando ad agire con lo slancio dei testimoni che vogliono comunicare a tutti l’amore del Signore. Certo il Pane eucaristico è già culmine e fonte della vita cristiana, nutrimento e forza in cui opera lo Spirito Santo: tuttavia, abbiamo tutti bisogno del dono personale dello Spirito, che ci dia la luce dall’alto per accogliere e capire la Parola di Dio, discernere la volontà del Padre che ci ama. Dio viene a “confermarci” nella fede, a illuminarci e a renderci forti e saldi con la potenza del suo Spirito. Chi può dire di non aver bisogno di questa forza? Chi può ritenersi capace di amare veramente con le sole capacità umane? Abbiamo bisogno di forza dall’alto per vincere l’egoismo e la paura di amare. Non è la stessa cosa ricevere o non ricevere la Cresima: il dono dello Spirito, la sua “conferma”, la sua “unzione” sono fondamentali. Da solo nessuno può salvarsi o santificarsi. Abbiamo bisogno di Dio e del “Santificatore”, che è lo Spirito Santo! Grazie a questo dono siamo chiamati a prendere nuova consapevolezza dell’appartenenza alla Chiesa, del tesoro di grazia che vi si trova, della responsabilità di partecipare alla vita della comunità e alla sua missione, mettendo a disposizione di tutti i doni che Dio ha fatto a ciascuno di noi.
Quando cresimarsi?
Il Battesimo e la Cresima sono intimamente uniti tra di loro come lo furono gli eventi della Pasqua e della Pentecoste. Se nel Battesimo l’uomo nasce alla vita di grazia come figlio di Dio, nella Cresima il cristiano riceve lo stesso Spirito Santo della Pentecoste con l’abbondanza e la varietà dei suoi doni per iniziare un cammino più profondo di santità personale e di testimonianza.
Nei primi secoli la Cresima veniva conferita a tutti dal vescovo la notte di Pasqua insieme al Battesimo e all’ Eucaristia. Ma l’aumento dei cristiani non permise più la presenza del vescovo a tutte le celebrazioni battesimali. In Oriente si continua ad amministrare la cresima insieme al Battesimo, da parte dei sacerdoti, però ungendo con il crisma consacrato dal vescovo. In Occidente si preferisce riservare ordinariamente al vescovo di portare a compimento l’iniziazione cristiana degli adulti con il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia amministrati insieme; per i bambini la Cresima viene rimandata all’adolescenza e viene amministrata dal vescovo o in caso di necessità, da un suo delegato, sempre col crisma consacrato dal vescovo. L’importante, sia per gli adolescenti che per gli adulti, è una buona preparazione che aiuti a capire seriamente la grandezza del dono ricevuto e porti a fare fruttificare i doni di Dio. Come le riflessioni sul Battesimo ci hanno spinto a riflettere come abbiamo conosciuto e vissuto finora questo sacramento, così mi auguro che le riflessioni sulla Cresima ci aiutino a capire questo sacramento quasi sconosciuto e a fare fruttificare i grandi doni che ci ha portato.
P. Alberto Pierangioli











