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(CCC 1602 – 1611)
Dio amore crea l’uomo per l’amore
La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell’uomo e della donna “ad immagine e somiglianza di Dio” [Cf Gen 1,26-27] e si chiude con la visione delle “nozze dell’Agnello” (Ap 19,7.9).
Da un capo all’altro la Scrittura parla del matrimonio e del suo “mistero”, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue diverse realizzazioni lungo tutta la storia della salvezza, delle sue difficoltà derivate dal peccato e del suo rinnovamento “nel Signore” (1Cor 7,39), nella Nuova Alleanza di Cristo e della Chiesa [Cf Ef 5,31-32], (CCC 1602).
Dio amore (Cf 1Gv 4,8) ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (Cf Gen 1,27), lo ha creato per amore e lo ha chiamato all’amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo. É cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore (Cf Gen 1,31). Questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela” (Gen 1,28).
Benedetto XVI, nell’Angelus per la festa della Trinità del 7 giugno 2009, ha ricordato che “la prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio genoma la traccia profonda della Trinità Amore” (cfr. CCC 1603).
L’uomo e la donna sono creati l’uno per l’altro, come afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l’uomo sia solo”. La donna, “carne della sua carne”, sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come un “aiuto”, rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24).
Se vogliamo definire “chi è l’uomo” dovremmo dire che l’uomo è per la relazione e per la relazione di amore. Che ciò significhi un’unità indefettibile delle loro due esistenze Gesù stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore. Così lo ricorda con chiarezza nel vangelo di Matteo:
“Si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19,3-6).
Gesù sottolinea in quel “da principio” ciò che costituisce lo specifico dell’uomo. Dio crea l’uomo nella sua libertà, lo ama, ma lo prende “sul serio”. E l’uomo, diversamente da tutto il creato, si rende conto che è stato creato come “dono”. Essere “dono” quindi costituisce l’intima natura dell’uomo. “L’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé” (GS n. 24). É la prova che solo l’amore ci rende felici (CCC 1604,1605).
Il matrimonio rivelazione dell’amore di Dio
La creazione della donna si presenta come una nostalgia dell’uomo per una relazione con un “aiuto che gli sia simile” (Gen 2, 20). L’uomo ha un bisogno intimo di ritrovarsi nell’altro, di donarsi all’altro e di accogliere il dono dell’altro. In questo senso “l’uomo è divenuto immagine e somiglianza di Dio non soltanto per la propria umanità, ma anche attraverso la comunione delle persone, che l’uomo e la donna formano fin dall’inizio” (Giovanni Paolo II). Questa comunione di persone, all’inizio della creazione, è qualcosa di più di una semplice relazione, di una piccola società, è l’immagine-dono della “sponsalità” di Dio. Dio vive una sponsalità trinitaria che dona all’uomo, per cui la sponsalità dell’uomo è manifestazione e attualizzazione della sponsalità di Dio. La “sponsalità” allora non solo indica il senso della vita ma di tutto il piano di Dio per la salvezza, che inizia con la creazione dell’uomo e della donna e si conclude con la visione delle nozze dell’Agnello (cfr. CCC 1602).
Benedetto XVI sottolinea come in questa relazione sponsale ci siano due aspetti importanti. Da una parte l’amore, come “eros”, è radicato nella natura stessa dell’uomo. Adamo è in ricerca e «abbandona suo padre e sua madre» per trovare la donna; solo nello stare insieme diventano «una sola carne».
Non meno importante è il secondo aspetto: in un orientamento fondato nella creazione, l’eros rimanda l’uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da “unicità”, “definitività” e “dono di sé all’altro”; solo così si realizza il suo vero scopo e il progetto di Dio.
All’immagine del Dio monoteistico corrisponde il matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano. Questo legame tra eros e matrimonio nella Bibbia non trova paralleli in altre letterature (Cfr. Deus Caritas…n.12).
I profeti non parlano dell’alleanza di Jahvè con il popolo d’Israele per farci comprendere il valore dell’alleanza umana, soprattutto quella sponsale tra l’uomo e la donna ma, viceversa, si servono dell’esperienza matrimoniale per condurci alla comprensione dell’alleanza tra Dio e l’uomo. I profeti illuminano il mistero divino a partire dall’esperienza umana del matrimonio. É il matrimonio, in quanto esperienza comune e visibile, che rivela il significato e il valore dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Dio sposo fedele e misericordioso
Osea non abbandona la moglie infedele, come avrebbe potuto, ma la salva, cercandola e rincorrendola per le strade. Il suo atteggiamento è come una rivelazione del comportamento di Dio verso di noi. Il nostro tradimento e abbandono dell’amore di Dio, non lo porta a ripudiarci.
Egli è fedele e misericordioso (cfr. Os 2,21-22), come attesta anche il profeta Isaia in un brano stupendo, piena di una tenerezza infinita:
“Non temere, perché non dovrai più arrossire; non vergognarti, perché non sarai più disonorata… Poiché tuo sposo è il tuo creatore…, tuo redentore è il Santo di Israele. Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha il Signore richiamata. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore. Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia” (Is 54, 4-10).
Afferma Giovanni Paolo II: “L’amore di Dio-Iahvé verso israele-popolo eletto è espresso come l’amore dell’uomo-sposo verso la donna eletta per essergli moglie attraverso il patto coniugale. In tal modo Isaia spiega gli avvenimenti della storia d’Israele risalendo al mistero nascosto nel cuore stesso di Dio”.
Nel Cantico dei Cantici, lo splendido poema di un innamorato che va in cerca della sua donna, è rivelata la realtà dell’amore tenace di Dio verso la sua sposa, l’umanità. Dio poteva non crearci, non era obbligato a farlo. Dal momento però che ci ha creati, possiamo dire che “non è più libero”, di non amarci, di non preoccuparsi di noi, di non cercarci se siamo lontani. Nella sua misericordia Dio non ha abbandonato l’uomo peccatore.
Le sofferenze che derivano dal peccato, “i dolori del parto” (Gen 3,16), il lavoro “con il sudore del volto” (Gen 3,19), costituiscono anche dei rimedi che attenuano i danni del peccato. Dopo la caduta, il matrimonio aiuta a vincere il ripiegamento su di sé, l’egoismo, la ricerca del proprio piacere, per aprirsi all’altro, all’aiuto vicendevole, al dono di sé.
La coscienza morale riguardante l’unità e l’indissolubilità del matrimonio si è sviluppata lentamente sotto la pedagogia della Legge antica. La poligamia dei patriarchi e dei re non è ancora esplicitamente rifiutata. Tuttavia la Legge data a Mosè mira a proteggere la donna contro l’arbitrarietà del dominio da parte dell’uomo, sebbene anch’essa porti, secondo la Parola del Signore, le tracce della “durezza del cuore” dell’uomo, a motivo della quale Mosè ha permesso il ripudio della donna (Cf Mt 19,8; 1610 Dt 24,1).
Dio rivela piano piano il suo vero progetto di amore. Vedendo l’Alleanza di Dio con Israele sotto l’immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele, [Cf Os 1-3; Is 54; Is 62; Ger 2-3; 1611 Ger 31; Ez 16; Ez 23 ] i profeti hanno preparato la coscienza del Popolo Eletto ad un’intelligenza approfondita dell’unicità e dell’indissolubilità del matrimonio (Cf Ml 2,13-17). I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi.
Vedremo, nelle prossime catechesi, come è diversa la prospettiva nel Nuovo Testamento. Nel Vecchio Testamento l’amore umano tra l’uomo e la donna, uniti nel matrimonio, rivela l’amore di Dio verso il suo popolo. Nel Nuovo Testamento sarà l’amore di Dio, rivelato in Cristo, sposo dell’umanità, che darà al matrimonio il suo senso, il vero volto dell’amore. (cfr. CCC 1612).
P. Alberto Pierangioli











